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SVIZZERAGli editori svizzeri: "Google passi alla cassa"

14.11.12 - 18:38
Si chiede che il motore di ricerca paghi quando il motore di ricerca mostra dei contenuti pubblicati sui loro siti
Gli editori svizzeri: "Google passi alla cassa"
Si chiede che il motore di ricerca paghi quando il motore di ricerca mostra dei contenuti pubblicati sui loro siti

BERNA - Anche gli editori svizzeri chiedono che Google paghi quando il motore di ricerca mostra dei contenuti pubblicati sui loro siti. Essi sostengono la recente iniziativa dei loro omologhi tedeschi, francesi e italiani ma privilegiano una revisione della legge federale sul diritto d'autore.

La prassi di Google - ossia la pubblicazione dei loro contenuti senza pagare ma incassando introiti pubblicitari - non è più tollerabile, afferma il segretario generale dell'organizzazione mantello degli editori privati romandi Médias suisses, Daniel Hammer, in un'intervista che apparirà domani su "L'Hebdo".

 

Nel 2000 la stampa tradizionale svizzera registrava circa 3 miliardi di franchi di entrate pubblicitarie. Nel 2011 la cifra è scesa a 2 miliardi. Questo mentre Google in Svizzera ha un giro d'affari pubblicitario vicino ai 500 milioni di franchi.

 

Certo, inizialmente i media traggono profitto dai motori di ricerca, ma in seguito la "loro dipendenza tende a diminuire nella misura in cui i 'paywall', i siti d'informazione a pagamento, si generalizzano", spiega Hammer. Secondo cui solo il 30% delle visite sui siti della stampa svizzera sono ridirette da un motore di ricerca.

 

Gli editori sono convinti che la migliore cosa per risolvere il problema sia una revisione della legge sul diritto d'autore e sui i diritti di protezione affini, in quanto "è l'unico modo che intravvediamo affinché i motori di ricerca che utilizzano il nostro lavoro paghino il dovuto", indica il segretario generale di Médias suisses.

 

Al momento gli editori partecipano a un gruppo di lavoro a livello federale incaricato di migliorare la gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti di protezione affini, spiega ancora Hammer. L'idea non è di creare una "tassa Google" ma piuttosto di agire attraverso i diritti di protezione affini, una protezione del diritto d'autore già in vigore in altri paesi.

 

I contatti con Google si sono finora rivelati deludenti, aggiunge Hammer. "Ai nostri omologhi svizzerotedeschi è stato risposto che dovevano rivolgersi a Google negli Stati Uniti, mentre la società ha una sede a Zurigo".

 

Ats

 

 

 

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