Keystone (archivio)
ULTIME NOTIZIE Dal Mondo
ITALIA
17 min
Gli dicono che sua mamma è morta, ma non era vero
È successo nel Torinese. La figlia, che ha passato una mezz'ora da incubo ha presentato reclamo
STATI UNITI
44 min
Google verserà 1 miliardo agli editori per le notizie
Nell'ambito del suo nuovo prodotto di news "Google News Showcase" lanciato da oggi in Germania e Brasile
STATI UNITI
1 ora
Panne per la posta elettronica Outlook
Microsoft ha riconosciuto il problema, che dovrebbe essere stato risolto nel corso della giornata
STATI UNITI
1 ora
Arrestato e incriminato l'uomo che sparò a sangue freddo a due poliziotti a Los Angeles
Il 36enne aveva teso un'imboscata agli agenti ignari, ferendoli gravemente. Il video dell'attacco era diventato virale
MONDO
1 ora
Coronavirus: l'8% degli infetti è responsabile del 60% dei contagi
Lo rivela uno studio basato sul contact tracing di oltre 600mila persone, in India
INDIA
2 ore
Un'altra vittima di stupro scuote il paese
È in corso un'ondata di proteste e manifestazioni, per far cessare la reiterata violenza contro le donne
REGNO UNITO
2 ore
Lockdown locale anche a Liverpool
Sono circa venti milioni i britannici che stanno affrontando misure aggiuntive anti-contagio
REGNO UNITO
2 ore
Brexit: azione legale contro Londra (che tirerà diritto)
«Risponderemo alla lettera a tempo debito», ha tagliato corto un portavoce di Boris Johnson
FOTO
BELGIO
3 ore
Il Belgio ha il suo nuovo governo
La coalizione alla quale è stato affidato l'incarico ha preso il nome di 'Vivaldi', come il musicista
TURCHIA
4 ore
Nuovo coronavirus: la Turchia non conteggia gli asintomatici
Lo ha confermato il ministro della Sanità di Ankara nel corso di una conferenza stampa.
REGNO UNITO
23.09.2019 - 19:230
Aggiornamento : 20:56

I Labour stanno con Corbyn

La conferenza ha votato a maggioranza a favore della mozione sulla Brexit

LONDRA - La base del Labour britannico è ancora in maggioranza con Jeremy Corbyn, il compagno 70enne che ha riportato a sinistra un movimento non più blairiano.

Ma sulla Brexit la linea del leader, improntata a un equilibrismo che non pare proprio pagare nei sondaggi in vista della sempre più incombente resa dei conti elettorale con i conservatori di Boris Johnson e le altre forze del Regno, tiene solo per il rotto della cuffia alla Conferenza annuale in corso a Brighton: presa di mira apertamente dal fronte allargato dei sostenitori d'una svolta decisa, ormai favorevoli - inclusi non pochi fedelissimi della stessa corrente 'corbynista' - ad andare alle urne come "partito del Remain". Senza se, senza ma, senza forse.

Il dibattito sulla questione Ue è stato acceso (secondo alcuni media con toni da «guerra civile»), fra rotture interne, minacce di abbandono e annunci di addio veri e propri. Tanto da oscurare tutte le altre proposte approvate a larga maggioranza in materia economica e sociale: per quanto radicali siano state, dalla promessa di nuove nazionalizzazioni strategiche a quella dell'avvio di un percorso di abolizione delle scuole private d'élite a vantaggio dell'istruzione pubblica di base.

Mentre solo in parte sono serviti gli appelli dei pontieri di turno all'unità contro la paura di un traumatico no deal o più in generale «la minaccia alla democrazia» rappresentata un po' agli occhi di tutti da Johnson: accusa che domani potrebbe trovare alimento nell'attesissima sentenza della Corte Suprema destinata a decidere sulla legittimità o meno della contestata sospensione del Parlamento fino al 14 ottobre voluta dal premier.

Alla fine, in ogni modo, si è votato. E a prevalere, pur fra contrasti e proteste, sono state le due risoluzioni cruciali imposte dalla leadership: documenti che impegnano il partito a convocare un referendum bis sulla Brexit entro 6 mesi, in caso di vittoria alle prossime elezioni, ma rinviano la decisione se impegnarsi a far campagna pro Remain o lasciare libertà di voto sull'alternativa d'un futuro accordo di divorzio soft negoziato con Bruxelles da un (assai ipotetico) esecutivo laburista.

La tesi opposta, presentata dal fronte che voleva fin d'ora la scelta del 'partito del Remain', non è invece passata ma ha avuto consensi diffusi - al grido di 'back remain now' - anche fra alcuni storici alleati del compagno Jeremy ed esponenti di primo piano del suo governo ombra. Il fronte degli anti Brexit più convinti resta d'altronde nettamente maggioritario fra i parlamentari, come pure nella platea allargata degli elettori del Labour.

E ha dimostrato di avere il sostegno non solo del vice leader ribelle Tom Watson (scampato alla minaccia di un siluramento), ma anche di figure emergenti della sinistra interna, come la ministra ombra degli Esteri, Emily Thornberry, che ha portato la sua sfida a viso aperto sul podio. E da almeno uno dei sindacati della tradizionale trincea corbyniana garantita dalle tre maggiori organizzazioni tradunioniste collaterali, che da sole controllano il 50% dei delegati: l'Unison, sganciatasi stavolta dal leader a differenza di Unite e Gmb.

Thornberry, protagonista di giornata, ha evitato in particolare le cautele di altri due ministri ombra pro Remain come John McDonnell o Keir Starmer, e ha sostenuto senza mezzi termini che nessun accordo può essere meglio di restare nell'Ue, che i laburisti non possono essere più "neutrali" a questo punto se vogliono provare a vincere alle urne e che il timore di Corbyn di perdere gli elettori della sinistra pro Leave (una minoranza non irrilevante, potenzialmente decisiva in diversi collegi cruciali) rischia di alienargli la maggioranza.

Segnali di un vento che potrebbe cambiar presto. E di una corsa alla successione in sostanza già partita sotto traccia: da parte di nemici e amici del vecchio 'Jezza'.

Commenti
 
ATTENZIONE: a causa dell’elevato numero di commenti sui blog e alla difficoltà della redazione di monitorarli, abbiamo attivato un filtro automatico.
La libertà di espressione deve essere garantita da un comportamento civile e rispettoso di ciascun utente.
Chiunque scriverà offese o frasi irrispettose verrà automaticamente bannato con la conseguente cancellazione dell’account.

YouTube

Facebook

Instagram

Linkedin

Twitter


Copyright © 1997-2020 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2020-10-01 15:49:59 | 91.208.130.89