È arrivato il momento della verità per il governo Trump

Mancano pochi giorni al momento della verità:a novembre same sull'operato di Donald Trump. Il presidente ne uscirà vittorioso o sconfitto? Tutto quello che c'è da sapere sulle elezioni di metà mandato

Il giorno della verità si avvicina e se anche il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si dichiara certo del successo del suo operato, tutti i suoi connazionali sanno che le elezioni di medio termine, che si terranno il 6 novembre, saranno, per il suo governo, un vero e proprio esame dal quale ne potrà uscire vittorioso o sconfitto.

Sfoderando la sua proverbiale sicurezza, Donald Trump ha dichiarato, in un recente comizio, che “Se vincono i democratici questo Paese diventerà un altro Venezuela”, ma la verità è che l’esito delle elezioni è ancora incerto e si rincorrono quotidianamente i dati forniti da diversi sondaggi che danno ora vittoriosi i Democratici, almeno alla Camera, ora i Repubblicani; entrambi hanno diverse frecce al proprio arco e il successo dell’uno e dell’altro schieramento politico dipende da variabili, più o meno piccole, che neanche gli esperti di politica più accreditati sono riusciti per ora ad interpretare.


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Come funzionano le elezioni di metà mandato?

Le elezioni di metà mandato, Midterm Elections, si tengono ogni quattro anni, due anni dopo l’elezione del Presidente, ed esattamente il primo martedì del mese di novembre e riguardano i 435 membri della Camera dei rappresentanti e un terzo dei 100 membri del Senato, oltre che l’elezione dei governatori di 36 dei 50 Stati facenti parte degli Stati Uniti d’America.


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In pratica gli Stati Uniti sono divisi in 435 collegi ed ogni collegio elegge un deputato. Il modo in cui questi collegi sono predisposti e modificati dal partito al potere in ciascuno Stato, fa sì che non sempre ci sia una coincidenza tra il voto popolare nazionale e la vittoria di uno schieramento politico: nel 2012, per esempio, i Democratici presero nazionalmente più voti di quelli del Partito repubblicano ma non ottennero comunque la maggioranza.

Oggi alla Camera i Repubblicani controllano 235 seggi contro i 193 dei Democratici e secondo i sondaggi questi ultimi potrebbero riuscire a conquistare i 22 seggi che garantirebbero loro la maggioranza, dato che attualmente godono di un grande vantaggio, in termini di gradimento, tra la popolazione anche di Stati un tempo ostili, come l’Alabama e la Georgia.

Le elezioni di metà mandato sono un test molto delicato per il Presidente in carica in cui tutto può accadere: gli effetti delle proprie decisioni politiche spesso non si vedono ancora mentre il partito d’opposizione ha avuto modo di rimettersi in piedi dopo la sconfitta e fomentare il dissenso per il Presidente in carica senza doversi preoccupare del governo del Paese.

Il parlamento oggi e quello che potrebbe cambiare

Attualmente sia la Camera dei rappresentanti che il Senato sono a maggioranza repubblicana, e se è vero che secondo gli ultimi sondaggi i Democratici hanno buone possibilità di conquistare la maggioranza alla Camera, per sottrarre il Senato invece le chance sono quasi nulle. Per ottenere il controllo al Senato, infatti, il partito democratico dovrebbe sottrarre ai Repubblicani ben due seggi e le possibilità che ciò avvenga appare molto remota anche perché i senatori uscenti democratici sono la maggioranza rispetto a quelli repubblicani che confermerebbero quindi la propria presenza. La composizione del Senato è infatti molto diversa da quella della Camera: i suoi membri sono 100 e la loro distribuzione prescinde dalla popolazione e dal territorio: ogni Stato infatti esprime due senatori, a prescindere da quanto sia esteso o popolato, il cui incarico dura sei anni, mentre ogni due anni i seggi si rinnovano di un terzo.

L’esito del voto al Senato non dipende quindi solo da ciò che accade nelle votazioni di medio termine ma, soprattutto, dalla situazione di partenza. Oggi al Senato i Repubblicani controllano 51 seggi mentre i Democratici 47, ma hanno anche diversi senatori uscenti proprio nella gran parte dei seggi in palio. Da qui la difficoltà di poter ribaltare la situazione esistente. Inoltre, anche prendendo in considerazione l’idea che ci sia un totale ribaltamento a sinistra a favore del Partito Democratico, questo comunque non significa che il Presidente Trump non venga poi rieletto al suo secondo mandato, né che non possa governare: si entrerebbe invece in quella che, in gergo politico, si chiama una fase minore della presidenza durante la quale il Presidente è una ‘anatra zoppa’, cioè vede le sue proposte politiche arenarsi di fronte al veto parlamentare costituito da una maggioranza contraria al suo partito.  


Keystone - Franklin D. Roosevelt

Tali elezioni hanno quindi una grande importanza politica proprio perché assumono il significato di giudizio dell’operato del Presidente eletto e, dal suo esito, è comunque possibile formarsi una idea quasi certa delle scelte politiche del successivo biennio. Storicamente le Midterm Elections si sono sempre rivelate nefaste per il Presidente in carica con sole tre eccezioni in tutta la storia degli Stati Uniti: il Presidente Roosevelt nel 1934, Bill Clinton nel 1998 e George W.Bush dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, anno in cui la sua popolarità era alle stelle. L’attesa per questa data che viene sentita quasi come fatidica, cresce di giorno in giorno e tutta l’opinione pubblica, americana e mondiale, si domanda se il tycoon eletto nel 2016 saprà riconfermare il suo spot elettorale “Make America great again” o se, messo in minoranza, i prossimi due anni non saranno altro che un anticipo della prossima campagna elettorale con i due fronti opposti a darsi battaglia su ogni decisione, cosa che porterebbe ad una paralisi completa dell’agenda politica.

Nella politica statunitense si dice che sono cinque gli indicatori che preludono ad una sconfitta del partito in carica: un presidente impopolare, un’opposizione motivata, i risultati delle ultime elezioni supplettive, un alto tasso di mancate ricandidature nel partito al governo e una economia in difficoltà. Se è vero che, sulla carta, a sfavore di Trump possono giocare i primi quattro punti di questi indicatori, in verità sia il partito democratico che il partito repubblicano hanno delle carte vincenti da giocare così come dei punti negativi che potrebbero determinare il proprio insuccesso nelle elezioni di medio termine.

I Democratici: voglia di rivalsa


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Una manifestazione dei democratici

Con riguardo ai Democratici, essi hanno buone ragioni di poter conquistare la Camera dei rappresentanti. Secondo gli ultimi sondaggi condotti dalla CNN, rispetto alle elezioni del 2016, la sinistra ha visto aumentare i propri consensi tra gli uomini bianchi senza un diploma di oltre sei punti e più del doppio tra quelli laureati, dal 38% al 52%. Sono inoltre in rialzo i consensi tra le donne: otto punti percentuali tra quelle bianche senza diploma e più del doppio tra quelle laureate. I democratici quindi stanno conquistando fette di consenso anche tra l’elettorato che ha decretato invece il successo del Presidente Trump, quello cioè bianco e non laureato. Dopo il trauma della sconfitta di Hillary Clinton alle ultime elezioni, il fronte democratico si è infatti ricompattato superando le lotte intestine, tra estrema sinistra e moderati, che ne avevano determinato un grave indebolimento. Secondo Larry Sabato, direttore del Centro per la politica dell’Università della Virginia “l’Effetto Trump ha finito per spegnere il vulcano della guerra fratricida all’interno del partito e permesso ai democratici di rispolverare il proprio celebre moto secondo il quale nessun uccello vola con un’ala sola”. L’accordo progressisti-centristi ha fatto in modo che a sinistra siano confluite fazioni ed ideologie molto diverse tra loro: dai socialisti del Queens ai democratici anti-aborto e pro armi del sud, dimostrando che se si vuole vincere bisogna anche scendere a patti con i propri vecchi dogmi e slogan ormai sentiti lontani dal proprio elettorato.


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Due sono i punti di forza che giocano a favore del Partito democratico: l’affluenza alle urne che si stima non sia mai stata così alta da almeno 40 anni e la partecipazione attiva delle donne che, nell’era del #metoo, diventa determinante per il successo del partito. Le 257 candidature al Governo sono infatti un dato rivoluzionario, che batte ogni record di partecipazione femminile alla politica attiva. Oltre alle aspiranti candidate al Congresso, ci sono 16 candidate al ruolo di governatrici: Veronica Escobar e Sylvia Garcia potrebbero essere le prime due ispaniche a rappresentare il Texas, tradizionalmente repubblicano, al Congresso.


Krysten Sinema
Potrebbe essere
la prima donna
dichiaratamente bisessuale
eletta al Senato

In Arizona invece si sfidano Martha McSally e la democratica Krysten Sinema, che potrebbe essere la prima donna dichiaratamente bisessuale eletta al Senato; mentre se venisse eletta Rashida Tlaib


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Rashida Tlaib
se eletta
sarebbe la prima
donna musulmana
al Congresso

sarebbe la prima donna musulmana al Congresso e Alexandra Ocasio-Cortez, astro nascente della politica democratica, già vincitrice alle elezioni nel quartiere newyorkese di Queens, potrebbe essere, a 28 anni, la più giovane rappresentante della Camera. Tante le figure rivoluzionarie rispetto al passato proposte dai Democratici, tanto che le Midterm Elections del 6 novembre sono già state definite come le ‘elezioni delle prime volte’: Stacey Abrams potrebbe essere la prima afroamericana governatrice della Georgia, mentre il democratico Andrew Gillum potrebbe essere il primo governatore afroamericano della Florida, e lo stesso dicasi di Ben Jealous in Maryland, mentre Jared Polis potrebbe essere il primo governatore apertamente gay degli Stati Uniti.


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Beto O'Rourke

Oltre alle donne, il partito democratico ha anche lanciato nel firmamento della politica nazionale una nuova stella: Beto O’ Rourke, deputato dei democratici in Texas, eletto a El Paso, origini irlandesi ed impegnato in una campagna politica che ha quasi dell’impossibile: scalzare il repubblicano Ted Cruz, uno dei più influenti finanziatori degli Stati Uniti, per il seggio al Senato, in un paese come il Texas che è tra i più conservatori d’America. Eppure il giovane candidato è riuscito a raccogliere tantissime donazioni, oltre 60 milioni di dollari, provenienti anche fuori dal confine del Texas e a mobilitare giovani e appartenenti a minoranze etniche, desiderosi di far giungere la propria voce nelle alte sfere della politica nazionale.

I Repubblicani: in difesa, ma ottimisti


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Migranti in fuga verso il Messico

Discorso diverso vale per il Partito Repubblicano. Sul Partito e sul suo massimo rappresentante Trump pendono una serie di scandali e di intrighi politici ancora da chiarire, ma è anche vero che diverse promesse elettorali sono state mantenute e questo ha rafforzato la fiducia dell’elettorato di destra sul loro Presidente. Tanti gli spettri che aleggiano sulla Casa Bianca, primo fra tutti la marcia dei 7 mila migranti honduregni contro i quali Trump ha già dichiarato di voler schierare oltre 5.000 soldati a proteggere i confini meridionali della Nazione. Nonostante ci siano stati degli scontri al confine tra Messico e Guatemala, nei quali ha perso la vita anche una persona, la marcia continua e Trump si trova a dover fronteggiare concretamente un grosso problema migratorio. Sarà il banco di prova della sua politica anti-migratoria e delle promesse fatte in campagna elettorale, tra le quali quella di costruire un muro al confine tra Stati Uniti e Messico, che per ora non sembra vedrà la luce dato che il suo finanziamento non ha trovato spazio nella legge di bilancio per il 2019. Sul tycoon grava inoltre lo scandalo Russiagate e di sicuro ha avuto un impatto negativo sulla sua figura pubblica il caso dei pacchi bomba inviati ai suoi oppositori e la recente sparatoria avvenuta nella sinagoga di Pittsburgh, dove sono state uccise 11 persone e ferite 6. Trump è finito sotto attacco perché accusato di non aver mai condannato con la giusta fermezza i gesti violenti della estrema destra.

Di contro sono tanti i punti a favore del Presidente: l’economia statunitense va benissimo e i dati mostrano che il Prodotto Interno Lordo continua a crescere a ritmi elevati mentre la disoccupazione continua a diminuire. Rispettando quanto promesso durante la propria campagna elettorale, Trump già da fine dicembre ha varato incisivi tagli alle tasse delle imprese e dei connazionali più ricchi, sono stati introdotti dazi sulle esportazioni cinesi e sui paesi americani ed europei. Inoltre, l’amministrazione Trump ha preso decisioni in merito alla deregolamentazione finanziaria e per le imprese, tagli ai finanziamenti delle Ong e aumenti ai controlli per ottenere il visto. Tutte decisioni che sono piaciute molto al proprio elettorato repubblicano.


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Brett Kavanaugh, accusato di molestie sessuali, poi rivelatesi poco credibili

Ultimo colpo di scena a favore di Donald Trump viene proprio da un presunto scandalo politico che, sulla carta, rischiava di affondare definitivamente il Partito Repubblicano, e cioè le udienze di Brett Kavanaugh. Nella speranza di far saltare la nomina di Kavanaugh, fortemente voluto da Trump, alla Corte Suprema, i democratici, durante le udienze di conferma, hanno avanzato una serie di accuse a suo carico che lo dipingevano come un predatore sessuale, alcolizzato e maschilista. Unico problema è stato il fatto che non ci fossero prove: le uniche donne ad essersi fatte avanti hanno dichiarato di aver subito molestie durante delle feste universitarie quando entrambi erano poco più che liceali, ma senza riuscire a fornire alcun particolare certo che potesse contestualizzare in concreto la vicenda. La vacuità delle accuse si è quindi rivelata un boomerang inaspettato per i Democratici che speravano, da questa vicenda, di ricavare il vantaggio definitivo sui propri avversari politici in vista proprio delle Midterm elections. Quel che, di fatto, ha intuito Trump è che proprio tale vicenda, tesa a creare uno scontro sull’Alta Corte americana, poteva risvegliare gli animi più battaglieri del Partito repubblicano. E così è stato. Insomma, alla luce di quanto detto, sembra proprio non esserci un vincitore certo tra Democratici e Repubblicani ma tutto sembra affidato a variabili per niente determinabili.

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Ultimo aggiornamento: 2018-12-10 21:29:44 | 91.208.130.86