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ZURIGO
07.12.2018 - 11:560

Huawei: le società svizzere non temono lo spionaggio cinese

Il gigante della telefonia continuerà a fornire componenti per le reti elvetiche

ZURIGO - Il pericolo di un cavallo di Troia cinese non spaventa le aziende di telecomunicazioni svizzere. Accusato, in modo particolare dagli Stati Uniti, di spionaggio in favore del governo di Pechino, il gigante Huawei continuerà a fornire componenti per le reti di telefonia elvetiche.

A far luce sul rapporto fra la società con quartier generale a Shenzhen e la Confederazione è la Neue Zürcher Zeitung nella sua edizione odierna. Il colosso asiatico, dal fatturato di oltre 90 miliardi di dollari, è presente in Svizzera con circa 350 dipendenti. Il suo quartier generale nel Paese è a Köniz, poco fuori Berna, assai vicino dalla sede centrale di Swisscom.

Componenti usati da Swisscom, Salt e UPC - Ciò è ben lungi dall'essere casuale, fa notare la NZZ: il leader del mercato delle telecomunicazioni intrattiene relazioni commerciali con Huawei dal 2008. Swisscom si affida infatti ai componenti di rete del gruppo cinese per la sua rete fissa, mentre per quella mobile esiste una partnership con la svedese Ericsson.

Gli altri attori del settore non sono da meno. Dopo la rottura della primavera del 2012 con l'allora fornitore, la francese Alcatel-Lucent (ora inglobata nella multinazionale finnica Nokia), Sunrise è passata a Huawei. La compagnia fondata nel 1987 da Ren Zhengfei si occupa da quel momento di equipaggiare e gestire l'intera infrastruttura.

Un colpo di fortuna per Sunrise, sottolinea la NZZ, dato che la qualità della rete è migliorata tanto da permetterle, due anni fa, di scavalcare Swisscom in vetta all'apposita graduatoria. Alcuni componenti firmati Huawei sono utilizzati pure da Salt e UPC, anche se con un ruolo meno preponderante. Per esempio, Salt si rivolge infatti alla concorrente Nokia (che con Huawei ed Ericsson si spartisce buona parte della quota di mercato a livello globale) per le proprie comunicazioni mobili.

La questione 5G - Nei prossimi anni in Svizzera, ma non solo, verrà introdotta l'ultima frontiera della telefonia mobile, quella di quinta generazione, o più semplicemente 5G. È probabilmente questo il motivo per cui la controversia tra gli Usa e l'azienda cinese si è intensificata, spiega la NZZ. Quella 5G è una tecnologia all'avanguardia perché legata al cosiddetto Internet delle cose. Il neologismo si riferisce al fatto che, in futuro, sempre più dispositivi e macchine saranno collegati tra loro, il che consentirà nuovi modelli di business nell'industria.

Le reti di telefonia mobile avranno dunque un importanza notevole, in quanto fungeranno da infrastruttura di base. Per questo motivo, da un lato vi è la corsa globale per la leadership tecnologica e dall'altro il timore che i fornitori - come Huawei - possano deliberatamente installare backdoor nei loro componenti, vale a dire "porte sul retro" segrete che permettano di aggirare le difese di un sistema informatico.

È ciò che inquieta Washington, spaventata da intrusioni di questo tipo dei cinesi: ma le prove a sostegno di tali affermazioni per ora latitano. Tuttavia, come per ogni grande gruppo nazionale attivo sulla scena mondiale, i contatti piuttosto stretti tra Huawei e Pechino sono tutt'altro che un segreto. Da tempo negli Usa alla società è vietato rifornire le agenzie governative e c'è pressione affinché gli alleati, come l'Australia o la Nuova Zelanda, prendano misure simili, cosa che infatti è già avvenuta.

Rischio maggiore in componenti americane - Dal punto di vista svizzero, afferma il professore di informatica dell'Alta scuola tecnica di Rapperswil (SG) Andreas Steffen, sempre sulle pagine del quotidiano zurighese, in realtà il rischio maggiore si nasconde in componenti di rete americani, per esempio in dispositivi di Juniper, Cisco o Intel. Ma anche i cinesi non si fanno problemi a inserire backdoor, aggiunge convinto. Stando agli esperti, in generale ogni fornitore estero deve essere visto con scetticismo.

Il punto è che, gli fa eco il suo collega nello stesso istituto sangallese Laurent Metzger, queste backdoor sono estremamente difficili da scovare. È per questo che gli statunitensi non hanno mai potuto trovare prove di eventuali manipolazioni di Huawei. Secondo Steffen, un altro pericolo è che questi metodi, una volta identificati, possono essere sfruttati anche da altri Stati, aziende o criminali.

Ma tutto ciò non sembra turbare i gruppi svizzeri del settore. Vi è comunque da dire che, non producendo componenti, le imprese elvetiche sono alla mercé dei fornitori stranieri. Sollecitata dalla NZZ, Sunrise dichiara che non è in programma alcun cambiamento: la qualità di Huawei soddisfa pienamente. Quanto accaduto di recente all'estero è solo di natura politica, taglia corto il numero due svizzero delle telecomunicazioni. È di ieri la notizia dell'arresto in Canada, ma su richiesta degli Stati Uniti, di Meng Wanzhou, 46enne direttrice finanziaria di Huawei nonché figlia del fondatore Ren Zhengfei. I dettagli non sono chiari, ma gli americani stanno indagando sull'azienda cinese per presunta violazione delle sanzioni all'Iran.

Anche Swisscom annuncia di non disporre di informazioni a supporto delle preoccupazioni nei confronti di Huawei per quanto riguarda la sicurezza. Queste dichiarazioni, chiude riflettendo la NZZ, dovranno presto convincere i clienti svizzeri. Finora la miglior rete del Paese veniva eletta per velocità e disponibilità. Ora le tensioni geopolitiche potrebbero rendere preponderante il criterio dell'affidabilità.

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