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SPAGNA

Indipendenza della Catalogna: Sì, ma per ora sospesa

Il presidente catalano Puigdemont si è rivolto oggi al Parlamento chiedendo un mandato per dichiarare l'indipendenza, ma per ridurre le tensioni e aprire i negoziati parla di «indipendenza sospesa»

BARCELLONA - Gli occhi di tutto il mondo sono puntati su Barcellona. Oggi pomeriggio alle 18, dopo una giornata all'insegna di un crescendo costante della tensione, il presidente del governo catalano Carles Puigdemont ha preso la parola davanti al Parlamento. Alla luce del referendum del primo ottobre, Puigdemont ha chiesto l'indipendenza della Catalogna, ma per ridurre le tensioni e intavolare dei negoziati con Madrid ha parlato di «indipendenza sospesa».

21:21
Dalla piazza i sostenitori dell'indipendenza catalana hanno fischiato l'annuncio di Puigdemont. Alcuni l'hanno pure definito «un traditore».
20:49
20:48

Podemos: «Rajoy apra il dialogo» -  «Puigdemont non ha dichiarato l'indipendenza. Chiediamo a Rajoy che si assuma la responsabilità del dialogo». Così in un tweet il leader di Podemos Pablo Iglesias.

 

20:44

La delusione della piazza - Davanti ai mega schermi per il popolo indipendentista all’arco di trionfo si alzano grida contro Puigdemont: «Traditore». 

20:39

Madrid non cederà a ricatti - «È inammissibile fare una dichiarazione implicita di indipendenza e poi sospenderla in modo esplicito. Il governo non cederà a ricatti»: lo affermano fonti del governo di Madrid citate dall'agenzia Efe, che hanno ribadito che il referendum è stato «fraudolento e illegale».

20:30
20:17

Per Madrid è una dichiarazione di secessione - Il governo di Rajoy considera le parole di Puidgemont «una dichiarazione di indipendenza» e prepara una risposta. Lo scrive El Pais sul suo sito.

20:07

Opposizione: «Un golpe annunciato» - Quanto accaduto oggi «è la cronaca di un golpe annunciato», «voi siete i peggiori nazionalisti d'Europa» e «non avete alcun sostegno: signor Puigdemont, lei è solo». Così la leader dell'opposizione nel Parlamento catalano, Inés Arrimadas, nella sua replica.

 

20:05

«La risposta al dialogo è stata la persecuzione» - «In tutti i formati possibili è stato chiesto un dialogo per un referendum come in Scozia nel 2014. La risposta è stato un no combinato con la persecuzione della polizia, dei giudici e delle autorità spagnole contro la Catalogna, ricordando tra le altre la detenzione di 17 cariche pubbliche catalane». Lo ha detto il presidente catalano Carles Puigdemont nel suo intervento al Parlamento di Barcellona.

20:03

«Nulla contro la Spagna» - A metà del suo discorso al parlamento catalano, il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, ha smesso di parlare in catalano e ha iniziato a parlare in spagnolo per rivolgersi direttamente al resto della popolazione del Paese.

«Non abbiamo nulla contro la Spagna e gli spagnoli - ha detto - ma le relazioni non funzionano e non si è fatto nulla per cambiare la situazione, che è diventata insostenibile. Un popolo non può essere obbligato contro la propria volontà ad accettare lo status quo».

 

19:50

Un'indipendenza "sospesa" - La Catalogna «sospende la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione». Così il presidente catalano Carles Puigdemont nel suo intervento al parlamento di Barcellona.

«Il governo della Catalogna sta facendo un gesto di responsabilità e generosità: se nei prossimi giorni tutto il mondo agirà con la stessa responsabilità, tutto si potrà svolgere con calma e nel rispetto dei cittadini», ha poi aggiunto Puigdemont.

 

 

19:42

Proclamata l'indipendenza - Puigdemont ha ufficialmente chiesto l'indipendenza della Catalogna.

«Come presidente della Generalitat, assumo il mandato perché la Catalogna si converta ad una Repubblica indipendente», ha detto il presidente catalano Carles Puigdemont nel suo intervento al parlamento di Barcellona.

Nelle prossime ore sapremo quale sarà la replica del Governo centrale spagnolo alle parole di Puidgemont

19:40

Umiliazione - La Catalogna è stata umiliata quando ha tentato di modificare il suo statuto "rispettando la Costituzione". Lo ha detto il presidente catalano Carles Puigdemont, ricordando il testo di modifica dello statuto "tagliato" e "modificato" per due volte, tanto da diventare "irriconoscibile". Il risultato è stata "un'umiliazione".

19:27

Grazie anche a chi ha votato no - Nonostante gli sforzi per far saltare il referendum, «voglio ringraziare tutti coloro che hanno permesso si realizzasse. Chi ha votato sì, chi ha votato no, chi ha votato scheda bianca. Tutti hanno reso possibile» la consultazione

19:25
19:25
19:24

Democrazia e dialogo - Tutto passerà per la democrazia e il dialogo, ha promesso Puigdemont.

19:23

Applauso - Un applauso ha accolto il ringraziamento di Puigdemont a tutte le persone che hanno reso possibile la realizzazione del referendum.

19:22

Un affare europeo - «La Catalogna è un affare europeo. È un momento critico e serio e dobbiamo prenderci le nostre responsabilità per eliminare la tensione e non incrementarla».

19:19

«Non una decisione personale» - Puigdemont ha spiegato che la decisione non è sua personale, ma è frutto della volontà popolare. «Non aspettatevi minacce né ricatti». Parlando della giornata del 1° ottobre, il presidente ha ricordato che è stata una prima europea vedere un referendum turbato dall'intervento violento della polizia, finalizzato a provocare il «panico generalizzato».

19:16

Puigdemont: «Momento eccezionale» - È iniziato il discorso di Carles Puigdemont, che ha parlato di «momento eccezionale» riferendosi al processo che ha portato al referendum sull'indipendenza. Oggi è davanti al Parlamento per affrontare le conseguenze di quel voto.

19:14
19:12

Iniziata la sessione plenaria - Iniziata la sessione plenaria del Parlamento catalano.

19:09

Puigdemont non sarà breve - Si preannuncia un discorso piuttosto lungo: la cartella nel quale Puigdemont conserva il testo che dovrà pronunciare è zeppa di fogli.

19:07
19:05

Puigdemont è nell'aula - Carles Puigdemont è entrato nell'aula. Si rivolge per la prima volta al Parlamento dopo il referendum del 1° ottobre.

19:00

Riunione finita - La riunione è finita, i parlamentari stanno entrando nell'emiciclo.

18:58
18:57

Nessuna novità - Nessuna informazione certa filtra dai palazzi di Barcellona: tra le varie voci c'è quella di una disparità di vedute tra Puigdemont e gli alleati del Cup, che vorrebbero a tutti i costi la proclamazione dell'indipendenza ma non sarebbe d'accordo con i termini usati dal presidente nel discorso da pronunciare.

18:26

Il motivo del rinvio - Il rinvio è stato deciso dopo che alle 18 la presidente dell'assemblea Carme Forcadell ha ricevuto due richieste: una di Puigdemont che chiedeva un rinvio di un'ora e un'altra dei capigruppo di Pp e Ciudadanos che chiedevano una sospensione della seduta.

18:22
18:20
18:17
18:15

Ufficio di presidenza in riunione - È stata convocata una riunione dell'ufficio di presidenza dell'assemblea, su richiesta di Puigdemont. Interpellati anche i portavoce dei vari partiti che compongono l'assemblea.

18:13
18:12

Discorso ritardato di un'ora - Secondo vari media internazionali il discorso di Puigdemont sarebbe stato rimandato di un'ora.

18:08

Colloquio Puigdemont-Juncker - È in corso, secondo Euronews, un incontro tra Puigdemont e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

18:06

Macron: l'Ue non farà mediazioni - Emmanuel Macron spera in un pacifico superamento della crisi catalana, ma non vede alcun ruolo di mediazione per l'Europa. Lo ha detto a Francoforte, partecipando a un dibattito sul futuro dell'Ue.

 

In qualità di presidente francese, ha sottolineato inoltre, non è possibile per lui intromettersi negli affari interni della Spagna. Il capo dell'Eliseo ha comunque descritto la situazione come il risultato di «un atto di forza» dei catalani.

18:05
18:04

La Borsa chiude in calo - La Borsa di Madrid chiude in calo in una giornata particolarmente calda. L'indice Ibex lascia sul terreno lo 0,92% a 10'142 punti nell'attesa del discorso del presidente catalano, Carles Puigdemont, e delle difficili decisioni che il parlamento di Barcellona è chiamato a prendere alla luce del referendum sull'indipendenza dello scorso primo ottobre.

17:59
17:53
17:52
17:51

Polizia rafforzata - La polizia spagnola ha rafforzato la sua presenza oggi in diversi luoghi sensibili della Catalogna, aeroporti, stazioni, centrali elettriche e frontiere, riferisce La Vanguardia online.

 

Guardia Civil e Policia Nacional hanno aumentato il numero dei loro agenti negli aeroporti di Barcellona, Reus e Girona e nella stazione di Sants nonostante la sicurezza pubblica sia una competenza dei Mossos di Esquadra, la polizia catalana.

17:49

Si attende la dichiarazione d'indipendenza - La sensazione, leggendo i media spagnoli e scorrendo i social network, è che tutti si attendano la proclamazione unilaterale dell'indipendenza della Catalogna.

17:47
17:46

Maxischermi nelle piazze - In varie piazze di Barcellona e della Catalogna sono stati montati dei maxischermi per seguire la sessione del Parlamento. Migliaia di persone sono scese in strada e stanno scandendo slogan secessionisti.

17:37
17:34

Denuncia delle violenze della polizia - Il dibattito è in corso: la senatrice Laura Castelfort ha denunciato la «brutalità» della polizia durante le operazioni di voto del 1° ottobre.

17:33
17:29

Puigdemont in Parlamento - Poco prima delle 17.15 Carles Puigdemont ha fatto il suo ingresso nel palazzo che ospita il Parlamento catalano a Barcellona.

17:24
17:20

Non solo Catalogna - Separazioni consensuali, strappi violenti, tentativi di indipendenza falliti. Dalla Slovenia, al Kosovo, dalla Crimea alla Scozia, l'Europa negli ultimi decenni è stata attraversata da spinte indipendentiste di vario tipo.

Slovacchia: i nazionalisti che guidano la Slovacchia nel 1992 chiedono maggiore autonomia dal governo della Cecoslovacchia, entità federale ricostituita dopo la seconda guerra mondiale sotto l'influenza sovietica. Dopo alcuni mesi, il leader slovacco Vladimir Meciar e quello ceco Vaclav Klaus si accordano per la separazione delle due repubbliche, che nascono il primo gennaio '93, ottengono il riconoscimento internazionale ed iniziano una convivenza pacifica.

Kosovo: il Kosovo, a maggioranza albanese, proclama l'indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008. È l'ultimo atto di una sanguinosa guerra con Belgrado conclusa nel '99, costata la vita ad almeno diecimila civili e che ha richiesto l'intervento della Nato. L'indipendenza del Kosovo è riconosciuta dalla maggioranza dei membri Onu, inclusi gli Usa e quasi tutti i Paesi Ue, tra cui l'Italia. Ma non dalla Spagna, che teme l'effetto emulazione delle sue regioni autonome. Il caso Catalogna ne sarà la dimostrazione. I negoziati tra Pristina e Belgrado per un accordo di convivenza proseguono, ma i serbi tengono il punto nell'escludere l'indipendenza kosovara.

Crimea: la Crimea, penisola a maggioranza russofona e importante sbocco sul Mar Nero, dal 1954 è sotto controllo dell'Ucraina. Ma la rivoluzione arancione scoppiata a Kiev sessant'anni dopo, nel 2014, in nome di un avvicinamento all'Ue, produce in Crimea una forte spinta secessionista, fortemente alimentata dal Cremlino, che invia nella penisola migliaia di soldati dando il via ad un'invasione di fatto. Il 16 marzo dello stesso anno un referendum sancisce la secessione dall'Ucraina ed il ritorno sotto amministrazione russa. Il voto viene dichiarato incostituzionale da Kiev e bocciato anche da Ue e Stati Uniti, che adottano sanzioni contro Mosca ed escludono i russi dal G8.

Scozia: Nel 2007 lo Scottish National Party vince le elezioni scozzesi, avviando di fatto l'iter per un referendum sull'indipendenza dal Regno Unito. La consultazione si svolge il 18 settembre 2014. Ma vincono i no. Infrangendo il sogno dei secessionisti. Con la Brexit, tuttavia, in Scozia si riapre il dibattito sull'indipendenza.

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Ultimo aggiornamento: 2018-07-17 19:14:49 | 91.208.130.86