CONFEDERAZIONE
12.06.2018 - 10:540

Disoccupazione? Non è colpa della mondializzazione

Non in Svizzera, almeno: secondo l'università di Basilea, non vi sono collegamenti diretti con l'accresciuta concorrenza

BASILEA - Mondializzazione e commercio internazionale non fanno aumentare la disoccupazione, perlomeno non in Svizzera: a questa conclusione giunge uno studio dell'Università di Basilea.

La ricerca, pubblicata dallo Swiss Journal of Economics and Statistics, indica che dagli anni Novanta i salari dei lavoratori poco qualificati negli Stati Uniti sono scesi nel raffronto con il personale altamente qualificato, mentre in Svizzera tale divario non si è verificato, indica l'università basilese in un comunicato.

Tra i meno qualificati in Svizzera è stato comunque osservato un più forte aumento della disoccupazione rispetto alla categoria degli specializzati, peraltro in proporzioni più alte rispetto a tutti gli altri paesi dell'OCSE, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Un gruppo di ricercatori della Facoltà di scienze economiche si è chiesto se questo fenomeno fosse da mettere in relazione alla mondializzazione. Dopo aver analizzato i dati di 33'000 persone impiegate nel settore industriale svizzero dal 1991 al 2008, è giunto alla conclusione che non vi sono collegamenti diretti tra accresciuta concorrenza e rischio individuale di ritrovarsi senza lavoro.

Il mercato del lavoro elvetico, secondo lo studio, funziona bene ed è stato in grado di assorbire i cambiamenti sui mercati mondiali. Il rischio accresciuto di disoccupazione tra il personale poco qualificato è dovuto ad altri fattori, come l'immigrazione e gli sviluppi della tecnologia.

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Ultimo aggiornamento: 2018-06-25 10:02:11 | 91.208.130.86