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Nei prossimi giorni potrebbe arrivare l'annuncio dell'incriminazione del primo ministro Benjamin Netanyahu.
ISRAELE
17.11.2019 - 12:540
Aggiornamento : 13:21

L'annuncio dell'incriminazione di Netanyahu potrebbe arrivare presto

Il Likud ha deciso fin d'ora di avviare una campagna di mobilitazione popolare a sostegno del primo ministro

di Redazione
Ats Ans

TEL AVIV - Il Likud teme che il Procuratore generale dello Stato Avichai Mandelblit sia in procinto di annunciare la incriminazione del primo ministro Benjamin Netanyahu. L'annuncio potrebbe avvenire nei prossimi giorni o comunque entro la fine del mese: lo ha appreso Haaretz secondo cui il Likud ha deciso fin d'ora di avviare una campagna di mobilitazione popolare a sostegno di Netanyahu. Fra l'altro, il partito avrebbe in programma una manifestazione di protesta presso la residenza di Mandelblit.

All'inizio dell'anno, al termine di indagini in tre diversi dossier, Mandelblit ha reso noto che il premier è sospettato di frode, corruzione ed abuso di ufficio. Il mese scorso una decina di avvocati in rappresentanza di Netanyahu hanno tuttavia illustrato in dettaglio a Mandelblit le argomentazioni di difesa e gli hanno chiesto la chiusura delle pratiche. Secondo Haaretz, Mandelblit potrebbe rendere note le proprie conclusioni già martedì.

La delusione degli Usa - Gli Usa si sentono «frustrati» e «delusi» dalla politica israeliana in generale e in particolare da Netanyahu. Lo hanno riferito fonti americane alle proprie controparti israeliane secondo quanto riporta oggi il quotidiano Yediot Ahronot, che tuttavia non identifica le fonti stesse.

«Gli americani - hanno sostenuto queste - sono scoraggiati e frustrati dalla politica israeliana e dall'attuale crisi politica che ha impedito alla Casa Bianca di rendere noto la parte politica dell''Accordo del secolo'», il Piano di pace di Trump per il Medio Oriente a lungo rinviato. Secondo le fonti, il presidente Usa in passato ha ammesso di essere «molto scontento» di Netanyahu e di averne parlato in maniera negativa prendendone le distanze.

Motivo dello scontento il fatto che il premier non abbia vinto le elezioni dello scorso 9 aprile e quelle del 17 settembre, nonostante l'appoggio Usa e dello stesso Trump. «Il presidente - hanno aggiunto le fonti - non ama i perdenti».


 
 

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