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ated ICT Ticino
21.11.2018 - 10:270

«È bene fare chiarezza sul videogioco e sulle sue potenzialità»

La storia di Tania Maccarinelli, 3D artist che produce videogiochi e mamma

 

Tania Maccarinelli è una 3D Artist che produce videogiochi, una passione che l'accompagna sin da quando era bambina. «In generale mi è sempre piaciuto giocare, a seconda dello stato d'animo prediligevo alcuni videogiochi al posto di altri. Sono sempre stati la mia valvola di sfogo, un modo di evadere, di svagare la mente. Ne ho sempre apprezzato la grafica e il modo con il quale vengono ricreati dei mondi credibili, quasi fossero realtà parallele». Tania ha iniziato il suo percorso, quello che l'ha portata a produrre videogiochi per la Stelex Software, società nella quale lavora insieme a suo marito Stefano, diplomandosi come poligrafa.
Poi, dopo una breve parentesi lavorativa nel settore bancario, dove ha incontrato Stefano, ha frequentato l'Istituto Europeo di Design di Milano in Computer Graphic Animation, dove si è specializzata. In classe, su quindici studenti, cinque erano donne «quello della tecnologia e dei videogiochi è un ambito che sempre di più attira anche le donne. È superata l'idea per cui questo ambito sia a prerogativa maschile. Oggi per fortuna c'è una maggiore libertà di scelta e si cerca di seguire le proprie ambizioni. In questo settore si può essere molto creativi e, attraverso le proprie creazioni, si può esprimere la propria visione del mondo e il proprio pensiero, come già avviene in altri ambiti artistici più conosciuti».

Nel tempo, sviluppando dei progetti sempre più impegnativi per la Stelex Software, Tania si è resa conto delle opportunità e delle potenzialità in questo campo: «all'inizio ci siamo arrangiati con gli strumenti a disposizione. Poi, con l'avanzare e il perfezionarsi della tecnologia, abbiamo scoperto come tanti programmi, che in un primo tempo erano accessibili soltanto a grandi ditte con grandi budget, adesso siano accessibili anche a realtà più piccole come la nostra». Tania Maccarinelli all'interno della Stelex Software si occupa di tutti gli aspetti grafici e della direzione artistica di tutti i progetti in corso. A livello di grafica lavora anche per terzi, in particolare con il DTI SUPSI ed i suoi studenti di master che scelgono la sezione dedicata al game. Ma non è tutto, Tania ha 32 anni ed è mamma di una bimba di sei mesi «con Stefano abbiamo sempre avuto il desiderio di allargare la famiglia e i miei studi erano stati pensati in modo che io potessi mettermi in proprio e lavorare da casa. Attualmente non ho ancora ripreso il lavoro perché la bambina assorbe tutte le mie energie, non riesco ancora a ritagliare dei lassi di tempo costanti per seguire dei progetti. Se tutto va per il meglio penso di reintegrare il lavoro nelle mie giornate a partire da gennaio o febbraio. Il bello è che posso farlo quando voglio, senza pressioni. L'altra faccia della medaglia è che non posso avere assegni di maternità». È una delle note dolenti quando si lavora in proprio senza uno stipendio fisso: da un lato si ha la facoltà di organizzare e gestire il proprio tempo a piacimento, dall'altra alcune cose vengono meno. «Bisogna fare delle scelte, decidere cosa è più importante: avere tempo per sé o guadagnare di più? Io ho scelto il tempo, perché è ciò che di più prezioso posso donare a mia figlia» .

Non solo, nella sua esperienza di neo mamma Tania non si dice affatto contenta di come vanno le cose qui da noi. «Onestamente in questi mesi mi sono resa conto di come qui in Svizzera la maternità sia deludente rispetto ad altri paesi vicini. Se guardo anche solo alla Germania o all’Italia in quest’ambito sono avanti anni luce rispetto a noi. Ad esempio penso che un bambino di tre mesi abbia ancora troppo bisogno della sua mamma perché lei possa ricominciare a lavorare al 100%, il periodo di maternità è troppo breve. Ci sono diverse cose sulle quali a mio avviso si dovrebbe riflettere e lavorare, ad esempio sul periodo di maternità, sulla percentuale di salario percepita e sulla possibilità di estenderlo già a partire dagli ultimi mesi di gravidanza. Trovo che far lavorare la donna all'ottavo, nono mese sia controproducente, in particolare quando si svolgono lavori faticosi che richiedono di stare tante ore in piedi. Ho potuto trascorrere la mia gravidanza in tranquillità, ritagliare i miei spazi e tutto è andato bene». Ultima nota dolente che tocchiamo, ma è vitale parlarne, è il congedo paternità: «Stefano lavora a tempo pieno per la Raiffeisen e ha potuto prendere il congedo paternità di quindici giorni. È stato fortunato, altri datori di lavoro concedono soltanto un giorno. Rimane comunque un periodo troppo breve, quindici giorni non ti bastano neanche per capire cosa è successo. Si dice tanto che si vogliono sostenere le famiglie, che oggi si fanno pochi figli, ma poi come si fa se queste sono le condizioni che ti offrono la società e il mondo del lavoro?».

Tornando alle donne e ai videogiochi, Tania sottolinea come sia importante coinvolgere le competenze femminili: «I videogiochi presuppongono progetti ai quali lavorano team numerosi ed avere al loro interno un punto di vista femminile può fare la differenza, può mettere in luce degli aspetti che non erano stati considerati prima». Noi donne abbiamo molte potenzialità ed è una ricchezza che non va sprecata.

Ma è al contempo importante sensibilizzare il territorio ad un settore che o non è conosciuto o gode di cattiva fama. «Il problema qui nella Svizzera italiana è che questo lavoro non è considerato tanto seriamente quindi quando tu dici che lavori nel campo di videogiochi e sei una 3D Artist ti dicono: "va bene, ma di lavoro cosa fai?". Per questo stiamo cercando di sensibilizzare la Svizzera italiana trasmettendo un messaggio diverso e a questo pro è nata la nuova sezione inGAME sul sito di ATED, per sensibilizzare le persone e far crescere il mercato. È bene che si faccia chiarezza sul videogioco come mezzo artistico e narrativo e sulle sue potenzialità».

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