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UNIONE EUROPEA
22.09.2015 - 20:060
Aggiornamento : 23:12

Quote migranti approvate a maggioranza, ma l'est europeo si dissocia

Il ricollocamento di 120mila profughi non ha fatto l'unanimità. Euforici Italia e Grecia. Un successo per Germania e Francia. Un disastro per Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania

BRUXELLES - Mancando l'unanimità, il Consiglio dei ministri interni dell'Unione Europea ha approvato a maggioranza qualificata il documento sui migranti della presidenza dell'UE. Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria hanno votato contro. La Finlandia si è astenuta.

Il primo passo, ma non all'unanimità - Con l'ok al ricollocamento di 120mila profughi da Italia e Grecia, l'Ue muove il primo passo decisivo per una politica più solidale in tema di immigrazione, ma paga il prezzo di un voto a maggioranza qualificata, che avrà ripercussioni politiche, già al vertice dei leader di domani. Non si è più proceduto all'unanimità, come si era fatto fino ad oggi su dossier così delicati, ma si è arrivati alla conta, rompendo, equilibri già difficili.

Tre Paesi del cosiddetto gruppo di Visegrad Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, con l'aggiunta della Romania hanno votato contro. La Finlandia si è astenuta. Ma "la decisione è vincolante per tutti" e "nessuno può rifiutare il numero di rifugiati che gli sono stati assegnati", come ha puntualizzato il primo vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans.

Grecia e Italia: "Obiettivo raggiunto" - "Obiettivo centrato. Abbiamo ottenuto quello che volevamo" ma "la piccola nota amara", evidenzia il capo del Viminale Angelino Alfano è il "biennio di ritardo". Presto sarà il secondo anniversario della strage di Lampedusa e da due anni l'Italia avverte che le rotte si sarebbero spostate, come di fatto è avvenuto. "Dovevamo lavorare tutti insieme per la prevenzione, ma l'Europa ha agito in ritardo. Avevamo ragione su tutta la linea" insiste Alfano, che ora punta il dito sulla politica dei rimpatri dei migranti irregolari. "La nostra azione da ora in poi in Europa sarà sui rimpatri" perché altrimenti "tra un anno ci ritroveremo qui a discutere del collasso" dei Paesi in prima linea come Italia e Grecia. E ribadisce che gli hotspot "pronti a partire" procederanno in parallelo al funzionamento di ricollocamenti e rimpatri.

Una soluzione franco-tedesca - Un successo rivendicato politicamente anche dai due ministri dell'Interno francese e tedesco Bernard Cazeneuve e Thomas de Maiziere. La soluzione sulla crisi dei rifugiati si è trovata perché "il motore franco-tedesco funziona", hanno sottolineato, puntualizzando la "travolgente maggioranza". Ma secondo il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, di fronte alla magnitudo del fenomeno, non è abbastanza. La decisione approvata prevede che siano Italia e Grecia a beneficiare di tutti i 120mila ricollocamenti su scala europea, anche dei 54mila a cui ha rinunciato l'Ungheria, salvo che vi dovessero essere Paesi in emergenza che ne faranno richiesta. Avverrà in "due tappe", spiega il ministro spagnolo Jorge Fernandez Diaz. Nel primo anno saranno ricollocati 66mila, nel secondo anno gli altri 54mila.

Per la prima fase i numeri sono già stati determinati e sono su base volontaria, ma vincolanti (anche se cambieranno dopo la decisione di Svizzera e Irlanda di partecipare). Tuttavia non sono stati inclusi come allegati alla decisione raggiunta. Seguono in una lettera di accompagnamento. Il risultato non cambia, spiegano fonti diplomatiche, ma è stata la moneta di scambio per ottenere il voto a favore della Polonia.

L'est Europa si dissocia - Dal primo giro di tavolo è stato subito chiaro che i ministri dell'Interno di Slovacchia Robert Kalinak, Repubblica Ceca Milan Chovanec, Ungheria Sandor Pintor, e Romania Gabriel Oprea non avevano alcuna intenzione di trovare un accordo. Una nuova opposizione che ha esasperato il ministro dell'Interno croato Ranko Ostojic. Il rappresentante dell'esecutivo di Zagabria ha abbandonato il tavolo dicendo di avere "cose più importanti da fare sul terreno piuttosto che stare a parlare di formule", lasciando tutto in mano al suo ambasciatore.

Il presidente della Repubblica Ceca Milos Zeman mette in guardia: "si renderanno conto da soli dell'errore che hanno fatto", e spiega che domani chiederà al vertice dei leader che questa decisione sia revocata. Il premier slovacco Robert Fico avverte invece fin da subito che non attuerà il piano e sta già cercando elementi per intraprendere un'azione alla Corte di giustizia europea.

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