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PROVA IN PISTA
22.04.2011 - 07:380
Aggiornamento : 24.11.2014 - 04:47

In pista con la 500 da Rally

In esclusiva abbiamo provato in pista la piccola Abarth 500 R3T che anche quest’anno correrà nel proprio trofeo Rally.

SULLE ORME DI CARLO ABARTH - Da utilitaria glamour ad una feroce vettura da Rally. La mutazione che ha interessato la reinterpretazione dello storico “cinquino” è stata di quelle radicali, che quasi non lasciano nessuna traccia della vettura iniziale, non fosse per la carrozzeria. Del resto già le 500 elaborate da Carlo Abarth in persona si trasformavano da auto del popolo in competitive vetture temute anche nelle gare in salita. Ed il contesto in cui prendiamo il primo contatto non poteva che essere più adatto.

IL DNA DELLE CORSE - Di primo mattino arriviamo al motodromo di Castelletto di Branduzzo, letteralmente avvolto da una fitta nebbia in questa fredda e umida mattina di fine febbraio. Poco più avanti, nel piazzale adiacente alla pista, s’intravvede appena l’oggetto della nostra prova odierna, già ben allestito sotto il tendone e di fianco al furgone dell’assistenza dellaDierre Corse. A vederla non sembrerebbe nemmeno tanto diversa da una 500 Abarth stradale, non fosse per i cerchi in lega multirazze firmati OZ e per la presa d’aria posta sul tetto. Avvicinandosi s’iniziano invece a notare i ganci di chiusura sul cofano, i sedili da corsa ed il roll-bar, elementi che certificano che non ci troviamo di fronte ad una Abarth 500 qualsiasi. Apriamo la portiera, non senza notare la riduzione del peso rispetto al modello in serie, per poi trovarci di fronte ad un abitacolo che di originale conserva solo la regolazione dell’impianto di aerazione, i comandi delle varie luci e i pulsanti degli alzacristalli. Il volante con airbag è stato sostituito da uno a “calice”, la leva del cambio manuale da una apposita per quello a sequenziale e il classico freno a mano a cordina da uno idraulico con leva verticale.

LA PRIMA PRESA DI CONTATTO - Viste le condizioni meteorologiche avverse, decidiamo di dedicare la mattinata alle fotografie e alle riprese a bassa velocità; una scelta azzeccata vista la resa scenografica del tutto. Nel primo pomeriggio, una volta spuntato un bel sole e asciugata la pista decidiamo di salire a bordo e di metterci in moto per saggiare le qualità prestazionali della 500 in abito da corsa. M’infilo con movimenti simili a quelli di un contorsionista all’interno dei sedili da corsa molto contenitivi e allaccio le cinture a quattro punti, ricordandomi di chiudere prima la porta onde non dover chiedere l’aiuto a qualcuno, essendo poi “intrappolato” nei sedili. Attiviamo i tasti che servono per l’accensione, premiamo il pulsante “start” e i 4 cilindri si mettono in moto con un sound godurioso già al regime minimo.

QUESTIONE D’ABITUDINE - Una volta messe le ruote tra i cordoli capisco subito che il comando che richiede la maggior abitudine è la leva del cambio ad innesti frontali, sia per la sua posizione, quasi troppo vicina al volante, sia per l’utilizzo inverso (o corretto, a dipendenza dei punti di vista) rispetto alle auto in commercio: qui bisogna tirare a sé la leva per aumentare il rapporto e spingerla per scalare. Questo perché accelerando la forza esercitata sul pilota lo spinge verso la parte posteriore, quindi risulta più naturale “tirare verso di se” la leva, mentre in staccata il corpo si sposta in avanti e anche la leva verrà quindi spinta in quella direzione. Qualche giro di pista ad andatura allegra per prendere confidenza con la vettura e con i suoi comandi, aumentando via via il passo, poi decido di premere a fondo l’acceleratore per vedere di cosa è capace questa Abarth

SCTATENATA TRA I CORDOLI - La prima cosa che ci lascia di stucco è l’erogazione lineare del motore, che nelle vetture da competizione, specie se turbocompresse, danno un corposo “calcio nella schiena” una volta raggiunto il picco di coppia. Qui, niente; i 180 cavalli e i 300 Newtonmetri vengono erogati nella più totale normalità, proprio come una moderna auto da utilizzare tutti i giorni. A rendere interessanti questi valori sono però i rapporti estremamente corti, tutti e sei snocciolati con grande rapidità dal cambio di cui sopra, proiettando in avanti la 500 con vigorosa spinta. Poi c’è il sound, profondo e rauco, ad accompagnarvi per ogni chilometro ed aggraziare le orecchie di chi ascolta e osserva a bordo pista. Per questi ultimi presenti durante la nostra prova si è rivelato interessante constatare come nella curve più strette si alzasse la ruote posteriore interna. Un fenomeno che non deve però preoccupare, visto l’elevato grip della Abarth, aggrappata al suolo con quattro (o tre) pneumatici con stampo da rally e che in curva mostra un comportamento particolarmente interessante, con il posteriore sempre disposto ad allargare la traiettoria senza avarizia negli inserimenti più estremi. Inserimenti che con i 1'080 kg di peso a vuoto avvengono con assoluta rapidità mettendo in risalto l’agilità globale della vettura. Oltre ad essere agile la 500 Abarth R3T (la sigla indica la categoria di competizione) è anche molto efficace, come osserviamo in uscita di curva. Una volta toccato il punto di corda affiora un leggero e naturale sottosterzo, visto il collocamento del motore e della trazione, che può essere contrastato premendo con decisione e un po’ di sensibilità sull’acceleratore. Un’azione innaturale che generalmente non fareste mai con una normale vettura stradale ma che con questa Abarth si rivela assai redditizia vista la presenza di un differenziale autobloccante che “tira” immediatamente la vettura verso l’interno e, la prossima volta che percorrete la stessa curva con la giusta tecnica, vi accorgerete di essere molto più veloci .La 500 è una moderna auto da corsa che va guidata con una forza, una concentrazione ed un impegno anche fisico ormai sconosciuti a chi ha guidato solo moderne auto stradali. Per girare il volante bisogna applicare una notevole forza nelle braccia, stesso discorso vale per le cambiate mentre nelle staccate sarà la vostra gamba a doversi giustamente affaticare, visto che la massima efficienza frenante va cercata nel fondo della corsa del pedale, laddove è più duro ma stando attendi non varcare quella soglia: qui non c’è nessun ABS o altro sistema elettronico a tenervi in strada, qualora commettiate un errore.

EMOZIONI ALLA GUIDA? A VOLTE TORNANO! - Giro dopo giro, il sorriso sulle labbra diventa proporzionale alla fiducia che riesco a instaurare con la vettura e alla capacità di gestirla man mano che ci si avvicina al suo limite. Un’auto appagante ed impegnativa che vi premia per ogni vostra buona azione o reazione. Sensazioni di guida, queste, che ci piacerebbe trovare anche oggi almeno su alcune delle auto sportiveggianti che potremmo guidare tutti i giorni senza dover spendere cifre astronomiche per una supercar car da “track-day”. Sensazioni di guida che generano emozioni rarefatte, che di tanto in tanto riaffiorano ben vive e presenti riaccendendo un focolaio di passione verso quel fantastico mezzo di trasporto che è l’automobile. Forse l’unico mezzo di trasporto capace, all’occorrenza, di farci vivere delle emozioni in prima persona.
 

Benjiamin Albertalli
 


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