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SVIZZERA
20.02.2014 - 14:000
Aggiornamento : 14.11.2014 - 02:14

Aquile reali intossicate dal piombo delle munizioni dei cacciatori

Il rapace si nutre delle carcasse degli animali uccisi, e ingerisce anche il minerale nocivo

SEMPACH - I resti delle munizioni nelle viscere o nella carne degli animali uccisi dai cacciatori provocano intossicazioni al piombo negli uccelli che si nutrono di carcasse, come l'aquila reale. Lo dimostrano i risultati di analisi realizzate dall'Istituto di medicina legale, farmacologia e tossicologia veterinaria dell'Università di Zurigo, su richiesta della Stazione ornitologica svizzera e dell'Ufficio per la caccia e la pesca dei Grigioni.

 

La ricerca, voluta dopo che negli ultimi dieci anni ad alcune aquile trovate morte o malate è stato diagnosticato saturnismo, una patologia dovuta all'esposizione al piombo, è stata condotta su 41 aquile e 20 altri rapaci a titolo comparativo.

 

Da queste analisi è emerso un tasso di concentrazione molto alto, più elevato rispetto a quello dei test svolti all'estero, di piombo nelle ossa di quasi tutte e nel sangue di alcune delle aquile prese in esame, scrivono i mandatari dello studio in un comunicato odierno.

 

Le analisi hanno pure dimostrato che nei gufi reali, che non si nutrono di carogne come le aquile, il tasso di piombo rilevato nelle ossa è dieci volte meno elevato. Il risultato è simile a quello delle marmotte o degli stambecchi.

 

I ricercatori sono giunti alla conclusione che l'intossicazione delle aquile è dovuta presumibilmente all'assunzione di munizioni da caccia. Questa tesi è corroborata da alcuni studi sul condor della California e sull'aquila di mare dalla coda bianca.

 

Il Canton Grigioni e il Servizio di caccia Svizzera si dicono disposti ad adottare delle misure per evitare futuri avvelenamenti. In attesa di una produzione di munizioni senza piombo, i cacciatori saranno tenuti a seppellire gli animali colpiti da questo metallo in modo tale che essi non siano più alla portata di aquile o gipeti, si legge nel comunicato.

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