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22.11.2012 - 07:090
Aggiornamento : 18.11.2014 - 05:17

Lancia Flavia: Senza passione né ragione

Una scoperta potrebbe essere proprio l’auto giusta per rilanciare lo storico marchio di Chivasso, ma invece non si è fatto altro che sprecare un’altra opportunità.

L’ITALIANA D’AMERICA - Ci sarebbero molti modi per denigrare un'automobile come la Lancia Flavia. Si, perché sia dietro al marchio Lancia che al modello Flavia si cela una lunga ed avvincente storia che, purtroppo, non è riuscita ad arrivare ai giorni nostri. Questo perché la Flavia di cui vi parliamo oggi è italiana quanto lo è il McDonald's o la Coca-Cola. Bisogna infatti sapere che togliendo quei tre emblemi raffiguranti  l'azienda fondata nel 1906 da Vincenzo Lancia si nasconde una Chrysler 200, la quale ha attraversato l'oceano arrivando nel vecchio continente con ben pochi adattamenti. Ma oggi cercheremo di lasciare le emozioni fuori dalla stanza (o meglio dall'aereo) in cui sto redigendo questo articolo, analizzandola con l'oggettività ma soprattutto l'obiettività di cui siamo sempre ancora capaci.

ELEGANZA ITALIANA - Solitamente si comincia sempre dall'esterno, e così debuttiamo anche noi con una serie di complimenti, poiché della linea si può dire tutto quello che si vuole fuorché qualcosa di negativo. É elegante, ha classe e fascino tanto da sembrare l'unica cosa italiana che abbia, anche se in realtà è stata creata nella tutt'altro che mediterranea Detroit. A maggior ragione, e questo non sempre riesce, la Flavia è gradevole sia aperta che chiusa nonostante non faccia nulla per nascondere la mole imponente che in lunghezza tocca i 4,9 metri.

PER APRIRE LA CAPOTE OCCORRE PAZIENZA - Una volta aperta la grande portiera si fanno ben presto evidenti le sue origini americane, da un lato per il disegno molto semplice della plancia che nel tipico stile americano punta alla facilità d'utilizzo e dall'altro per i materiali utilizzati che, pure qui, badano più alla robustezza che al lusso tipico del marchio. L'abitacolo da una grande sensazione di spazio anche se per i passeggeri posteriori viaggiano un po' sacrificati; e a proposito di spazio bisogna dire che il bagagliaio ne offre quasi in sovrabbondanza (377 litri) quando la capote è chiusa mentre diminuisce drasticamente (198 litri) quando questa è aperta. Capote in tela che oltre a togliere un'enormità di spazio ha solo il difetto di impiegare una mezza eternità - 30 secondi circa - per aprirsi, ma che d'altro canto si rivela di eccellente fattura e anche viaggiando alle alte velocità mette in risalto un notevole lavoro di isolazione acustica, a tal punto da farla quasi sembrare una coupé.

IL MOTORE? UN DISASTRO! - Passiamo alle impressioni su strada, dove la prima cosa che salta all'occhio è la posizione di guida, la quale ha l'impostazione tipica di quelle automobili nate per viaggiare rilassate, sottolineato peraltro dal fatto che i sedili hanno un sostegno laterale pressoché insistente. Verrebbe quindi da dire che le curve non sono il territorio in cui la Flavia si sente a suo agio, sebbene al reparto assetto non sia stato svolto un lavoro così malvagio (al contrario dello sterzo che sembra trapiantato da una Jeep Grand Cherokee, in particolare per il pericoloso indurimento artificiale nelle manovre d'emergenza). La verità è che la Flavia non si trova a suo agio nemmeno sul dritto. Il motivo è da ricondurre al motore, un 4 cilindri aspirato di 2,4 litri erogante 170 cavalli, che abbinato unicamente ad un cambio automatico a sei rapporti fa fatica a trainare i quasi 1’800 kg della scoperta. Anche in pianura è difficile riprendere velocità dignitosamente con un filo di gas, visto che il citato automatico deve spesso "disturbare" il motore oltre i 4'000 giri/min tanto da farlo sembrare un CVT. Alle prestazioni scarse si uniscono poi i consumi elevati che soltanto facendo tanta autostrada scendono sotto i 10 litri ogni 100 chilometri.

NON PARLA L’EUROPEO - Partiamo dal presupposto che non c'è davvero nulla di male in un'automobile nata per essere guidata ad andatura da passeggio sul lungolago, ma il problema della Flavia è ben più grande e risiede nella testardaggine di chi crede che una vettura pensata e concepita per gli States possa essere messa in vendita sul mercato europeo senza alcun tipo di adattamento pretendendo poi che tutti lo accettino e che abbia pure successo. Potete confrontarla con qualsiasi altra decappottabile europea nata esclusivamente per il lungolago e vi renderete conto che la Flavia non può né vuole essere tradotta in europeo: sarebbe come tradurre la canzone “Country Roads” in dialetto ticinese; forse divertente ma decisamente fuori luogo. Dicono che il prezzo è conveniente? Mica tanto: alcune concorrenti europee offrono una dotazione migliore ad un prezzo e consumo di carburante inferiore, aggiungendo un piacere di guida e propulsori che meglio si adattano al nostro continente. La Lancia Flavia non è nient'altro che un'automobile che ha una sua logica per coloro che l'hanno portata qua in Europa tenendo in considerazione solo i libri contabili ed il contenimento dei costi. E passi anche il buttare nel cestino oltre cento anni di storia di un marchio ma, se proprio si deve vendere in Europa qualcosa di americano, sarebbe opportuno adattarlo con un po' di cognizione di causa. La nuova Thema, da questo punto di vista, è molto meglio. E questo è tutto un dire...

 

SCHEDA TECNICA

Modello Lancia Flavia
Versione -
Motore 4 cilindri in linea, benzina, aspirato
Cilindrata 2'360 cc
Potenza 170 cv @ 6'000 giri/min.
Coppia 220 Nm @ 4'400 giri/min.
Trasmissione Cambio automatico a 6 rapporti, trazione anteriore
Massa a vuoto 1'781 kg
Accelerazione 0-100 km/h 10,3 secondi (dichiarato)
Velocità massima 206 km/h (dichiarato)
Consumo medio 9,4 L/100 km
Prezzo 42'900 CHF
Prezzo esemplare provato 43'850 CHF

 

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