Pexels
Inquinamento delle acque sotterranee a causa dei pesticidi, fabbisogno elevato di acqua e consumo di carburanti fossili: la produzione di capi di abbigliamento ha un impatto terribile sull’ambiente. Ecco come migliorare la propria impronta ecologica senza rinunciare allo shopping
+ 5
ENERGY CHALLENGE
03.06.2019 - 11:000

Checklist per lo shopping sostenibile

L’impatto ambientale creato dall’industria tessile a livello mondiale è enorme. Tuttavia, grazie ad uno shopping più consapevole è possibile ridurre gli effetti negativi

 

Secondo uno studio condotto dalla società di consulenza McKinsey, la produzione tessile a livello mondiale è più che raddoppiata negli ultimi 15 anni. Nel 2014 per la prima volta sono stati prodotti globalmente più di 100 miliardi di nuovi capi di vestiario. Mentre le casse dei negozi di vestiti e delle grandi catene vengono ben alimentate, per la produzione delle nostre t-shirt, delle nostre gonne e dei nostri pantaloni, i lavoratori dei Paesi più poveri continuano ad essere sfruttati. Inoltre, la produzione di un numero sempre maggiore di capi di abbigliamento ha effetti negativi anche sull’ambiente. Questo articolo si concentra proprio sugli aspetti ambientali.

Il cotone ad esempio è una delle materie prime più utilizzate dall’industria tessile ma gli effetti sulle superfici coltivate sono deleteri. A livello mondiale, per la produzione di un chilo di cotone vengono utilizzati in media 11 000 litri d’acqua e i campi si trovano generalmente in Paesi in cui l’acqua potabile scarseggia. Inoltre, il cotone viene generalmente coltivato in monocolture che portano ad un impoverimento del suolo e ad una maggiore esposizione agli organismi nocivi. Questi ultimi vengono combattuti mediante l’utilizzo di pesticidi che defluiscono poi nelle acque sotterranee e pregiudicano quindi in maniera significativa la qualità delle acque della regione. A ciò si aggiungono i lunghi tempi di trasporto la relativa energia necessaria: innanzitutto il cotone deve essere trasportato nel Paese in cui avviene la produzione di stoffe e vestiti e in seguito la maggior parte della produzione finale viene trasportata dall’altra parte del pianeta per essere venduta.

L’ecobilancio di altre fibre naturali come la canapa o il lino è notevolmente migliore rispetto al cotone poiché il fabbisogno di acqua si attesta a circa un quarto e queste piante non devono generalmente essere protette dagli organismi nocivi con pesticidi. Il cotone bio, per il quale non vengono utilizzati pesticidi chimici, è in ogni caso significativamente migliore per il pianeta rispetto al cotone coltivato con metodi tradizionali.

Fabbisogno di energia elevato per la produzione di capi di abbigliamento sintetici

Per quanto riguarda la lana, il bilancio ambientale negativo è dovuto principalmente allo sfruttamento del suolo. Oltre ai pascoli per gli animali, sono necessari anche campi per la coltivazione del mangime. Inoltre, le pecore emettono metano: a livello mondiale, un buon 20 per cento delle emissioni di metano sono dovute a ruminanti come mucche e pecore. Infine, le feci degli animali possono inquinare le fonti di acqua potabile. La produzione di seta è controversa poiché, secondo le associazioni per la protezione degli animali, i bachi da seta vengono sfruttati in modo eccessivo e talvolta vengono bolliti vivi all’interno del proprio bozzolo.

Tuttavia, la produzione di stoffe a partire da fibre sintetiche come poliestere o acrilico consuma molta più energia rispetto alla produzione con fibre naturali e i capi di abbigliamento sintetici come i capi tecnici o le felpe di pile rilasciano microplastiche ad ogni lavaggio che defluiscono nelle acque.
Secondo il portale di statistica Statista, tra il 1975 e il 2017 la produzione di poliestere a livello mondiale è cresciuta di quasi sedici volte.

Grazie allo shopping sostenibile è possibile ridurre l’impatto ambientale causato dall’industria tessile.
Nella galleria di immagini in alto troverete alcune domande che ognuno di noi dovrebbe porsi prima di prendere una decisione in merito ad un acquisto.

Energy Challenge è un’iniziativa nazionale intrapresa da aziende svizzere e sostenuta da SvizzeraEnergia. Lo scopo principale è rendere la popolazione più consapevole sul tema energia e coinvolgerla nel risparmio energetico in maniera ludica. 20 Minuti, in qualità di partner media, mette in risalto il tema dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabile grazie ad approfondimenti, interviste e consigli pratici sui temi mobilità, alimentazione, apparecchi elettrici, viaggi e risanamento energetico. Tutte le informazioni relative a Energy Challenge 2019 e al concorso con premi per un ammontare di 200 000 franchi sono disponibili sull’app ufficiale per Android e iOS.

Pexels
Guarda tutte le 9 immagini
Commenti
 
Copyright © 1997-2019 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2019-07-17 06:57:36 | 91.208.130.87