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17.05.2019 - 09:000

Ford Ranger Raptor, voglia di F-150

Lo speciale pick-up si ispira al più muscolare dei “truck” Ford d’Oltreoceano: è rinforzato, allargato e inarrestabile in fuoristrada, ma sorprende anche su asfalto. Il motore è un 2.3 td da 213 cv.

Se è vero che il pick-up, qui in Europa, resta un veicolo più esotico che pratico, è innegabile che l’accoppiata doppia cabina/cassone abbiano il potere di far sognare libertà sconfinata e voglia di evasione. Le stesse che del resto suscita, negli Stati Uniti, il poderoso “king” del mercato truck: il Ford F-150. Che la divisione Performance di Ford ha pensato bene di “imitare” quanto più possibile, adattando il suo diffuso Ranger alla missione. Ne è nato il Raptor, allestimento top di gamma ricco di modifiche ed interventi anche importanti sul piano tecnico, per configurarne capacità off-road uniche nel panorama insieme ad un look che non ha eguali; se vi attira il genere, è impossibile restare insensibili di fronte a tanto veicolo. “Prezzato” al top di gamma, senza però eccessi data la dotazione tutto compreso: 57'900 CHF.

L’ispirazione al possente F-150 è in ogni dettaglio: sound stereo incluso…
5,40 metri di lunghezza, ben 2,03 metri di larghezza senza contare gli specchi esterni, altezza minima da terra portata a oltre 28 cm con sospensioni rialzate ma pure notevolmente allargate nelle carreggiate; bastano solo queste poche misure, tra le tante che descrivono le capacità del Raptor, per dipingerne potenziale e “presenza”. Affidata, fra l’altro, a due sole colorazioni: blu Ford, oppure il grigio cenere già corredato di set completo di grafiche adesive, insieme a molto altro del corredo. Sotto il cofano, unica è la motorizzazione: il nuovo e silenzioso quattro cilindri turbodiesel di 2.3 litri, biturbo, da 213 cv, accoppiato alla trasmissione automatica da 10 rapporti. Con trazione classica per i pick-up, 4x4 inseribile con ridotte e blocco meccanico al 100% del differenziale posteriore. Il “sound”, esternamente, è talmente sommesso da non fare giustizia di tanta aggressività nel look; anche per questo, in movimento l’impianto hi-fi di bordo provvede a correggere sempre la tonalità avvertibile nell’abitacolo con una sonorità che ricorda il rauco rombare del V8 benzina del più grande “cugino” americano F-150. Con un risultato un po’ di artificiale, ma che d’altro canto appare qui molto più in tono che su altre auto sportive. In ogni caso, ad andatura costante prevale l’insonorizzazione (di serie il sistema di cancellazione attiva della rumorosità), di buona qualità dato il genere di veicolo.

È pensato per il fuoristrada, ma come se la cava su asfalto?
Le doti stradali, più ancora di quelle off-road come vedremo, sono in realtà piuttosto sorprendenti. Il Raptor, in effetti, nonostante il molleggio morbido e davvero ampio delle sospensioni riesce a conservare un’andatura stabile e molto equilibrata sullo stesso asfalto, dove si apprezzano il ridotto coricamento in curva e l’assorbimento omogeneo e molto efficace di ogni genere di asperità, senza alcun saltellamento al retrotreno – nel test viaggiamo a cassone completamente scarico, se si esclude la copertura avvolgibile standard – e, allo stesso modo, senza alcun affondamento eccessivo dell’avantreno. Restano giusto avvertibili delle leggere, soffuse vibrazioni addolcite, provenienti dalle sospensioni quando si affrontano sequenze di asperità. Se non fosse per dimensioni ed altezza da terra, il pick-up Ford mostra dunque notevoli qualità anche stradali, che ne avvicinano la guida al comportamento stradale delle auto convenzionali; certo lo sterzo resta lento, demoltiplicato e poco sensibile, mentre il feeling in curva è modesto anche per la presenza degli pneumatici BF Goodrich 285/70 R 17. Ma il mezzo si lascia guidare con gusto. Per ottenere uno scatto deciso, con lo “zero-cento” affrontato in 10,5 secondi (il Raptor pesa 2435 kg), serve sfruttare a fondo il turbodiesel, che spinge senza incertezze sin dai regimi minimi ed è dotato di una coppia generosa (ben 500 Nm da 1750 giri); risponde più che adeguatamente il cambio automatico, capace anche di scalare o salire da sé di più di un rapporto, secondo la necessità: la modalità manuale sequenziale, pur affidata a belle palette metalliche al volante, è pressoché ridondante.

Off-road “no limits”, ma con qualche rinuncia a carico e traino.
Distese di sabbia, dune, guadi da 85 cm, rocce e quant’altro: il Raptor fa senza dubbio dei terreni difficili il suo elemento principe, dove esprime il meglio le proprie capacità fuoristradistiche ampiamente sopra la media della categoria – tenendo pure conto di telaio e sospensioni specificamente rinforzati –, facendosi in questo modo perdonare una portata ed una capacità di traino leggermente inferiori (rispettivamente pari a 650 kg e 2500 kg); ma se si ama il 4x4 vero, possibilmente in spazi aperti, questo è “il” pick-up da scegliere. Sei i programmi di marcia previsti dall’elettronica di bordo, con due modalità stradali (normale e Sport, con sterzo più carico), tre per terreni specifici più la modalità Baja che è una sorta di regolazione sportiva di sterzo ed erogazione con controllo di trazione adattato agli sterrati veloci. Per arrivare agli agognati terreni off-road, a bordo si viaggia più che confortevolmente. La cabina è spaziosa, accogliente e rifinita con buona cura, la posizione di guida personalizzabile a sufficienza con comandi elettrici dei sedili anteriori in pelle (il piantone di sterzo però non si registra in profondità) e, a centro plancia, lo schermo da 8” del sistema Sync 3 comprensivo di interfacce smartphone complete; dietro la libertà di movimento per le gambe è più che accettabile, al pari dell’inclinazione dello schienale non troppo accentuata.

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