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APPROFONDIMENTO
11.07.2018 - 06:000

Porsche e Svizzera, a braccetto con la Storia

Gli albori della prestigiosa marca tedesca, al traguardo dei 70 anni, trovano salde radici nella nazione elvetica: dagli eventi del 1948 fino ai giorni nostri, al volante delle sportive storiche

Cosa lega dunque la nascita di Porsche al nostro Paese?
A volte i destini si intrecciano un modo casuale. Siamo alla metà del 1948 e proprio in occasione del Gran Premio di Svizzera, a Berna, viene presentata ufficialmente la prima Porsche definitiva, la 356/1 realizzata da Ferry Porsche partendo dal prototipo dell’anno precedente su base Volkswagen; ma per venderla occorrono investimenti ingenti che per il momento mancano ancora alla neonata azienda basata a Gmünd (Austria). A fornire la “sterzata” decisiva ci pensa tuttavia lo svizzero Rupprecht von Senger, appassionato d’auto e già concessionario l’auto, nonché acquirente in anteprima dell’unico esemplare costruito: nello stesso settembre si assicura i diritti di prelazione per l’importazione in Svizzera dei primi cinque esemplari, fornendo inoltre un anticipo per l’opzione su ulteriori 50 unità, mentre in seguito sosterrà la produzione stessa della vettura organizzando l’approvvigionamento iniziale tramite il Paese elvetico di parti, pneumatici e lamiere. Intanto un altro svizzero, l’albergatore e commerciante di automobili Bernhard Blank – presentato a Ferry Porsche dallo stesso von Senger – si lanciava nella distribuzione della neonata marca sportiva: la prima 356/2 destinata alla produzione in serie presenziava per la prima volta ad un salone dell’auto, a Ginevra nel marzo ’49. La prima 356 commercializzata fu una Cabriolet venduta sempre in Svizzera alla signora zurighese Jolanda Tschudi (prima cliente Porsche nel mondo), nella primavera dello stesso anno; la 356/1 prodotta in unico esemplare – targa K-45 286 – è conservata presso il museo Porsche a Stoccarda. Piccola curiosità: nel 1949, la 356 Coupé costava 14'500 Franchi, mentre la Cabriolet arrivava a 16'500 CHF.

Al volante della leggenda. Che effetto fa oggi?
Dai 40 cv della prima 356 ai 700 dell’attuale 911 GT2 RS: l’evoluzione di Porsche nei suoi – primi – settant’anni di vita è epocale e passa anche dai tanti altri modelli che nel frattempo hanno contribuito alla sua leggenda; ma è vero che la 356 e la sua erede 911 (apparsa nel 1963 ed arrivata a 1 milione di esemplari l’anno scorso), accomunate dal motore posteriore boxer a sbalzo, restano le più famose e suggestive. Alla guida di questi modelli, con esemplari dal 1955 al 2018 messi a disposizione da Museo Porsche di Stoccarda e Porsche Svizzera, abbiamo potuto celebrare nel migliore dei modi il felice anniversario dei 70 anni di Porsche in Svizzera con un test su strada attraverso gli splendidi passi del San Bernardino e del San Gottardo.
Iniziamo proprio da un’affascinante “vecchietta”, che però si vorrebbe sempre con sé: l’esperienza dietro il sottile volante della 356 ci investe con un’ondata di nostalgia e di magia. Il volante in bachelite a razze sottilissime, le tonalità e lo stile puramente anni ’50 sono fonte di benessere continuo, insieme a tanti altri dettagli: il parabrezza schiacciato e minimalista – l’esemplare è la prima Speedster del 1955, col boxer quattro cilindri 1.5 da 55 cv –, sottili sedili rigidi a guscio in omaggio alla massima leggerezza (appena 760 kg), la lunga leva del cambio da manovrare con gentilezza; si guida in punta di dita ma sorprende l’assetto rigido e piuttosto piatto che trasmette sensazioni e “voglia di curve”; lo sterzo è lento ma il passo minimo (appena 2,1 metri) rende l’auto molto svelta.

Inizia l’era “Nove-Undici”, un salto epocale.
Se la 356 incanta, abbandonarla per una 911 emoziona per la portata dell’evoluzione. Del resto, in questo caso passiamo direttamente dal dopoguerra agli anni ’70, a bordo di una gialla 911 Carrera RS 2.7 Touring: all’epoca l’auto sportiva di produzione più veloce in Germania. Versione base per le corse, vantava inediti profili aerodinamici anteriori e posteriori e, nonostante l’allestimento più completo rispetto a quello base Sport, pesava appena 1075 kg. Il suo boxer sei cilindri da 210 cv regala il ruggito caratteristico ben conosciuto, che contribuisce a mordere l’asfalto con ben poco filtro tra conducente e panorama, insieme a tanta agilità. Lo 0-100 km/h è “moderno”: 6,3 secondi.
Argento classico per la 911 Carrera 4 coupé (1988) della generazione 964, con la quale si entra invece nell’era della trazione integrale sportiva su questa sportiva affilata; il motore è salito a 3.6 litri, la potenza a 250 cavalli e la guida mostra concretamente un ulteriore affinamento verso sensibilità, omogeneità e progressione nelle reazioni dinamiche. L’emozionante corsa nel tempo si completa infine a bordo della “regina” delle 911 raffreddate ad aria, l’indimenticata serie 993 che specie grazie alle inedite sospensioni posteriori multibraccio offre ancora oggi sensibilità e qualità di guida sportiva di grandissimo livello: per dimensioni dentro è ancora piccola e quasi angusta, ma morde l’asfalto e tiene la traiettoria in curva quasi senza mostrare i vent’anni sulle spalle. Con il 3.6 aspirato da 272 cv dal tono e dalla spinta inebrianti.

Significativo nel legame tra Porsche e Svizzera è anche il Salone di Ginevra.
L’importanza dell’esposizione internazionale sulle sponde del lago Lemano contribuisce da sempre ad attrarre “prime” importanti, ma Porsche ha mostrato da sempre un particolare feeling con questo appuntamento, a suon di novità di grande respiro. Tra i debutti più significativi vanno annoverati il prototipo Tipo 901 nel 1964 (in seguito divenuta 911), la storica 917 nel 1969 (dominatrice sui circuiti e prima a Le Mans nel ’71), la 928 nel 1977 e la prima volta della 911 integrale, nel 1986, con la Carrera 4. Più di recente, sono apparsi per la prima volta a Ginevra la Carrera GT col V10 da 612 cv (edizione 2003), la 919 Hybrid del 2014 per il ritorno (vincente) nella categoria di vertice del Campionato del Mondo WEC e la stessa edizione di quest’anno ha anticipato il futuro della marca con la Missione E Cross Turismo e suggestionato i più sportivi con la radicale 911 GT3 RS, mossa dal boxer 4.0 aspirato portato a 520 cv e capace di “vedere” i 9000 giri. La stessa vettura che ci ha permesso di concludere in grande stile, tornando alla piena attualità, il tour alpino dei 70 Anni: su strada aperta si riesce ad apprezzare giusto un’anteprima del suo enorme potenziale, ma l’urlo possente ed acuto del suo boxer inesauribile non si lascia dimenticare. 356-911, sportive col “cuore” posteriore a sbalzo dall’eredità leggendaria, ma più viva che mai.

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Ultimo aggiornamento: 2020-01-27 09:31:13 | 91.208.130.86