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27.07.2019 - 08:290
Aggiornamento : 19:41

La Corte Suprema regala a Trump la vittoria sul muro

Il presidente americano potrà usare i fondi del Pentagono, circa 2,5 miliardi di dollari, per la costruzione

WASHINGTON - La Corte suprema statunitense dice sì al muro con il Messico e il presidente Donald Trump esulta. I nove saggi hanno dato il via libera al tycoon per l'uso dei fondi del Pentagono, circa 2,5 miliardi di dollari (grossomodo la medesima somma in franchi), per la costruzione di della recinzione al confine con il Messico. «Wow! Una grande vittoria», ha twittato il presidente, soddisfatto anche di aver incassato l'accordo con il Guatemala sulle richieste di asilo dei profughi.

Con cinque voti a favore e quattro contrari, quelli dei giudici liberal, la Corte suprema ha capovolto una precedente sentenza e stabilito che i fondi possono essere trasferiti dal Dipartimento della difesa e usati per i lavori su 160,9 chilometri di muro mentre le varie azioni legali proseguono il loro iter nei tribunali americani. Nella decisione, contenuta in una sola pagina e non firmata, si spiega come i gruppi e le comunità che hanno fatto causa all'amministrazione per bloccare il trasferimento dei fondi non avevano i diritti legali per avanzare contestazioni.

A Trump che esulta per la decisione della Corte, alla quale ha nominato due giudici facendola sterzare a destra, si contrappone la delusione della associazioni che lo hanno sfidato. «È un intoppo temporaneo. Chiederemo ai giudici di accelerare gli appelli in corso in modo da poter fermare in modo irreversibile i danni del muro di Trump», ha affermato l'American Civil Liberties Union.

La decisione dei nove saggi rappresenta uno schiaffo anche per la Camera a maggioranza democratica, contraria al muro di Trump e che si è schierata con i gruppi che gli hanno fatto causa ritenendo il trasferimento di fondi in violazione della legge. «In base alla Costituzione un immenso muro lungo il confine non può semplicemente essere costruito senza fondi destinati allo scopo dal Congresso», avevano detto i legali della Camera ai giudici della Corte Suprema prima del pronunciamento. Parole che non hanno avuto seguito e che alimentano fra le fila liberal i mal di pancia per una Corte Suprema conservatrice "Made in Trump" e pronta a schierarsi con il presidente. Critiche al momento che il partito mantiene dietro le quinte al fine di non danneggiare la reputazione del più alto organo di giustizia americano.

Ma non è solo il muro a regalare soddisfazioni a Trump: il presidente ha messo a segno la doppietta con l'accordo con il Guatemala, arrivato dopo le sue ripetute minacce. L'intesa prevede che i migranti di Honduras e El Salvador siano obbligati a presentare le loro richieste di asilo in Guatemala, uno dei Paesi più poveri del centro America, invece che negli Stati Uniti. L'accordo aiuterà ad «alleggerire la pressione al confine», ha gongolato il presidente senza entrare nel dettaglio dei contenuti e delle modalità di attuazione, visto che il Paese non appare in grado di svolgere il compito richiesto. Lo scorso anno il Guatemala ha ricevuto solo 259 richieste di asilo e nessuna di queste è stata approvata in quanto gli edifici per ospitare gli uffici predisposti erano in via di costruzione. La Casa Bianca ostenta però sicurezza e ottimismo: l'accordo sarà pienamente operativo da agosto.

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Ultimo aggiornamento: 2019-11-14 18:45:24 | 91.208.130.89