IRAN / BERNA
03.01.2018 - 06:000

Un attivista iraniano in Svizzera: «La vera repressione deve ancora iniziare»

Da Berna, Mahdi Rezaei-Tazik lotta per le libertà nel proprio Paese natale

TEHERAN / BERNA - Mentre in Iran continuano le proteste e la relativa repressione da parte delle autorità, Mahdi Rezaei-Tazik*, attivista iraniano da 12 anni nel nostro Paese, spiega come le manifestazioni abbiano l'obiettivo di abbattere il sistema politico.

Signor Razaei-Tazik, è in contatto con i manifestanti in Iran?

Sì, ma i contatti sono complicati perché molti servizi internet sono utilizzabili solo in maniera limitata o sono bloccati del tutto. La gente usa dei programmi speciali per navigare in internet ed aggirare i blocchi. In ogni caso siamo interconnessi come mai avvenuto prima, siamo in contatto quotidianamente.

Come vivono la situazione le persone con cui è in contatto?

Sanno che quando escono di casa non c’è la sicurezza di farvi ritorno. Le forze di sicurezza spesso girano in abiti civili e non sono riconoscibili. I manifestanti possono essere arrestati in ogni momento e in maniera imprevedibile. Per questo le persone che scendono in piazza sono molto coraggiose, specialmente a Teheran. Se vengono fermate rischiano la tortura. Il regime, comunque, non ha ancora raggiunto il livello di brutalità massimo, è per questo che finora (martedì, ndr) c’è stata “solo” una ventina di 20 morti. La fase più brutale deve presumibilmente ancora arrivare.

Che cosa spinge i dimostranti ad agire?

Nella mia città natale, Mashhad, la gente protestava inizialmente per la situazione economica, ma si sono presto delineate anche delle motivazioni politiche. La gente ha capito che il governo non ha molto potere: non c’è quindi altra via d’uscita che mettere in discussione l’intero sistema politico.

In che senso mettere in discussione l’intero sistema politico?

Gli slogan puntano il dito contro il sistema politico nel suo complesso: «È ora di separare la religione dallo Stato», recita per esempio uno di loro. Questo è anche il motivo per cui martedì mattina tutti i partiti politici hanno deciso di contrastare energicamente le proteste, ovvero di reprimerle con brutalità. I partiti hanno paura e ne ha perfino la formazione che nel 2009 stava dalla parte del popolo durante il movimento verde.

A suo avviso le proteste sono giustificate?

Sì, certo! Quattro decenni fa è stata creata la Repubblica islamica, ma adesso è nostro diritto decidere se vogliamo questo sistema oppure no. Esso non fornisce infatti alcuna risposta ai problemi economici e politici e dovrebbe essere consegnato alla storia. Gli iraniani hanno sempre dato una chance ai diversi governi, ma non si riscontrano progressi. Nel 21° secolo la gente non vede garantiti i propri diritti civili fondamentali laggiù, ha capito che un passaggio alla democrazia nell’ambito di questo sistema è impossibile.

Come dovrebbe reagire ora il governo?

Sarebbe auspicabile un referendum sull’attuale sistema politico. Sarebbe l’ideale, ma i tempi non sono maturi. Sarebbe bene che almeno venissero garantiti i diritti politici come la libertà di opinione o i diritti umani. Tuttavia sembra impossibile, è un’utopia.

Cosa succederà ora?

Ci sono due opzioni. O l’intera situazione si radicalizza e le proteste continuano o l’intensità delle manifestazioni diminuisce. Gli iraniani scesero in piazza chiedendo uno Stato di diritto già nel 1905 e nel 1906 durante la prima rivoluzione costituzionale. Allora come ora le proteste interessarono l’intero Paese, ebbero luogo nelle piccole come le grandi città. Le manifestazioni potrebbero significare l’inizio della fine del sistema. Manca però una buona guida e questa è la principale preoccupazione dell’opposizione.    

* Mahdi Rezaei-Tazik, 34 anni, vive da 12 anni in Svizzera. L'attivista politico fa parte del movimento internazionale denominato Partito democratico secolare iraniano, che si batte per un Iran secolarizzato. Razaei-Tazik è dottorando in islamistica presso l'Università di Berna.

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Ultimo aggiornamento: 2018-04-20 01:29:21 | 91.208.130.86