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REGNO UNITO
10.03.2017 - 19:540

Sulla Brexit è muro contro muro tra Londra e i 27

Il Regno Unito è pronto a «respingere» la richiesta di saldare il conto da 64 miliardi di franchi che l'Ue potrebbe presentare per rispettare gli impegni presi nel bilancio europeo

LONDRA - Londra è pronta a «respingere» la richiesta di saldare il conto da circa 60 miliardi di euro (64 miliardi di franchi) che l'Ue potrebbe presentare per rispettare gli impegni presi dal Regno Unito nel bilancio europeo. Ma rischia di trovarsi di fronte ad un muro.

E mentre i 27 nel vertice di Bruxelles si sono scoperti già divisi sulle formule da usare per descrivere il futuro dell'Unione europea nella Dichiarazione di Roma per il 60esimo anniversario del primo Trattato europeo, per ora sembrano uniti sul fronte della Brexit. «Non mi piace, ma non è la fine della Ue, anzi parlando con i colleghi ho avuto l'impressione che sia un incoraggiamento a continuare insieme», ha ad esempio sottolineato il presidente della Commisione europea Jean-Claude Juncker.

Ma mentre gli europei continuano ad attendere che la premier britannica Theresa May invochi l'articolo 50 che farà scattare i due anni per i negoziati di divorzio, il ministro degli esteri e leader dei brexiteers, Boris Jonson, parlando alla Bbc ha bollato come «non ragionevole» la cifra di cui parlano i tecnici a Bruxelles facendo la somma delle quote britanniche nel cosiddetto quadro di bilancio pluriennale della Ue, approvato (per la prima volta al ribasso su insistenza dell'ex premier David Cameron) a febbraio 2014 e valido fino a tutto il 2020.

«Quando 27 amici vanno al pub e ordinano una serie di giri di birra, se uno se ne va deve comunque pagare», ha sintetizzato qualche settimana fa il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas.

Nella giornata del vertice europeo a 28, i messaggi lanciati alla May non sono stati concilianti. Londra in questi nove mesi di attesa ha sempre sostenuto di voler trattare il futuro accordo commerciale con la Ue contemporaneamente al negoziato per il divorzio. Il capo negoziatore europeo Michel Barnier ha più volte ribadito che la Ue prima tratterà la separazione e soltanto successivamente la relazione futura.

Dettaglio non da poco, visto che il premier danese ha ad esempio ricordato che per il nuovo accordo commerciale ci potrebbero volere «15 anni». E persino l'Irlanda, tradizionale alleato di Londra, non è disposta a fare sconti.

Intanto da Berlino è emerso un documento di lavoro del governo, pubblicato da Bloomberg, in cui viene definita la linea tedesca. «La Brexit significherà meno cooperazione e integrazione economica rispetto alla membership quindi sarà un passo indietro che avrà un effetto sulla Gran Bretagna».

Ma non manca chi, come il premier lussemburghese Xavier Bettel, comincia a sospettare che il divorzio potrebbe non farsi: «Durante la procedura qualcuno potrebbe scoprire che ci 'amiamo così tanto' che è meglio non lasciarci».

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