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ITALIA
28.12.2017 - 18:280

Mattarella scioglie le Camere

È ufficialmente finita la legislatura

ROMA - Il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Parlamento, ai sensi dell'articolo 88 della Costituzione, ha firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, che è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Subito dopo, comunica il Quirinale in una nota, il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, si è recato dai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati per comunicare il provvedimento di scioglimento delle Camere.

Dopo lo scioglimento Camere, l'ordinaria amministrazione - Con lo scioglimento delle Camere i parlamentari restano in carica per l'ordinaria amministrazione, ma la loro attività d'Aula e di commissione resta sostanzialmente congelata.

L'articolo 61 della Costituzione italiana prevede che «finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti». Tuttavia, fino alla prima seduta della XVIII legislatura di Camera e Senato italiani le assemblee legislative si riuniscono solo:

- per convertire decreti legge eventualmente emanati dal governo italiano in questo periodo;

- per la ratifica di trattati internazionali, se il governo dichiara che dalla mancata ratifica di tali atti si venga meno ad obblighi internazionali;

- per la proroga delle missioni internazionali. Quest'ultima avviene sotto forma di risoluzioni presentate su comunicazioni del Governo. Ove ci sia l'unanimità dei gruppi, questo atto può essere espletato solo in commissione, senza bisogno di approdare in Aula.

A Camere sciolte il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, mantiene la pienezza dei propri poteri «per il disbrigo degli affari correnti». La manterrà anche dopo il voto, fino a quando non sarà nominato un nuovo Esecutivo dopo le elezioni, come del resto suggerisce una lunga lista di precedenti, iniziata con il VII governo De Gasperi (1953) e proseguita fino al Berlusconi ter (2006).

Si voterà il 4 marzo - Dopo lo scioglimento delle Camere deciso oggi dal presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, il Governo di Paolo Gentiloni ha deciso che le prossime elezioni politiche si terranno, come anticipato da molti media, il 4 di marzo prossimo.

Come voteranno gli italiani, ecco il Rosatellum - Gli italiani troveranno nelle urne una scheda un po' più complessa di quella che, nel 2013, vigeva con il Porcellum. Il nuovo sistema elettorale, il Rosatellum, è infatti un sistema misto maggioritario e proporzionale che prevede 232 collegi uninominali per la Camera e 116 per il Senato, ciascuno dei quali avrà il proprio vincitore. A questi vanno aggiunti i collegi proporzionali - 63 per la Camera, 34 per il Senato - che eleggeranno i restanti parlamentari. Diciotto, infine, i deputati e senatori eletti nella circoscrizione Estero.

Sulla (unica) scheda figureranno i candidati coalizionali per i collegi uninominali. Sotto il loro nome ci saranno i simboli delle liste che li sostengono. A fianco a ciascun simbolo, invece, compariranno i listini proporzionali bloccati che potranno avere dai 2 ai 4 nomi.

L'elettore avrà un solo voto a disposizione. Due le modalità a disposizione: mettendo un segno sulla lista il voto andrà alla lista stessa e al candidato sostenuto all'uninominale; mettendo un segno sul candidato all'uninominale il voto viene esteso automaticamente alla lista e, nel caso di coalizione, sarà distribuito tra le liste che lo sostengono proporzionalmente ai risultati delle liste stesse in quella circoscrizione elettorale. Ammesse le pluricandidature: ciascuna lista può presentare il suo candidato in un collegio uninominale e in massimo 5 plurimoninali. Nel caso il candidato sia eletto al collegio maggioritario sarà questo risultato a prevalere su quelli ottenuti con il listino proporzionale.

Il Rosatellum per ogni lista prevede, su base nazionale, una soglia di sbarramento del 3% per accedere al Parlamento. Per le liste apparentate si prevede, in aggiunta, anche una soglia del 10% per l'intera coalizione. Se una lista non raggiunge il 3% ed è parte di una coalizione i voti vengono, a quel punto, "dirottati" al partito prevalente all'interno dell'alleanza. Il candidato eletto in un collegio maggioritario (vince chi ha un voto in più) mantiene il seggio anche se il partito a cui appartiene viene escluso dalla ripartizione proporzionale. La legge non ha alcun premio di maggioranza né alcun vincolo che impedisca, nel post-voto, ai partiti di "cambiare" alleati.

Secondo un calcolo sommario, alla coalizione o alla lista vincente servirebbe il 42% circa dei voti per ottenere una maggioranza assoluta. Da qui la possibilità che il partito o la coalizione vincente non abbia i "numeri" per fare un governo in autonomia. La ripartizione dei seggi tra le liste nei collegi proporzionali avviene su base nazionale per la Camera, su base regionale per il Senato. Il Rosatellum prevede inoltre le quote rosa ovvero vieta che uno dei due sessi possa rappresentare più del 60% dei candidati di un listino e dei capilista di un singolo partito in tutto il Paese. Di fatto, su un listino proporzionale di tre nomi il rapporto deve essere 2 a 1 o favore degli uomini o a favore delle donne. Ultima novità del Rosatellum, la candidatura all'Estero: nel 2018 sarà permessa anche a chi è residente in Italia. 

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