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I sondaggi premiamo Boris Johnson e i conservatori.
REGNO UNITO
08.09.2019 - 16:250
Aggiornamento : 16:46

I conservatori sono nettamente avanti, nonostante tutto

L'istituto YouGov dà oggi i Tory al 35%, con 14 punti sul Labour di Jeremy Corbyn, indicato in calo al 21%

LONDRA - Sondaggi positivi per Boris Johnson in vista delle possibili elezioni nel Regno Unito, nonostante lo scacco subito in Parlamento sulla legge anti-no deal, la frenata delle opposizioni sulla data del voto e le dimissioni in casa Tory della moderata Amber Rudd: l'istituto YouGov dà oggi i Conservatori al 35%, con 14 punti sul Labour di Corbyn, indicato ora in calo al 21%.

Seguono i LibDem filo-Ue al 19% e - al 12% - il Brexit Party di Farage, che con qualche accordo di desistenza potrebbe garantire al premier attuale la maggioranza dei seggi.

Favorevole a Johnson è anche l'ultimo sondaggio realizzato in settimana dall'istituto Opinum per il "Guardian", che accredita il Partito conservatore - sotto la leadership del successore di Theresa May - di nuovo al 35%, anche se con un vantaggio inferiore sul Labour di Jeremy Corbyn, dato in questo caso 10 punti sotto, al 25%.

Mentre un centro demoscopico di più recente costituzione, Deltapoll, suggerisce numeri del tutto diversi. Con i Conservatori sempre in testa, ma in frenata al 31%, i Laburisti in netta ripresa al 28%, i Liberaldemocratici e il Brexit Party entrambi in leggero calo al 17% e al 13% rispettivamente.

Messo in dubbio il peso vincolante della legge sul rinvio - Il governo di Boris Johnson intende rispettare la legalità, ma è deciso a «testare» a livello giuridico il valore vincolante della legge appena approvata a Westminster dalle opposizioni e da un gruppo di (ex) Tory dissidenti per imporre al premier ciò che egli dice di non voler fare: chiedere all'Unione europea un rinvio della Brexit oltre il 31 ottobre in mancanza di accordo sancito con Bruxelles. Lo ha detto in un'intervista a SkyNews il ministro degli esteri e vicepremier di fatto, Dominic Raab, evocando la possibilità di contestazioni in tribunale del testo anti-no deal su eventuali violazioni delle prerogative costituzionali dell'esecutivo.

«Noi ci comporteremo sempre nel rispetto della legalità», ha premesso Raab, «ma faremo testare con molta attenzione ciò che la legge (anti-no deal) può o non può imporre». «È la cosa responsabile da fare», ha insistito, senza escludere la possibilità di affrontare alla fine una «sfida legale di fronte alle corti» del Regno in caso di pareri contrastanti.

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