Keystone
SVIZZERA/TURCHIA
13.08.2018 - 06:080

Euro a 1,134: e adesso che si fa?

La lira turca rafforza il franco, ai massimi da maggio 2017. Oggi riaprono le Borse: e se continuasse ad apprezzarsi?

LUGANO - Nessuno, stavolta, lo poteva sospettare. Anche perché l'annuncio via Twitter di Donald Trump, che intorno alle 17 di venerdì ha aggravato addirittura la situazione, era qualcosa di assolutamente imprevedibile. «Raddoppio i dazi sull’acciaio e l’alluminio della Turchia in quanto la loro valuta, la lira turca, è in rapido calo nei confronti di un dollaro molto forte». Risultato oltre oceano, pochi minuti dopo: l'euro veniva scambiato a 1,1346 franchi, il valore più basso da dodici mesi a questa parte. 

Lo si attende ora al varco della riapertura delle Borse: per capire se perderà ancora; se altri investitori si rifugeranno nel porto sicuro del franco, rafforzandolo ulteriormente; se si raggiungerà un nuovo record o se invece comincerà il percorso inverso. Che cosa aspettarsi? «Non mi aspetto nulla di nuovo rispetto a quanto già accaduto», dice a tio.ch/20minuti Sergio Rossi, professore di macroeconomia ed economia monetaria a Friborgo, spiegando che «quello turco non è un mercato così importante da scombussolare la zona euro e far fuggire verso il franco. Venerdì le Borse si sono mosse perché la notizia ha scosso e banche europee sono molto esposte, ma ora di lunedì le cose si saranno sistemate». Quel che doveva succedere è successo, l'euro risalirà? «No, l'euro non ricomincerà subito a salire, resterà dov'è. Se si muoverà, sarà più per Trump che per Erdogan».  

Nel fragile mondo delle valute, tutto però resta possibile. «La lira turca sta subendo forti pressioni al ribasso, in realtà già dall'inizio dell'anno - spiega Edoardo Beretta, docente Usi esperto di economia monetaria - per motivi imputabili all'instabilità geopolitica del Paese, caratterizzato da una svolta nazionalista, alla recente imposizione di dazi su acciaio e alluminio dell'amministrazione americana e, in generale, al fatto che l'economia turca abbia per lo più beneficiato di una crescita di origine "esterna",cioè riconducibile ad afflussi di capitali esteri ed esportazioni commerciali, che rischia ora di congedarsi».

E in tutto questo il franco cosa c'entra?

«Il "mini-terremoto" avuto sui mercati finanziari europei si spiega con il fatto che si teme un "effetto contagio": sono molti gli attori europei ad avere investito in Turchia e che ora temono per i loro rendimenti. Guardando al franco svizzero, è sottoposto di nuovo a pressioni al rialzo in quanto l'economia rossocrociata, pur non potendo più contare su tutte le caratteristiche uniche del suo settore bancario come fino a qualche anno fa, costituisce per neutralità, vicinanza geografica e stabilità economico-politica un "porto sicuro", su cui riversare una parte dei fondi disinvestiti dall'economia turca. È un fenomeno, con cui ritengo la Svizzera convivrà ancora a lungo».

E se le cose dovessero diventare problematiche? C'è qualcosa che la Bns può fare?

«Per provocare una diminuzione del tasso di cambio locale la Bns, come qualsiasi altra banca centrale, potrebbe vendere franchi svizzeri sui mercati valutari, in cambio di quelle monete rilevanti per l'economia domestica nei cui confronti tenda ad apprezzarsi».

Lo farà?

«Difficile dirlo. Potrebbe, forse, essere sensato agire di conseguenza qualora l'apprezzamento della moneta svizzera superasse una soglia "di dolore", che la Bns potrebbe essersi implicitamente fissata».

Non c'è il rischio di diventare "nevrotici"?

«Personalmente, ritengo che sia la strategicità e semi-insostituibilità del prodotto dell'economia locale a determinarne la domanda internazionale. E meno il tasso di cambio, che è appunto talvolta più sfavorevole o conveniente. Non si spiegherebbe, infatti, per quale motivo la Germania, esportatrice commerciale netta per eccellenza insieme alla Cina, supporti un Euro "forte". Sarebbe come sostenere che il deprezzamento della lira turca, alle condizioni d'instabilità geopolitica attuale, rilancerà esportazioni di beni e servizi oltre che il turismo. Nel caso della Bns, per il momento, tenderei ad escludere ogni intervento».

Lei che cosa si aspetta dalle prossime ore?

«Difficile dire come agiranno i mercati finanziari alla loro riapertura. D'estate, con un tendenziale minore afflusso di notizie ed un minore volume di scambi finanziari si è più a rischio di "sovrappessare" fenomeni già in atto da mesi: piuttosto, ciò che conta sarà il risultato a fine d'anno. È importante, però, sottolineare che i mercati finanziari non divengono quasi mai "irrequieti" in assenza dei presupposti economico-politici: in altre parole, la speculazione esiste eccome, ma si riversa sempre laddove vi sia perlomeno un motivo. In secondo luogo, quando accaduto ci offre un'altra lezione: l'economia globale è fortemente interconnessa e ogni azione comporta sempre una reazione».

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Commenti
 
roma 2 mesi fa su tio
...cambio e ritorno a fare la spesa di la.
Danny50 2 mesi fa su tio
L’avviso di persone che coi cambi di valuta ci lavorano NO ?
Alessandro Milani 2 mesi fa su fb
Continuo a fare la spesa di là!fino a che i mercati li fanno scendere e salire come vogliono quando fa comodo fare o creare 1 crisi....a strumentalizzare il popolo.. e il popolo nn si rivolta..nn cambierà mai una fava
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