CANTONE
17.10.2016 - 06:000
Aggiornamento : 08:17

Le castagne, finalmente: così finiranno sulle nostre tavole

Già superati i quantitativi dello scorso anno: ma per le specialità, vedi tagliatelle, i numeri restano troppo bassi. Sul mercato arriveranno ancora sotto forma di purea e farina. Export? «È escluso»

CADENAZZO - Non parlate di cinipide in Ticino: dove, a bassa voce, da mesi ormai si giura è fatta. Andato, sconfitto, debellato: dopo anni in cui ha decimato il raccolto di castagne. L'introduzione dell'antagonista dell'insetto, nel 2013, riporta lentamente i numeri a livelli decorosi: e se ancora è presto per pensare che si è tornati ai tempi d'oro, almeno non c'è più da lagnarsi. A differenza di quel che accade ancora in Italia, divisa in due dal parassita. Sorride il Nord, davanti a frutti finalmente grossi e belli; piange il Sud, che lamenta una riduzione fin del 90% nelle regioni più produttive, come la Campania. E si prepara a importare dall'estero molto più dei 32 milioni di chili, già moltissimi, che furono lo scorso anno.

L'Italia piange, il Ticino sorride: nonostante la siccità - Arriverà qualcosa dal Ticino? «Lo escludo», scansa ogni equivoco possibile David Roland, capo sezione forestale. Non solo perché c'è ancora parecchia strada da fare per ripristinare una situazione davvero favorevole: «È vero che i castagni si stanno riprendendo - spiega Roland - e i ricci sono in aumento, ma dobbiamo fare i conti con altri problemi: la calda estate e la siccità hanno inciso sulle dimensioni dei frutti». Ma anche perché i quantitativi non sono neanche sufficienti a soddisfare la domanda interna: nonostante, con quasi un milione e mezzo di esemplari, il castagno sia «la specie più presente in Ticino, col 20%; a seguire il faggio, 20% e l'abete rosso, 15%. Non a caso qui il castagno è importante più per la protezione degli abitati e delle vie di comunicazione che per la produzione. Economicamente gioca un ruolo irrilevante».

L'auspicio: 5-6mila tonnellate. «Ci aspettavamo di più» - Negli anni scorsi, davanti a cali drastici, si dovette dare un taglio alle proposte sulle tavole. Una ripresa, come quella che comincia a intravedersi, servirà semmai soltanto a reintrodurre tipologie di prodotti cui si è dovuto rinunciare. Come le tagliatelle alle castagne, fiore all'occhiello di un Ticino che ormai non se le ricorda più: ma anche quest'anno, pare, non se ne parlerà. Troppo presto, nonostante la stima di 5/6 tonnellate che potrebbero arrivare nei centri di raccolta, aperti dal 26 settembre al 24 ottobre. «Più che altro un auspicio», riflette il responsabile Paolo Bassetti, che ha dovuto correggere al ribasso le dieci tonnellate inizialmente ipotizzate. «Finora ne sono arrivati 2500 chili»: cinquecento in più dei 2mila dello scorso anno, ma «ci aspettavamo qualcosa di meglio - ammette - Certo, i quantitativi negli ultimi giorni sono aumentati: lo scorso week end è arrivato molto. Speriamo che la natura e la gente perseverino: ma anche in questo caso potremo raggiungere al massimo le sei tonnellate».

Maturazione tardiva, i centri pensano a una proroga - Non si esclude una proroga dell'apertura dei centri di Cadenazzo, Muzzano e Stabio. «È una possibilità che terremo presente, alla luce di una maturazione dei frutti che quest'anno è stata tardiva e ha determinato un inizio deludente». E quando si chiuderanno i battenti, che fine faranno le nostre castagne? «Quelle poche grosse trovano subito mercato come prodotto fresco. Le piccole andranno in due direzione: la farina e la purea. Inutile diversificare, se significa fare proposte che vanno poi esaurite in breve tempo, davanti a un'offerta scarsa. Vendere le castagne all'estero? Impossibile, non sono della qualità adatta». 

 

 

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