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10.10.2020 - 14:120

Agustín Carstens: «La BNS non manipola i corsi di cambio»

«La domanda di franchi svizzeri è un effetto secondario della politica monetaria, molto allentata, praticata ovunque»

ZURIGO - La Banca nazionale svizzera (BNS) non manipola i corsi di cambio. Ad affermarlo è Agustín Carstens, direttore generale della BRI, «la banca delle banche centrali». L'operato dell'istituto di emissione elvetico è semplicemente un meccanismo di difesa per impedire un rafforzamento del franco, un veleno per l'economia elvetica, afferma in un'intervista pubblicata oggi dalla NZZ.

La politica monetaria della BNS è stata ripetutamente criticata da Washington, secondo cui gli Stati Uniti ne fanno le spese. Il recente annuncio della BNS, alla fine di settembre, di pubblicare il volume degli interventi sul mercato valutario alla fine di ciascun trimestre, e non solo annualmente come finora, è stata letta dagli analisti anche come risposta a queste critiche.

«La BNS non persegue alcun obiettivo di modifica dei cambi», dice senza mezzi termini il direttore della Banca dei regolamenti internazionali (BRI) al giornalista della Neue Zürcher Zeitung (NZZ), che intervistandolo non ha fatto esplicito riferimento al latente contenzioso con gli Usa.

Il messicano Carstens, 62 anni, dirige la BRI, che ha sede a Basilea, dal dicembre del 2017. Fa in particolare un'analisi della situazione recente, segnata dalla crisi economica generata dalla pandemia di Covid-19. «La domanda di franchi svizzeri è un effetto secondario della politica monetaria, molto allentata, praticata in tutto il mondo. L'economia svizzera però non ha la capacità di assorbire tutti questi flussi. Allora la BNS vi si oppone: l'acquisto di divise è una misure difensiva», spiega colui che è stato per otto anni governatore della banca centrale messicana e ministro delle finanze (senza partito) del paese latinoamericano tra il 2006 e il 2009.

Banche centrali: altri assi da giocare

Carstens non ritiene che con lo strumento dei tassi d'interesse bassi o negativi le banche centrali abbiano giocato tutte le loro carte per fronteggiare l'attuale crisi da coronavirus. «C'è ancora abbastanza margine di manovra», gli istituti «possono usare i loro bilanci in modo creativo», dice. E possono anche influenzare le aspettative sul futuro andamento dei tassi d'interesse attraverso la loro comunicazione.

Il giornalista gli chiede se interventi come l'acquisto di obbligazioni di aziende o il sostegno diretto a crediti per piccole e medie imprese (PMI) sia conciliabile con la regola che impone la neutralità all'azione delle banche centrali. In sostanza, replica l'esperto, a mali estremi, estremi rimedi.

Le banche centrali hanno certamente oltrepassato le linee rosse con misure come i tassi negativi e l'acquisto di obbligazioni statali: «Ma lo hanno fatto nella piena consapevolezza dei rischi. Siamo arrivati a questo punto perché le circostanze sono difficili», afferma il direttore della BRI che, fondata 90 anni or sono, è la più antica istituzione finanziaria internazionale. Le celebrazioni per l'anniversario, a causa della pandemia, sono state rimandate al prossimo anno.

La BRI è strutturata come una società anonima per azioni, con un consiglio di amministrazione. I suoi titoli però possono essere sottoscritti praticamente unicamente da banche centrali. Attualmente possiedono quote azionarie 60 banche centrali.

Il principale scopo dell'organizzazione è promuovere la cooperazione tra la banche centrali. Al contempo, la BRI fornisce specifici servizi finanziari in qualità di "banca delle banche centrali" (cioè funge da banca centrale per le banche centrali azioniste) ed opera come agente o mandataria nei pagamenti internazionali che le vengono affidati.

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