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28.04.2017 - 19:070

Facebook attacca: «I governi ci usano per fake news e propaganda»

Il "re" dei social network per la prima volta ammette quanto siano concreti i rischi paventati negli ultimi mesi

ROMA - Propaganda e manipolazione dell'informazione attraverso i social network, orchestrate anche da governi attraverso le "fake news" e un esercito di account creati ad arte per influenzare l'opinione pubblica, fungendo da "falsi amplificatori" sul web. Sembra di guardare una puntata dell'ultima stagione della serie tv Homeland, ma lo scenario descritto non arriva né dalla mente di brillanti sceneggiatori né dalla denuncia di attivisti o soggetti politici, bensì da un rapporto ufficiale appena pubblicato da Facebook.

Il "re" dei social network, sul banco degli imputati per le "fake news", per la prima volta ammette quanto siano concreti i rischi paventati negli ultimi mesi che il web e i social facciano da cassa di risonanza a bufale o a dibattiti "guidati" dall'esterno, con scopi politici ben precisi. All'indomani delle polemiche sulla circolazione delle false notizie su Facebook durante l'ultima campagna elettorale statunitense, Mark Zuckerberg, numero uno della compagnia, definì l'idea "folle". Il rapporto odierno invece inquadra un complesso fenomeno di "operazioni dell'informazione" e fa delle elezioni che hanno portato alla Casa Bianca Donald Trump un caso di studio.

Nel documento, 13 fitte pagine redatte dal responsabile sicurezza di Facebook Alex Stamos e da due esperti del Threat Intelligence Team della compagnia, si legge che durante le ultime elezioni Usa la compagnia ha "risposto" a "diversi" casi di manipolazione. In particolare si è verificata la condivisione, anche tramite account falsi, di informazioni rubate da altre fonti, come la posta elettronica, con lo scopo di compromettere la reputazione di personaggi specifici.

Facebook non cita episodi concreti, ma la memoria va al caso politico "emailgate" che ha riguardato la candidata democratica Hillary Clinton. La compagnia di Menlo Park ci tiene a ridimensionare queste attività: il loro volume, sottolinea, è stato "marginale" se comparato a tutti i contenuti di impronta civica condivisi durante le elezioni.

E per ora accantona l'ipotesi che dietro gli account falsi ci siano "bot", robot: la maggior parte di questa "falsa amplificazione" su Facebook, spiega, "non è guidata da processi automatici, ma da persone coordinate", in carne e ossa.

Il colosso poi illustra le azioni di contrasto intraprese, non solo negli Usa, anche grazie a tecnologie di intelligenza artificiale. Cita la Francia - nel mezzo delle elezioni presidenziali - dove il team di Facebook ha già rimosso oltre 30 mila account falsi.

"Costruire una comunità più informata, civicamente coinvolta, è importante per noi", scrive Alex Stamos, "tuttavia sappiamo anche che alcuni gruppi e individui hanno cercato di sfruttare al meglio Facebook, con lo scopo di diffondere disinformazione o di manipolarne le discussioni". Di qui l'esigenza di avere un team attivo in trincea e di condividere gli sforzi per "assicurare" una "comunicazione autentica".

La manipolazione a scopo ideologico non è in sé un fenomeno nuovo, si legge nel rapporto, ma ora i social media si candidano a strumento privilegiato, visto che permettono di raggiungere una platea globale e che le singole "voci" sono in grado di fare massa critica. Facebook, con quasi due miliardi di utenti, ormai è una nazione digitale di tutto rispetto.

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