REGNO UNITO
12.06.2017 - 21:210
Aggiornamento : 21:42

Tensione a Belfast, Fein sul piede di guerra

BELFAST - Salvare il 'soldato' Theresa May e un governo conservatore anche a costo di mettere a rischio la pace in Irlanda del Nord, o salvare la pace in Irlanda del Nord a costo di sacrificare May e soci? È l'alternativa che si potrebbe profilare dopo il voto britannico dell'8 giugno, vista attraverso il prisma di Belfast.

A dare l'allarme è il governo di Dublino, per bocca del primo ministro irlandese uscente Enda Kenny (preoccupatissimo), e sono alcuni giornali liberali, dall'Independent allo stesso Financial Times. Ma soprattutto sono i fatti sul terreno, in quell'appendice settentrionale dell'isola verde che resta parte del Regno Unito.

A Belfast ci sono infatti tutti i presupposti per una tempesta politica perfetta con ripercussioni su tutto il resto del Paese e sul suo futuro. Mentre a Londra si discute della sopravvivenza di May nella città nordirlandese riprendono i colloqui tra unionisti e repubblicani del Sinn Fein per tentare di riformare un governo di unità nazionale dopo che le elezioni locali hanno portato a un nulla di fatto.

C'è tempo fino al 29 giugno per chiudere le trattative e senza un successo si rischia di tornare al "direct rule", al controllo diretto di Londra sull'Irlanda del Nord. Ma con un eventuale accordo a Westminster tra Tory e Dup può cambiare tutto: l'indipendenza rispetto alle parti che dovrebbe garantire il governo britannico verrebbe messa in discussione con conseguenze potenzialmente devastanti, fino al ritorno del terrorismo, come evocato dall'Indipendent, oltre agli enormi problemi di stabilità regionale e nazionale, stando al Financial Times.

Tutto questo mentre i repubblicani scendono sul piede di guerra: il leader del Sinn Fein, Gerry Adams, riapre i negoziati locali col Dup ma bolla l'accordo coi Conservatori come "coalizione del caos", in grado di mettere a rischio il principio di imparzialità e la pace nell'Ulster. Non solo, vuole cercare di ottenere un referendum sull'ipotesi di riunificazione con Dublino "entro 5 anni". Un obiettivo proclamato a più riprese dallo Sinn Fein e previsto come possibilità dagli accordi di pace del 1998 se si creasse un consenso nazionale nella regione.

In Irlanda del Nord, peraltro, gli equilibri demografici restano di poco a favore dei protestanti-unionisti nei confronti dei cattolici-repubblicani, i quali sono invece largamente maggioritari se si considera l'intera isola. Dall'altra parte, la leader del Dup, Arlene Foster, tenta un distinguo piuttosto ardito affermando che l'accordo coi Conservatori non cambia i rapporti locali. Parole non molto credibili perché alla fine gli unionisti per il loro prezioso sostegno faranno di sicuro delle richieste alla premier May e queste non possono che riguardare l'Irlanda del Nord.


 

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