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TEST DRIVE
03.07.2019 - 09:000
Aggiornamento : 06.07.2019 - 08:49

Giulia Veloce: rapida in curva, vellutata in viaggio

Con il docile ma potente due litri benzina da 280 cv e la trazione Q4 conserva grande agilità e “sveltezza” di guida, insieme ad ottime doti di comfort. E qualche neo nella dotazione.

La denominazione Veloce fa parte della storia Alfa Romeo: comparve per la prima volta sulla Giulia Spider del 1962, versione sovralimentata ma elegante, ed ha continuato a vivere contraddistinguendo le versioni con maggiori prestazioni e look più sportivo, pur equilibrate anche sul piano del comfort.

Look più mordente e interni Lusso: suggestione tutta italiana…
Non poteva sottrarsi a questa versione “importante” la Giulia, moderna berlina di gamma medio-alta dalle linee filanti ed arrotondate: forme impreziosite, sulla Veloce, dalle prese d’aria frontali maggiorate, dai proiettori bi-xeno e dal grande diffusore aerodinamico al posteriore, oltre ad altri dettagli che nel complesso non alterano eleganza e proporzioni del modello, ma che sottolineano visivamente il più alto livello prestazionale. Offerto, per l’occasione del nostro test, dal due litri turbo da 280 cv, combinato al cambio automatico ZF a otto rapporti e alla moderna trazione integrale Q4 (da 61’500 CHF). La Giulia così equipaggiata fa in effetti onore alla storica denominazione mettendo in campo una bella grinta insieme ad un’erogazione docile e progressiva, per un insieme al tempo stesso classico e moderno con il contributo fondamentale dell’allestimento Pack Lusso, all’insegna della più pregiata tradizione italiana Alfa. L’interno bicolore, completato da suggestivi rivestimenti in pelle beige e decorazioni in legno di noce, restituisce infatti un sapore dei più classici e vivi, conferendo all’auto un sapore vagamente retrò – ma anche del tutto attuale – che ne rende tra l’altro ben più caldo il tono d’accoglienza rispetto ai tanti ambienti moderni nelle tonalità del grigio/nero. Nella diversità, in effetti, si gioca buona parte del fascino di questa berlina del grande ritorno Alfa, che fa della prontezza di sterzo una delle doti più in vista.

Elegante e raffinata, con assetto fisso di serie; come si guida?
La Giulia Veloce che guidiamo dispone delle sospensioni standard non regolabili, ma l’occasione è propizia per saggiare la “danza” dell’auto tra le curve con questa configurazione di base che non impone ulteriori aggravi al listino. La berlina italiana resta davvero rapida e coinvolgente, con la sua caratteristica sterzata sensibile e molto diretta – almeno sul medio-veloce – che è quasi istantanea e permette di accompagnare il ritmo sfiorando quasi la corona del volante. Ni tratti più guidati l’effetto è attenuato e l’avantreno della Giulia richiede progressivamente più impulsi, lasciando trasparire un sottosterzo sempre lieve ma avvertibile. In questo caso, per tornare al comportamento da pura trazione posteriore – l’integrale Q4 interviene sulle ruote anteriori solo in caso di evidenti perdite di aderenza – serve un po’ più di attenzione e raffinatezza nella guida, dovendo entrare a minor andatura in curva per poterla percorrere in lieve ma costante accelerazione: è sufficiente per pennellare le traiettorie con più efficacia e soddisfazione, perché il frontale in questo modo stringe senza indugio mentre col gas si riesce ad indurre l’auto verso un velo di sovrasterzo. Giusto un velo: purtroppo il controllo di trazione Dna non include una mappatura sportiva del controllo di trazione, di suo piuttosto deciso e conservativo nell’intervento. Un po’ un limite per gli “smanettoni”, mentre per gli sportivi meno smaliziati non è una caratteristica cui far caso. Bella la frenata, intensa e sportiva.

Rapida senz’altro; ma la Veloce è anche comoda?
Sul fronte del comfort la Giulia conserva d’altro canto un assorbimento eccellente di avvallamenti e disturbi del manto stradale, offrendo una morbidezza di molleggio che contribuisce al comfort di qualità: la Veloce si fa guidare ma soddisfa anche nel viaggiare. Il motore l’abbiamo tenuto per ultimo perché spinge forte, è elastico e raffinato nel funzionamento, ma non è in definitiva il “pezzo” forte dell’auto nonostante la ragguardevole potenza; l’erogazione è infatti piuttosto elettrica e costante e oltre i 5500 giri la spinta è già finita, mancando un po’ di voce e di allungo “old style” per scaldare i cuori. La coppia è in ogni caso ottima (400 Nm) e, complice il peso favorevole, lo scatto da fermo è più che incisivo – 5,2 secondi per traguardare i 100 km/h – con riprese altrettanto efficaci. Anche grazie al cambio automatico a otto rapporti con marce intermedie ravvicinate, rapido e piuttosto diretto, cui possiamo imputare giusto un velo di ritardo in scalata quando non si affonda del tutto il gas richiamando il kick-down. Belle palette sequenziali e fisse, in metallo, corredano il piantone di sterzo, anche se interferiscono un po’ con le leve laterali classiche. Quanto ai consumi, la media più frequente nel nostro test in situazioni miste si è stabilizzata su un onesto 9 l/100 km. La dotazione di bordo è da completare per ottenere la configurazione più “hi-tech”, mentre a bordo la posizione di guida è ben pensata, non eccessivamente ampia nello spazio ma più che godibile; ai pur suggestivi e riusciti sedili in pelle mancano traforazione e ancor più ventilazione, mentre il divano posteriore include la pratica suddivisione 40-20-40 dello schienale che include così il passaggio per oggetti lunghi (vano di carico da 480 litri). Lo schermo centrale del sistema infotainment/navigazione resta comandabile solo tramite rotella centrale sul tunnel e manca di connessione alla rete, pur includendo Android Auto e Apple CarPlay.

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