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STATI UNITI
06.03.2018 - 12:180
Aggiornamento 12:51

Gas in Siria, gli Usa ipotizzano un intervento militare

L'amministrazione Trump sta prendendo in considerazione una risposta contro il regime di Bashar al Assad. La Russia respinge le accuse

WASHINGTON - L'amministrazione Trump sta prendendo in considerazione un'azione militare contro il regime siriano come risposta alle notizie sull'uso reiterato di armi chimiche: lo scrive il Washington Post, secondo cui fonti ufficiali «fanno ipotizzare un secondo attacco Usa contro il presidente Bashar Al Assad in meno di un anno».

Secondo il giornale, il presidente americano Donald Trump ha chiesto delle opzioni per punire il governo di Assad dopo le notizie di almeno sette attacchi con il gas cloro dall'inizio dell'anno che hanno colpito soprattutto i civili.

L'opzione militare è stata messa sul tavolo la scorsa settimana - scrive il Washington Post, citando le sue fonti - in una riunione alla Casa Bianca alla quale hanno preso parte il capo dello staff, John Kelly, il Consigliere per la sicurezza H.R. McMaster e il segretario alla Difesa, Jim Mattis. Ma la portavoce del Pentagono, Dana White, al giornale ha negato che Mattis abbia partecipato.

Una delle fonti, che ha chiesto l'anonimato, ha affermato che il presidente non ha preso alcuna decisione sull'opzione militare e che si è deciso di continuare a tenere d'occhio la situazione. All'idea di un intervento militare si è opposto con forza - secondo una delle fonti - il capo del Pentagono.

Il Cremlino ha respinto le accuse secondo cui Damasco userebbe armi chimiche e ha rifiutato di commentare i resoconti di stampa secondo cui gli Stati Uniti si stanno preparando a un raid contro le forze siriane. Lo riporta l'agenzia russa Interfax. «Speriamo che non ci saranno ulteriori violazioni del diritto internazionale», ha detto il portavoce del presidene Vladimir Putin Dmitri Peskov a chi gli chiedeva un commento sulle indiscrezioni del Washington Post su una possibile azione militare degli Usa contro Damasco.

Almeno 80 civili sono stati uccisi e altri 300 feriti ieri dai bombardamenti governativi sulla Ghuta orientale, vicino a Damasco, secondo quanto afferma oggi l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus).

L'ong sottolinea che si tratta della giornata più sanguinosa nell'enclave ribelle a partire dall'approvazione, il 24 febbraio scorso, di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che chiedeva una tregua umanitaria di 30 giorni in tutto il Paese.

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