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08.11.2019 - 06:000

Porsche 911 GT2 RS, in pista a Misano Adriatico

Una giornata da piloti: abbiamo provato la più potente delle 911 affrontando cordoli e staccate, gestione delle gomme ed esuberanza dei 700 cv del suo boxer 3.8 biturbo. Ecco come è andata.

Le gomme: l’elemento più importante sono le gomme, ti cambiano tutto delle percezioni che proverai una volta al volante, specie a causa dell’effetto pick-up; al punto di non saper dire se l’auto è a posto o meno…” Esordisce così, al briefing che si tiene ai box, il pilota professionista di Porsche, Richard Lietz (già vincitore di Le Mans e Daytona in categoria GT), il che non è propriamente rassicurante; ma l’uomo è schietto, diretto e anche simpatico e preferisce avvisare subito di alcune difficoltà che incontreremo. Perché se il tracciato è già di suo impegnativo, oltre che molto divertente (siamo a Misano Adriatico), il traffico in pista sarà a dir poco intenso, data la concomitanza con le prove libere del Campionato svizzero Porsche Sports Cup e GT3 Challenge. L'auto, di suo, è la più potente ed impegnativa della gamma 911: sua maestà 911 GT2 RS.

“Pulire” gli pneumatici: essenziale per correre veloce!
Ed eccoci dunque in uscita dai box per il primo dei tre turni di mezz’ora al volante. Richard Lietz ci precede in veste di “lepre”; noi della stampa, in formazione serrata – prima due vetture, poi una soltanto –, cercheremo di adeguarci al suo passo… con il miglior onore possibile. Prime curve e prime difficoltà: l’avantreno scivola in effetti come sulla gelatina, lo sterzo è insensibile, mentre il retrotreno guadagna in fretta motricità e ci lascia la brutta sensazione di poter accelerare quanto si vuole sì, ma senza poter voltare come piacerebbe. È il famoso effetto pick-up, cioè l’adesione alle gomme (a metà tra gara e strada, le più performanti omologate) di tutti i resti degli pneumatici delle altre auto, come si vede spesso in Formula 1: non soltanto si accumulano ai lati delle traiettorie ideali, ma staccandosi per effetto centrifugo dalle auto che precedono finiscono inevitabilmente sulla carrozzeria (e sulle ruote) della vettura che segue. Questo effetto genera il famoso galleggiamento delle gomme, più sensibile all’avantreno. Ma il pilota austriaco ci insegna a gestirlo: sterzate più aggressive nelle volte più strette, qualche frenata intensa e un po’ di pazienza e poi si avverte di colpo la magia di un’aderenza finalmente a punto, indispensabile per consentire alla GT2 di mostrare le sue qualità.

Tanta concentrazione e qualche rivolo di sudore: la GT2 impegna eccome!
Al passare dei giri il ritmo si alza e con esso il coinvolgimento: vuoi per tenere a bada il traffico, sempre intenso con anche venti-venticinque auto contemporaneamente in pista, vuoi perché i 700 cavalli del boxer biturbo (e i 750 Nm di coppia) su appena 1470 kg spingono maledettamente forte ed impongono di guardare sempre più lontano e di pensare sempre più in anticipo a curve e traiettorie che seguono, pena il non riuscire a trovare uno straccio di ritmo. La frenata non è mai un problema: l’impianto carboceramico con dischi anteriori da 410 mm digerisce le staccate più cattive ed in ogni caso resta l’ABS a correggere qualche sbavatura di troppo. L’accelerazione, brutale, è anch’essa in realtà sorprendentemente gestibile, perché le Michelin Pilot Sport Cup 2 si incollano letteralmente all’asfalto traducendo in spinta ogni stilla del possente sei cilindri. Anche grazie al peso sbilanciato al posteriore, la 911 GT2 permette di accelerare in uscita di curva con anticipo ed aggressività, giusto con qualche leggera “sgroppata” di sovrasterzo, proiettando letteralmente l’auto lungo i rettilinei: appena 8,3 secondi per passare da fermo ai 200 km/h, molti meno quando si è già in velocità. Restano naturalmente da gestire le curve, specie quelle intermedie, e qui sta tutto alla sensibilità e all’esperienza di chi guida saper valutare quanta velocità si può portare nella traiettoria senza trovarsi nella sabbia. Con le gomme a posto, l’inserimento è davvero reattivo e sorprendente anche a velocità impensabili, ma se si esagera sono subito in agguato il sottosterzo e l’eccessivo riscaldamento del battistrada, che deteriora l’aderenza in un attimo. Insomma: un gioco sottile, come sempre, quello di cercare di far andare veloce un’auto in pista. E con la GT2, se il compito risulta più semplice per l’eccellenza meccanica di ogni suo componente, dall’altro la velocità di cui è capace è tale da imporre una concentrazione pressoché totale, da mediare con pazienza e umiltà. Ma è anche il fascino, irresistibile, delle auto di razza pura, che la pazienza e le qualità “didattiche” del nostro trainer Porsche ci hanno aiutato ad avvicinare con rara intensità, insieme a tanti consigli ed informazioni.

Per imparare a gareggiare c’è il programma Porsche Racing Experience.
E chi, con una Porsche, si vuole cimentare davvero in gara? La Casa tedesca ha da poco esteso i suoi programmi sportivi con l’avviamento del Porsche Racing Experience, l'accademia che permette di compiere con progressione tutti i passi necessari ad entrare in pista fino ad arrivare ad affrontare qualifiche e competizioni dell’intero campionato. Svizzero o tedesco a scelta. Sono inclusi formazione, prove, istruttori personali, licenza ed auto in uso presso il team ufficiale insieme a molto altro ancora: certamente esclusivo ed impegnativo finanziariamente, ma ideale per debuttare con casco e tuta nella massima professionalità.

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Ultimo aggiornamento: 2019-11-14 21:27:59 | 91.208.130.85