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REGNO UNITO
08.12.2019 - 11:570

Dimissioni se non si raggiunge la maggioranza assoluta? Johnson glissa

Una recente rilevazione mette in dubbio la possibilità per i Tory di arrivare all'obbiettivo dichiarato dal premier britannico

di Redazione
Ats

LONDRA - Un sondaggio del weekend getta ombre sull'obiettivo Tory di una maggioranza assoluta di seggi alle elezioni britanniche del 12 dicembre, ma il premier Boris Johnson, intervistato dal talk-show di Sophy Ridge su Sky News non si impegna necessariamente a dimettersi anche in questo caso.

Incalzato due volte, rifiuta di rispondere e poi si limita a dire: «Sono concentrato su questi cinque giorni di campagna perché credo sia ciò che la gente si aspetti. Il tempo è breve, serve un messaggio di speranza e ottimismo», sulla Brexit e sul resto.

La questione si lega ai risultati di un ultimo doppio sondaggio realizzato dall'istituto ComRes, che in un caso riduce il vantaggio dei conservatori sui laburisti a 8 punti e in un altro (come già una rilevazione Bmg della settimana scorsa) a soli 6: con il partito di Johnson stabile al 42% dei consensi, ma quello di Jeremy Corbyn in ascesa al 36% e i liberaldemocratici in calo all'11%.

Un margine che altri istituti non confermano (mantenendo vantaggi rassicuranti e inalterati per i Tory sul Labour rispettivamente al 10% nel caso di YouGov e addirittura al 15% in quello di Opinum). E che però, se si rivelasse esatto, potrebbe tradursi - secondo uno schema partorito da un sito anti Brexit - in un bottino di seggi non superiore a quota 312 (quindi sotto la maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni) per i conservatori, contro 250 circa per i laburisti, una cinquantina per gli indipendentisti scozzesi dell'Snp (che concentrano i loro voti nei collegi uninominali della Scozia), una quindicina ai LibDem e una mezza dozzina ad altri partiti pro Remain come indipendentisti gallesi o Verdi.

In un tale scenario, Johnson potrebbe sulla carta provare a restare al governo solo recuperando l'alleanza con gli unionisti nordirlandesi del Dup (che tuttavia sono contrari al suo deal sulla Brexit); mentre si potrebbe aprire lo spiraglio ipotetico di un governo di coalizione a guida Labour incaricato di negoziare un altro accordo con Bruxelles e di sottoporlo poi a un referendum bis con l'alternativa dell'opzione Remain.

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