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21.01.2019 - 14:380
Aggiornamento : 23.01.2019 - 16:49

«Vorrei sviluppare dei videogiochi pedagogici legati all'ambiente e alla sostenibilità»

di Natascha Fioretti

Yeelen Kamanda insegna cultura generale al Centro professionale di Trevano e lavora per l'ONG Seed. Ha conseguito un bachelor in psicologia all'Unversità di Ginevra e poi un Master, sempre a Ginevra concluso nel 2016, in Scienze delle tecnologie dell'apprendimento e della formazione. È diventata così un ingegnere tecno-pedagogico «un nome gigantesco» dice lei e spiega «in sostanza ho potuto apprendere le competenze che oggi sono richieste nell'ambito dell'insegnamento che spaziano dalle tecnologie educative alla capacità di creare dei progetti pedagogici multimediali o concepire ambienti di apprendimento ad hoc. Si tratta di creare un ponte tra le tecnologie e l'ambiente didattico rivolto sia a ragazzi che adulti».

In particolare del suo percorso di Master Yeleen Kamanda ha apprezzato l'opportunità di poter apprendere tutti i rudimenti dell'informatica, da come è nata la programmazione ai relativi linguaggi HTML e XML «servono a prendere coscienza in maniera anche critica di come funziona il mondo dell'informatica. Allo stesso tempo abbiamo avuto modo di fare lavori interessanti legati alla progettazione di video pedagogici, in particolare a livello didattico, per poter lavorare con i ragazzi, abbiamo lavorato alla creazione di siti web concentrandoci sui bisogni degli utenti e poi ci siamo occupati anche di nuove tecnologie come la stampante 3D».

A proposito di stampante 3D, Yeleen come tesi di master ha deciso proprio di lavorare su questo strumento che per il prossimo futuro, ad esempio in cucina, promette grandi cose: come è andata? «Ho sviluppato un modulo di insegnamento nel quale, da una parte, cercavo di testare la motivazione e dunque verificare se - introducendo uno strumento di questo tipo e un programma di disegno in vettoriale - i ragazzi di quarta e quinta elementare, ai quali il progetto era rivolto, fossero più motivati.

Altro obiettivo era facilitare l'apprendimento rispetto all'aspetto astratto, mi spiego: partire dalla rotazione di un oggetto nello spazio in tre dimensioni e cercare di arrivare all'oggetto finito grazie al programma virtuale in 3D e alla stampante». A questo punto ragionando su questi tool innovativi, facciamo una digressione divertente e tiriamo in causa l'ultimo libro di Luciana Littizzetto Ogni cosa è fulminata nel quale in sostanza si dice che - se da un lato siamo lanciatissimi verso un futuro iper tecnologico - dall'altro non siamo ancora in grado di aprire una scatoletta di tonno senza litigare con il coperchio che, notoriamente, non vuole mai staccarsi.

E questo ci riporta al percorso di Yeleen che finito il suo Master a Ginevra è tornata in Ticino con la convinzione di poter subito mettere in pratica quanto appreso «pensavo di potermi immergere in un contesto in cui quello che avevo imparato potessi metterlo in pratica e che tutti fossero sul pezzo. Ma non è stato così». Poi ha incontrato Luca Botturi – fondatore della ONG Seed – e ha trovato un ambiente a lei congeniale legato alla comunicazione e all'insegnamento delle tecnologie digitali.

Un contesto nel quale mettere a fuoco potenzialità e aspetti costruttivi, sani e consapevoli dell'uso dei social network e degli smart phone, conoscenze che ora la giovane docente cerca di integrare anche nel suo corso di cultura generale. Ci tiene però a sottolineare il suo pensiero «non sono a favore della tecnologia per partito preso ma sono a favore di un equilibrio tra mondo offline e online, spesso si ha bisogno di scrivere a penna anche su un pezzo di carta, è fondamentale utilizzare gli strumenti tecnologici in maniera corretta».

Questo aspetto le sta molto a cuore e ci tiene a trasmetterlo a giovani e meno giovani «lavoro molto anche con gli anziani, facciamo dei laboratori tecnologici, lo stesso con i giovani. Quando spieghi loro come funziona internet gli si apre un mondo. È importante dare loro gli strumenti giusti per poter sviluppare uno spirito critico attraverso attività di formazione».

Dicevamo che Yeleen collabora con Seed, un'ONG che si muove nell’ambito dell’educazione, delle tecnologie digitali e dello sviluppo internazionale e mira ad offrire professionalità alle organizzazioni non-profit (tra cui scuole, servizi sociali, sanitari, ecc.), sia per attività locali che per progetti di cooperazione e sviluppo internazionale.

Ci dici alcuni progetti ai quali hai collaborato? «Ho iniziato a lavorare per Seed nel 2016 e in particolare a progetti europei. Il primo è stato Tableting Together in Marocco. Si tratta di un progetto iniziato in India per facilitare l'inserimento di bambini svantaggiati nella società dell'informazione attraverso la familiarizzazione con le ICT, caratterizzata da un apprendimento attivo e da software di edutainment (educazione ludico-creativa). Io mi sono occupata di mettere a punto il manuale di utilizzo del tablet. L'ultimo progetto si chiama MiGreat! e si preoccupa di rafforzare le competenze dei migranti attraverso strumenti specifici per formatori, così da facilitare loro l’accesso al mercato del lavoro. In questo caso abbiamo sviluppato delle piattaforme con dei moduli legati al mondo del lavoro e alle norme dei vari paesi che dessero delle linee guida per la ricerca del lavoro, la preparazione ad un colloquio, l'apertura di un'azienda, tutto ciò che è legato al networking e alle strategie digitali per i migranti che cercano di inserirsi a livello professionale nel paese dove sono arrivati».

Non è tutto, altro progetto interessante al quale Yeleen ha collaborato è Soundscore, una costola del progetto Oneframemovie di ateliers digitali, sviluppato dal Luca Botturi per il Laboratorio tecnologie e media in educazione del DFA della SUPSI. Sono degli atelier estivi, per ragazzi che vengono svolti durante il periodo del Festival del Film di Locarno. Il loro obiettivo è quello di trattare le tematiche dei media digitali, della comunicazione, dell'uso di smartphone e tablet legandoli al mondo del Cinema: «L'atelier OneFrameMovie proponeva il racconto di una storia in un fotogramma, Soundscore il rapporto tra musica, immagini ed emozioni: nello specifico ri creare la colonna sonora di spezzoni di film che hanno fatto la storia del cinema partendo da suoni creati e catturati dai ragazzi. Per diversi anni ho preso parte a questo bellissimo progetto lavorando in particolare nell'atelier Soundscore e Music Clip che offre ai ragazzi la possibilità di diventare video maker, (re)interpretando e creando un video clip, di un brano di alcuni gruppi ticinesi».

Tanta acqua bolle in pentola per questa giovane donna, classe 1987, piena di energie e interessi, suona anche in un gruppo rock, con un'ambizione nel cassetto: «vorrei approfondire la tematica legata ai videogiochi pedagogici e pensare in questo ambito ad un progetto legato all'ambiente e alla sostenibilità, un argomento che mi sta molto a cuore».

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Ultimo aggiornamento: 2019-12-14 10:58:49 | 91.208.130.85