APPROFONDIMENTO
02.10.2013 - 13:000

Inquinamento? "Basta dare la colpa alle automobili: ecco la verità."

Terrorismo mediatico e automobili demonizzate. Una pubblicazione, basata sul metodo scientifico, apre gli occhi alle amministrazioni pubbliche, e non solo.

Il vapore biancastro che vedete fuoriuscire dallo scarico dell’auto presente nella foto è, in gran parte, vapore acqueo. Non lo sapevate? Allora provate a rispondere a queste domande. Le nostre città sono davvero inquinate più che in passato? È davvero l’automobile la principale colpevole di tutto ciò? Serve limitare l’accesso ai centri urbani o organizzare giornate senza traffico? Le risposte le troviamo nel libro “Arcipelago Area C”, una pubblicazione che fa finalmente chiarezza – avvalendosi del metodo scientifico, cioè traendo conclusioni basate su dati oggetti – su una lunga serie di quesiti che forse non ci si è mai posti o ai quali si ha dato risposta senza una conoscenza sufficiente. Gli autori di questo pmaphlet sono Enrico Engelmann e Andrea Trentini: biologo il primo, ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano il secondo.

“Abbiamo scritto “Arcipelago Area C” per demistificare alcune convinzioni, alimentate dai media e da molti ambienti politici, in merito all'inquinamento dell'aria cittadina. Nel corso degli ultimi anni, confrontando i dati reali con quanto veniva scritto sui giornali e in televisione, ci siamo resi conto che l'argomento veniva trattato con enorme superficialità. Grande spazio veniva lasciato a proclami allarmistici, tesi a far credere all'opinione pubblica che l'aria a Milano è estremamente inquinata, che lo diventa sempre di più e che a causa di ciò la salute dei suoi abitanti è in grave pericolo. Inoltre si è sempre implicitamente o esplicitamente affermato che il grande colpevole è l'automobile privata, e che perciò era di essenziale importanza disincentivarne, con ogni mezzo, l'utilizzo.”

Sfogliando questa pubblicazione, disponibile gratuitamente online al sito  http://arcipelagoareac.it/doku.php/start e scaricabile in formato PDF, ODT o e-book, si scopre per esempio che l'aria di Milano (città presa in esame, ma l’esempio calza anche per altre realtà urbane) non è mai stata così poco inquinata come ai nostri giorni, che gli effetti dell'inquinamento dell'aria sulla salute (facendo riferimento all'attuale situazione milanese) sono così ridotti da essere ai limiti delle misurabilità, in quanto difficilmente separabili dalle fluttuazioni casuali di fondo, e ancora più importante che  non vi è la minima evidenza sperimentale a favore del fatto che le automobili private siano la principale fonte di inquinanti a Milano – almeno di quelli che ancora con periodicità superano, seppur di poco, le soglie di legge, ovvero le polveri sottili. Concludendo poi che i dati a disposizione indicano che il grosso dell'inquinamento (quel poco che rimane, sia ben inteso) è dovuto ai riscaldamenti di immobili.

QUALCHE ESEMPIO CONCRETO – All’interno della pubblicazione troviamo per esempio alcune argomentazioni, sempre corredate da misurazioni, dati scientifici e analisi. Si evince innanzi tutto che, da sempre, l'andamento delle concentrazioni del PM10 è soggetto a forte stagionalità, con periodi di massima invernali e minime nei periodi in cui i riscaldamenti sono spenti. Di conseguenza viene dimostrato come tutte le volte che si sono applicati blocchi del traffico, anche su due giorni feriali consecutivi, non è stato possibile registrare alcuna riduzione statisticamente significativa del PM10, e che quest’ultimo evidenzia concentrazioni invernali molto alte anche in zone come la Valtellina, dove il traffico è ridotto rispetto a Milano, ma dove le esigenze di riscaldamento sono anche più acute che nella metropoli lombarda. Per esempio una delle zone con la maggior concentrazione in Italia di PM10 è quella di Massa e Carrara, senza che lì vi sia più traffico che a Milano. In quel caso le polveri fini sono dovute principalmente ai processi di lavorazione del marmo. E così, prendendo come riferimento l’AreaC - zona della città di Milano in cui per accedervi bisogna pagare un pedaggio (escluse alcune eccezioni come automobili elettriche) o addirittura è vietato addentrarsi con automobili particolarmente inquinanti – si arriva nuovamente all’ennesimo caso in cui l’automobile diventa una capro espiatorio e oggetto di attacchi le cui conseguenze gravano, come sempre, sulle tasche dell’automobilista.

IL METODO SCIENTIFICO – La caratteristica che da autorevolezza a questa pubblicazione è per l’appunto il metodo scientifico con cui è stato realizzato. “Si, ci siamo focalizzati soprattutto sul metodo di lavoro applicando il “metodo scientifico”, cioè il metodo che arriva ad una conclusione basata su dati oggettivi, su un procedimento verificabile e riproducibile e sull'applicazione del cosiddetto “rasoio di Occam”, ovvero che a parità di fattori la spiegazione più semplice è quella da preferire. Abbiamo lasciato molto spazio ad analisi che partono dai dati grezzi e abbiamo sempre indicato dove poterli consultare, così che chiunque fosse in grado di seguire l'elaborazione ed eventualmente ripeterla lui stesso per verificare la validità delle conclusioni proposte. Checché ne dicano alcuni personaggi che pensano di poter guardare dall'alto in basso chi non appartiene al loro giro, per giungere a valutazioni valide bastano i dati di partenza, un po' di dimestichezza con la matematica e un foglio di calcolo (strumenti ampiamente utilizzati anche in ambito di studio universitario).” Una lettura consigliata da cui molti, in particolare i più scettici o coloro che hanno fatto della demonizzazione dell’automobile il proprio sport preferito, potranno sicuramente trarre qualche valido spunto di riflessione.

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