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Theresa May ha escluso le dimissioni: «C'è un lavoro da fare e intendo continuare a svolgerlo».
REGNO UNITO
25.03.2019 - 18:490
Aggiornamento : 19:16

Theresa May esclude le dimissioni

«C'è un lavoro da fare e intendo continuare a svolgerlo», ha assicurato la premier britannica

LONDRA - «C'è un lavoro da fare e intendo continuare a svolgerlo». Così la premier Theresa May ha risposto ai Comuni a una deputata indipendentista scozzese dell'Snp che le chiedeva se immagina di restare premier anche per la prossima fase dei negoziati sulla Brexit sulle relazioni future con l'Ue.

La premier Tory è anche tornata sulle sue accuse di inazione rivolte al Parlamento, dicendo essere «rammaricata» per il fatto che alcuni deputati siano poi stati bollati come traditori, ma senza chiedere apertamente scusa come le chiedevano i laburisti.

Ammessi tre emendamenti - Sono tre gli emendamenti ammessi dallo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, nel dibattito sulla Brexit ripreso a Westminster dopo la fine di quello sul discorso della premier Theresa May, inclusi due a favore della calendarizzazione per mercoledì di 'voti indicativi' dell'aula su possibili piani B.

Il dibattito è stato aperto dal vicepremier di fatto, David Lidington, per l'illustrazione di una mozione 'neutrale' (quindi interlocutoria) governativa che si limita a manifestare la disponibilità dell'esecutivo a lasciare spazio a proposte trasversali del Parlamento su come superare lo stallo e, se approvate, a discuterle poi "costruttivamente".

I tre emendamenti sono promossi rispettivamente dal leader del Labour, Jeremy Corbyn, dal deputato Tory dissidente pro Remain Oliver Letwin, e dall'ex ministra degli Esteri laburista Margaret Beckett. Il primo chiede di dare "tempo sufficiente" alla Camera per «trovare una maggioranza» trasversale su «un approccio diverso» da quello della May. Il secondo di affidare di fatto il controllo dell'iter al Parlamento con la priorità del dibattito sui 'voti indicativi' rispetto a qualunque altro dossier. Il terzo fissa il 5 aprile come termine ultimo affinché il governo consenta alla Camera di votare su una richiesta all'Ue di rinvio prolungato della Brexit nel caso in cui l'unica alternativa fosse a quel giorno il no deal.

Il governo si è già detto contrario in particolare al secondo emendamento, quello di Letwin, poiché secondo May introduce un vulnus "costituzionale" nell'equilibrio dei poteri fra Parlamento e governo a svantaggio delle prerogative di quest'ultimo.
 
 

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