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GERMANIA
06.07.2018 - 21:100

Produzione, investimenti, debito: il paese riprende la corsa  

Nel 2019 la locomotiva tedesca porterà per la prima volta il debito pubblico al di sotto della soglia limite prevista da Maastricht del 60% del Pil, scenderà al 58,25%

BERLINO - Lo "schwarze Null", e cioè quel totem venerato da 4 anni a questa parte, che indica in Germania il pareggio di bilancio, ha avuto i suoi effetti: nel 2019 la locomotiva tedesca porterà per la prima volta il debito pubblico al di sotto della soglia limite prevista da Maastricht del 60% del Pil, scenderà al 58,25%.

E nonostante l'aumento delle spese e un rilancio da record degli investimenti, Berlino non farà nuovi debiti neppure l'anno prossimo. È quello che ha spiegato oggi alla stampa il ministro delle finanze Olaf Scholz, il socialdemocratico di Amburgo succeduto al mastino del rigore Wolfgang Schäuble, presentando la bozza del bilancio 2019, e il piano finanziario previsto fino al 2022. Con investimenti da 38 miliardi l'anno per i prossimi quattro, Berlino annuncia una politica più in linea con le richieste di tutti gli osservatori internazionali (Ocse e Fmi compresi). E i dati di bilancio vengono presentati nel giorno in cui migliorano anche le stime della produzione industriale (dopo mesi di indici economici negativi che hanno amareggiato il clima): a maggio è cresciuta del 2,6%, decisamente oltre le attese degli economisti che prevedevano un +0,3, dopo il calo dell'1,3 segnato ad aprile.

Tornando alle cifre del bilancio 2019, sono previsti 13 miliardi di spese in più rispetto all'anno in corso (un ammontare di 356,8 miliardi). Fino al 2022 si mettono in conto 151,6 miliardi di investimenti, pari a 37,9 miliardi l'anno: "Rilanciamo gli investimenti per mettere le basi del benessere di domani", ha affermato Scholz, spiegando che la Germania punterà su edilizia, trasporti, istruzione e ricerca, sicurezza e l'alleggerimento delle famiglie.

Una particolare attenzione è stata dedicata al tema della sicurezza, alla luce dello scontro con gli Usa, che accusano i tedeschi di non mettere a disposizione le risorse dovute al settore, secondo gli impegni Nato: nel 2019 sono previsti 4 miliardi in più su questa casella portando le spese a 42,9 miliardi, e per il 2024 la Germania potrebbe arrivare a investire il 2% del Pil, (nel 2017 era dell'1,24%, nel 2019 sarà dell'1,31).

Nonostante la prestazione del mercato del lavoro "i livelli continueranno a crescere anche nei prossimi anni", e l'ottima tenuta di un'economia solida, Berlino vive da mesi l'incubo dei dazi Usa, che potrebbero colpire l'industria dell'auto provocando un'enorme perdita di posti di lavoro. "Non ci saranno casse tintinnanti per i dazi sui prodotti americani", ha affermato Scholz, rispondendo a una domanda sullo scontro con Washington, i danni di un conflitto commerciali sono reciproci, ha spiegato.

Anche il vicecancelliere, come Angela Merkel, ha sottolineato che la questione è "di competenza europea", e a chi gli ha chiesto come veda la proposta avanzata dall'ambasciatore americano di un azzeramento reciproco dei dazi sulle auto ha rimarcato che "ogni decisione dovrà esser conforme alle regole del Wto". Proprio la paura dei dazi - ma incidono anche i timori legati alla carenza di manodopera da parte delle imprese - ha fatto calare visibilmente tutti gli indici degli ultimi mesi, colpendo la fiducia degli imprenditori e degli investitori e portando a notevoli ridimensionamenti delle stime sulla crescita. Anche su questo fronte però la Germania si prepara: la legge sull'immigrazione, voluta dai socialdemocratici, servirebbe proprio a procurare al paese la manodopera che manca.

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