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La maggioranza del congresso ha bocciato la proposta di uscita dal Governo.
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GERMANIA
06.12.2019 - 20:320
Aggiornamento : 20:58

L'SPD non abbandona Merkel

I socialdemocratici tedeschi restano nella Grosse Koalition e apriranno dei colloqui con l'Unione CDU-CSU

di Redazione
ats ans

BERLINO - Hanno a cuore il destino della socialdemocrazia e vogliono «un passo come si deve a sinistra» i due nuovi leader dell'SPD in Germania. Niente assalto, però, almeno per il momento, alla Grosse Koalition: c'è una «realistica chance» di restare a bordo e di non far cadere il governo Merkel.

Dopo il trauma del referendum di sabato scorso, con la clamorosa sconfitta del vicecancelliere Olaf Scholz, il congresso dei socialdemocratici ha confermato la svolta oggi a Berlino. Norbert-Walter Borjans è stato eletto presidente del partito con l'89,2% dei consensi. Un successo insperato. Andrea Nahles, entrata ed uscita tumultuosamente dai giochi (oggi fra l'altro non c'era), prese il 66,35% quando successe a Martin Schulz. E anche Saskia Esken non ha affatto sfigurato, raccogliendo un decorosissimo 75,9%.

Non si immaginavano affatto questi risultati prima dei due discorsi, che i circa 600 delegati hanno salutato con un'ovazione. In serata sono stati eletti anche ben cinque vicepresidenti, fra cui spicca il nome del vero artefice della rivoluzione: il giovane leader dello Juso, Kevin Kuehnert, 30 anni, ritenuto da Spiegel il vero dominus del partito. Si è evitato così il braccio di ferro con il ministro del Lavoro Hubertus Heil: entrambi sono stati eletti con il 70% dei voti.

Norbert e Saskia, questi perfetti sconosciuti ritenuti incompetenti, addirittura «buffi», e tirati fuori dal cilindro per realizzare il «suicidio» del partito, secondo le analisi più dure, hanno mostrato di avere a cuore da tempo un'altra rotta, e di volerla seguire «senza paura». «Se vogliamo un ritorno al partito di Willy Brandt, è dovuto un passo a sinistra. E dunque facciamo un passo a sinistra come si deve insieme», ha detto Borjans rispondendo agli attacchi della stampa.

Ieri die Zeit aveva aperto l'edizione settimanale con una foto del cancelliere della Ostpolitik con il volto fra le mani e gli occhi chiusi. «Chi ha paura delle elezioni non può vincerle», aveva detto pochi minuti prima Saskia Esken, sgargiante nel suo completo rosso-SPD. «In die Neue Zeit», «nel tempo nuovo», si legge sullo sfondo. «Non sentite che è arrivato un tempo nuovo?», ha detto spronando dal palco a un po' di euforia questa signora che, nel suo Land, era abituata a rappresentare i genitori delle scuole.

L'opzione di uscire dalla Grosse Koalition è stata esplicitamente bocciata. Ma le trattative o «comunque le si voglia definire per rispettare la sensibilità degli alleati», si devono affrontare, ha chiarito il giovane che sta dietro a tutta questa rivoluzione, Kevin Kuehnert, leader dello Juso. Esken ha attaccato sul salario minimo: «Tutti devono potere vivere del loro lavoro. Il Mindestlohn deve essere portato a 12 euro, che è già una soglia minima». «Voglio standard svedesi per il mercato del lavoro in Germania», ha sillabato.

Il compagno-presidente ha invece sferzato il famoso «schwarze Null», quel pareggio di bilancio su cui la Germania litiga da mesi, invocando «un'offensiva sociale in Europa» e affermando che se nei paesi del Sud ci sono tassi di disoccupazione del 30% e ad est si restringono i diritti, tutto questo non può far bene neppure alla Germania. Borjans ha anche bocciato la prospettiva di puntare al 2% del PIL per le spese della difesa, così come chiesto da Trump agli alleati della Nato. «Helmut Schmidt era già preoccupato anni fa della corsa alle armi. La situazione non è migliorata. Attrezzarsi sì, ma riarmarsi no».

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