Keystone
TAIWAN
17.05.2019 - 08:260
Aggiornamento : 10:27

Nozze gay, Taiwan è il primo Paese asiatico a legalizzarle

La notizia è stata festeggiata da centinaia di sostenitori dei diritti gay, riunitisi fuori dalla sede del Parlamento

PECHINO - Il parlamento di Taiwan diventa il primo in Asia a legalizzare i matrimoni tra lo stesso sesso: la svolta, maturata con l'atteso voto odierno, è stata festeggiata da centinaia di sostenitori dei diritti gay, riunitisi fuori dalla sede dell'assemblea.

Nel 2017, la Corte costituzionale aveva stabilito che le coppie con lo stesso sesso avevano il diritto a contrarre un matrimonio legale. Al parlamento erano stati dati due anni di tempo, entro il prossimo 24 maggio, per apportare le correzioni normative.

I parlamentari hanno discusso tre differenti proposte di legge sul tema, dando il via libera a quella più «progressista e a più ampio spettro», coinvolgendo temi come tasse, assicurazione e figli in custodia e risolvendo il nodo del Codice Civile bocciato dalla Corte costituzionale in merito al matrimonio definito come quello «esclusivamente celebrato tra un uomo e una donna». Scaduti i due anni di tempo per «sanare» la discriminazione, la registrazione delle nozze tra persone dello stesso sesso sarebbero state registrate in automatico in assenza di un accordo parlamentare.

Taiwan ha avuto già dagli anni '90 un ruolo di leadership in Asia nella tutela dei diritti gay e Taipei è stata tra le prime città a ospitare la «gay pride parade». Un segnale in netta controtendenza rispetto alle norme del vicino Brunei, tra i casi di lapidazione per omosessualità e adulterio, congelate con la moratoria sulla pena di morte per le proteste internazionali.

La presidente taiwanese Tsai Ing-wen, in carica dal 2016, si era spesa a favore delle leggi sui matrimoni gay con il sostegno del partito Democratico progressista, di cui è stata leader fino a pochi mesi fa. Tuttavia, un percorso che sembrava in discesa è diventato accidentato per le resistenze emerse nella società, tra frange conservatrici e gruppi religiosi. In più, i referendum del 2018 sul tema si erano risolti in una forte opposizione alla svolta, cosa che aveva spinto il mondo politico alla prudenza in vista delle elezioni politiche del 2020. Oggi, invece, è maturata la svolta decisiva.

 

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