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ARGENTINA
10.12.2019 - 16:280
Aggiornamento : 18:01

Alberto Fernández ha giurato, è presidente

Dopo di lui ha prestato giuramento come vicepresidente anche Cristina Fernández de Kirchner

di Redazione
ats ans

BUENOS AIRES - Alberto Fernández ha giurato oggi a Buenos Aires nella sede del Parlamento di «far osservare la Costituzione» trasformandosi così nel settimo presidente democratico dalla fine della dittatura nel 1983 per il periodo 2020-2023.

Dopo di lui ha prestato giuramento come vicepresidente anche Cristina Fernández de Kirchner.

Il nuovo capo dello Stato subentra all'uscente Mauricio Macri. Dopo il giuramento, e lunghi applausi dei presenti, è avvenuta la cerimonia della trasmissione della banda presidenziale e del tradizionale "bastone del comando", dall'uscente Macri al subentrante Fernández.

Successivamente il capo dello Stato si è rivolto ai presenti «rivendicando il suo impegno democratico» 36 anni dopo il ritorno della democrazia nel Paese, e ha proposto «a tutti gli argentini, di ogni orientamento, un "contratto sociale" che permetta di risollevare il Paese, cominciando dagli ultimi».

«È urgente recuperare - ha ancora detto - un equilibrio politico, economico e sociale di cui oggi non disponiamo Dobbiamo superare il muro del rancore e dell'odio, della fame e dello sperpero».

Fernández, 60 anni, è avvocato e professore di diritto penale dell'Università di Buenos Aires. Nella sua carriera politica è stato fra il 2003 e il 2008 "jefe de gabinete" (coordinatore del governo) prima del presidente Nestor Kirchner e poi di Cristina Fernández de Kirchner.

Fernández nel suo primo discorso ufficiale ha assicurato che il suo impegno sarà di «chiamare all'unità» di tutto il Paese e ha annunciato che dichiarerà l'emergenza sanitaria per «agire prontamente» in questo ambito e fare in modo che la popolazione «torni ad avere diritto a un sistema sanitario tempestivo e di qualità».

«Le debolezze della democrazia vengono risolte con più democrazia», ha affermato il capo di stato peronista di fronte all'Assemblea legislativa, poco dopo aver ricevuto dal presidente uscente, Mauricio Macri, il testimone della guida del Paese. Nel suo discorso, ha denunciato le fratture che dividono il paese e che le posizioni delle parti politiche sembrino inconciliabili. «Vengo per chiamare all'unità di tutta l'Argentina», ha detto il nuovo presidente.

Fernández ha anche accusato il suo predecessore Macri. «Sono state applicate pessime politiche economiche» e «l'economia e la struttura sociale sono in uno stato di estrema fragilità». Il capo dello Stato ha attaccato le politiche del precedente governo, che ha contratto un enorme debito con il Fondo monetario internazionale e applicato decisioni che secondo Fernández hanno portato ad un aumento della povertà e della disoccupazione, nonché dell'inflazione che toccherà il 55% annuale: «Siamo tornati indietro di più di 10 anni nella lotta per ridurre la povertà».

Ha anche ribadito la sua intenzione di pagare il debito, ma in base alle condizioni e quando ciò non arrecherà danni alla crescita. «Per poter pagare (il debito), prima dobbiamo essere in grado di crescere», ha detto, sottolineando la necessità di uguaglianza sociale. «Gli unici privilegiati saranno quelli che sono rimasti intrappolati nella fossa della povertà», ha dichiarato.

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