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INTERVISTA
13.11.2015 - 00:410

“Per una mobilità efficiente bisogna abbandonare l’idea di possesso dell’automobile”

Bertoli accoglie con interesse la guida autonoma e le auto efficienti. Le quali, però, sarebbero interessanti da abbinare ai mezzi pubblici. Scopriamo come.

Onorevole Bertoli, che cos’è per lei l’automobile?

È essenzialmente un mezzo di trasporto come altri.

Immagino, però, questo mezzo di trasporto le possa suscitare dei ricordi...

Evidentemente come tutti i mezzi di trasporto porta con se una serie di ricordi perché è un elemento del viaggio. Ricordo per esempio qualche viaggio assieme ai miei genitori quando ero bambino o ragazzo, verso mete lontane, con automobili e condizioni d’altri tempi. Sebbene il viaggio fosse faticoso c’era sempre una gran voglia di arrivare.

E con quale mezzo di trasporto preferisce spostarsi?

Non guidando quando mi sposto per conto mio uso quasi sempre i mezzi pubblici. Lavorando in Consiglio di Stato e avendo a disposizione l’auto di servizio mi capita di usarla spesso per il lavoro in quanto si tratta, in definitiva, ancora del mezzo più veloce e più pratico.

In questi anni ha percepito l’evoluzione tecnologica dell’automobile?

Gli standard dell’automobile sono aumentati come del resto si sono evoluti tanti altri settori. Utilizzando spesso la ferrovia me ne son reso conto in particolare con il treno, che secondo me sotto il profilo del comfort si è evoluto forse anche più dell’automobile.

Sul serio?

Poi dipende chiaramente anche di quale tipo di automobile si parla: due anni fa dovendo acquistare un’automobile in famiglia ho insistito con mia moglie affinché acquistasse un’automobile ibrida.  In tal senso trovo si siano raggiunti degli ottimi livelli, delle ottime rese.

Parliamo invece di un’altra evoluzione: quella del traffico.

Sicuramente è un problema, legato però alla difficile scelta collettiva tra una certa libertà individuale e l’organizzazione della trasferta con i mezzi pubblici. Una combinazione non facile che porta poi anche ad avere parecchie persone sulle proprie automobili e quindi anche maggiore traffico.

Quando si parla di futuro dell’automobile si parla quasi sempre anche della guida autonoma. Questo la spaventa o la incuriosisce?

Sono sicuramente curioso perché mi chiedo come possano funzionare. Finché strumenti di questo tipo possono essere utili alla circolazione in generale o alla sicurezza ben venga. Anche gli ausili già presenti che per esempio frenano automaticamente l’automobile nel caso in cui si presentasse un ostacolo sono sicuramente positive. Prima di avere però delle automobili che guidino ovunque per conto proprio preferirei piuttosto avere dei sistemi che regolino automaticamente la velocità sulle autostrade: per esempio che laddove vi sia un limite a 80 km/h non sia possibile – nemmeno premendo l’acceleratore – di superarlo. Mi riesce insomma difficile immaginare un’auto che si sposti da sola, ma se questo dovesse avvenire non sarebbe male se lo si riuscisse ad abbinare con il trasporto pubblico.

In che senso?

Oggi da centro città a centro città il trasporto pubblico funziona molto bene, ma compiere il primo o l’ultimo tratto in Ticino è sempre problematico. In città come Zurigo per esempio questo non avviene, tanto che diversi abitanti addirittura non possiedono l’automobile ma solo l’abbonamento a Mobility così da usare la tipologia di auto in base alle loro esigenze e solo nel momento del bisogno. Ecco: in quest’ottica la guida autonoma potrebbe essere interessante in quanto potrebbe compiere l’ultimo spostamento.

Di recente ho partecipato ad un conferenza nella quale si ipotizzava una deprivatizzazione dell’automobile, ovvero che un giorno quasi tutte le automobili saranno condivise. Immagino quindi che lei abbracci prospettive di questo tipo…

Questa è sicuramente una bella sfida. Lo vedo per esempio all’interno del mio nucleo famigliare, in cui se condividessimo di più le nostre automobili ne potremmo sicuramente vendere una. È chiaro però che l’automobile porta con se una dimensione di possesso: la mia automobile, il mio spazio. Questo gioca sicuramente un ruolo importante alimentato peraltro anche dalle campagne pubblicitarie dalle case automobilistiche, altrimenti non si spiegherebbe perché si vendano automobili in grado di superare i 230 chilometri orari quando il limite massimo è di 120.

Le case automobilistiche stanno però riflettendo su una diversificazione: da produttori di automobili a fornitori di mobilità, di servizi. In quest’ottica di deprivatizzazione come e in quale misura deve intervenire lo Stato?

Lo Stato e l’economia privata non sono mondi che devono contrastarsi, ma collaborare affinché si creino delle soluzioni che siano adatte ai nostri tempi. In futuro si dovrà fare un ragionamento basato sull’efficienza: dal momento in cui abbiamo bisogno di spostarci, questo spostamento deve essere di qualità, effettuabile in tempi accettabili e con soluzioni innovative. Conviene allo Stato perché spende in maniera intelligente i suoi soldi, conviene all’economica privata perché può innovare i suoi prodotti e conviene soprattutto ai cittadini perché potranno usufruire maggiormente del tempo libero perché il tempo usato nello spostamento lo si potrebbe usare per fare altro, per esempio iniziare a lavorare. Già oggi potrebbero farlo ma non sempre si pensa in quest’ottica perché come detto prima c’è ancora la dimensione del possesso della propria auto privata che è un ostacolo. Oggi sarebbe sbagliato – e no vi sarebbe nemmeno lo spazio – per portare avanti un’idea che vuole strade sempre più ampie in cui far circolare sempre più automobili per soddisfare l’esigenza di andare dove si vuole nel minor tempo possibile. Di fatto già oggi su determinati tratti si è sempre incolonnati…

Di tutto il tempo trascorso in automobile, quale ritiene il meno rispettivamente il più piacevole?

Non avendo mai guidato non so cosa sia il piacere della guida. Posso immaginare che sia quello di condurre lungo una strada impegnativa magari contornato da un bel paesaggio, tuttavia non potendone usufruire non posso dare una valutazione in tal senso. Quando sono in auto lavoro, proprio come sul treno. Per me non c’è un aspetto che ritengo più piacevole di altri. Lo potrei paragonare un po’ ad un viaggio in aereo, in cui si fanno delle attività (ascoltare musica, leggere, lavorare) per far passare il tempo, perché prima finisce meglio é.

 

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