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STATI UNITI
07.02.2018 - 07:250
Aggiornamento 20:57

L'onda #MeToo travolge il "Re dei casinò"

Il miliardario 76enne, accusato di molestie, è stato costretto a dimettersi da presidente e CEO del suo gruppo

LAS VEGAS - Non si ferma l'onda del #metoo e travolge anche il mondo dorato dei casinò, oltre a lambire nuovamente la politica. Stephen Wynn, re della case da gioco a Las Vegas e noto finanziatore del partito repubblicano, è stato costretto a dimettersi da presidente e ceo del suo gruppo dopo essere stato accusato di molestie da diverse sue ex dipendenti.

E alla Casa Bianca è stato costretto a fare un passo indietro uno dei più stretti collaboratori del presidente Donald Trump, Rob Porter, uno dei responsabili che si occupano dello staff, accusato dalle sue due ex mogli di molestie e abusi. Lui ha sempre negato, ma le dimissioni sarebbero arrivate in particolare per le pressioni del capo di gabinetto della Casa Bianca, John Kelly.

Wynn, miliardario imprenditore di 76 anni, è proprietario di molti dei più famosi resort di Las Vegas. Insieme con Kirk Kerkorian e Sheldon Adelson, è stato uno dei protagonisti della grande espansione dell'iconica Strip di Las Vegas negli anni '80 e '90. Ora, ai tempi del "#metoo", è chiamato a rispondere ad accuse di pesanti abusi. Wynn è stato in particolare al centro di una approfondita inchiesta del Wall Street Journal da cui è emerso che avrebbe molestato per decenni alcune sue dipendenti, arrivando anche ad obbligarle ad atti sessuali.

Ancora una volta i dettagli forniti nelle testimonianze sono molto precisi e, cosi' come diffusi, inequivocabili: in un caso, una estetista alla quale era stata richiesta una manicure nel 2005, ha raccontato che una volta arrivata nell'ufficio di Wynn per l'appuntamento, il magnate del gioco d'azzardo l'avrebbe indotta a spogliarsi e ad avere un rapporto sessuale con lui. La donna aveva all'epoca avvisato i responsabili delle risorse umane e, successivamente, stando al Wall Street Journal, Wynn ha pagato 7,5 milioni di dollari come risarcimento, per chiudere il caso.

La accuse si riferiscono agli ultimi decenni e Wynn le ha sempre negate. In una nota adesso spiega di essere stato costretto a lasciare i vertici del suo business "per via di una valanga di pubblicità negativa" che ha creato un ambiente «in cui giudizi frettolosi prendono il sopravvento su tutto, anche sui fatti».

Intanto, già qualche giorno dopo la pubblicazione dell'inchiesta sul Wall Street Journal, Wynn aveva lasciato il ruolo di tesoriere presso il Republican National Committee. Poco dopo l'Università della Pennsylvania gli aveva revocato una laurea ad honorem e aveva rimosso il suo nome dal campus nonché da una borsa di studio che era a lui intestata. E sembra adesso anche a rischio un megaprogetto in corso nei pressi di Boston per la costruzione di un casinò del valore di diversi miliardi, poiché l'ente competente per il Massachussets ha fatto sapere adesso che alla luce degli ultimi sviluppi saranno necessarie nuove valutazioni.
 
 

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