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ITALIA
05.03.2018 - 18:370
Aggiornamento 06.03.2018 - 06:47

Renzi lascia la guida del PD

«La sconfitta ci impone di aprire una pagina nuova nel partito, ma chi ha vinto non ha i numeri per governare»

ROMA - Il segretario del Partito democratico Matteo Renzi ha deciso di lasciare la guida del partito, dopo la sconfitta elle elezioni di ieri, una «sconfitta netta, chiara ed evidente».

«La sconfitta ci impone di aprire una pagina nuova nel PD, ma chi ha vinto non ha i numeri per governare. Non siamo riusciti a bloccare il vento estremista», ha detto ancora Renzi, che annuncia «staremo all'opposizione».

«Noi abbiamo compiuto errori: il principale è stato non capire che è stato un errore non votare in una delle due finestre del 2017 in cui si sarebbe potuta imporre una campagna sull'agenda europea». L'altro errore - ha proseguito Renzi nella sede el PD a Roma - è stato essere stati in campagna elettorale «fin troppo tecnici, non abbiamo mostrato l'anima delle cose fatte e da fare».

«Oggi la situazione politica è che chi ha vinto politicamente le elezioni non ha i numeri per governare, e chi è intellettualmente onesto dovrebbe riconoscere che questo problema nasce dalla vicenda referendaria. Paradossalmente si è molto discusso di personalizzazione ma non di come oggi" quelli che contestavano la riforma costituzionale "sono vittime per prime esse stesse dei loro marchingegni e della loro scelta di contestare».

Visto come stanno le cose, «è ovvio che io debba lasciare la guida del Partito democratico». L'assemblea nazionale del Pd sarà convocata «al termine della fase di insediamento del nuovo Parlamento e della formazione del governo».

Renzi ha ricordato tre elementi che «ci separano da Salvini e di Maio, il loro antieuropeismo, l' antipolitica e l'utilizzo dell'odio verbale. Se siamo mafiosi, corrotti, impresentabili, con le mani sporche di sangue, sapete che c'è? Fate il governo senza di noi, il nostro posto è all'opposizione...».

Da parte di Renzi, «nessuna fuga. Terminata la fase dell'insediamento del Parlamento e della formazione del governo, io farò un lavoro che mi affascina: il senatore semplice, il senatore di Firenze, Scandicci, Insigna e Impruneta».

«Il nostro posto in questa legislatura è all'opposizione. Lì ci hanno chiesto di stare i cittadini italiani e lì staremo. Il Pd è nato contro i caminetti, non diventerà la stampella di forze antisistema. Si parla spesso di forze responsabili. Saremo responsabili e la nostra responsabilità sarà di stare all'opposizione».

Il PD crolla in Italia ma tiene all'estero - Il Partito democratico (PD) crolla in Italia, ma tiene nella circoscrizione estero dove, in base ai dati del ministero dell'Interno, sui seggi scrutinati finora, circa la metà, il PD ha raccolto il 26,6% dei voti.

Tra gli italiani all'estero non sfondano invece i 5 Stelle (17%), mentre il centrodestra si ferma al 22%.

Il Pd – riferisce l'agenzia Askanews - è il primo partito in Europa, con il 32%, seguito dal centrodestra con il 25% e dal M5S con il 23%.

Democratici in testa anche nella ripartizione Asia-Africa-Oceania, oltre il 32%, seguiti stavolta dal M5s con il 26% % e dal centrodestra con il 23%.

In America Meridionale la fa da padrone il Maie (Movimento Associativo Italiani all’Estero), con il 29%, seguito dall’Usei (Unione Sudamericana Emigrati Italiani), con il 22%. Il Pd si ferma al 14%, il centrodestra all’11% e il M5S non arriva al cinque per cento.

Gli italiani in Nord e Centro America premiano invece il centrodestra, vicino al 33% nella ripartizione, tallonato dal Pd con il 30%. Il Ms5 si ferma poco sotto il 18%, mentre il Maie, che quest'anno ha presentato i suoi candidati anche nella ripartizione è poco sotto il sette per cento.

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Ultimo aggiornamento: 2018-06-19 04:35:04 | 91.208.130.86