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08.11.2019 - 07:480

Usa 2020, Facebook prepara gli anticorpi

Il social media lancia un piano per proteggere il processo democratico del voto da interferenze straniere, evitando la debacle del 2016

MENLO PARK - Manca un anno alle elezioni presidenziali americane e stavolta Facebook non vuole arrivare impreparata e ripetere la debacle del 2016. Così il più famoso social media al mondo ha lanciato il suo piano per proteggere il processo democratico del voto da interferenze straniere e disinformazione, dichiarando guerra a fake news e falsi account.

«Abbiamo la responsabilità di fermare ogni abuso e interferenza sulla nostra piattaforma», afferma il gruppo di Mark Zuckerberg, che ha messo a punto protocolli di sicurezza e trasparenza che vanno dalla difesa degli account dei candidati e dei partiti alla strettissima sorveglianza della rete attraverso il lavoro di una vera e propria war room già sperimentata per le elezioni di metà mandato nel 2018 e dove sarà all'opera una task force di esperti ed analisti ancor più efficiente.

Del resto le presidenziali americane del 2020 saranno più che mai le elezioni dei social media e quello che si vuole assolutamente evitare è ripetere gli errori del passato, quando la Russia nel 2016 avrebbe fatto di Facebook l'attore principale per seminare discordia e incertezza, scoraggiare l'affluenza alle urne e dare impulso al nazionalismo bianco. Per questo Facebook è da anni nell'occhio del ciclone, con Zuckerberg costretto più volte a difendersi anche in Congresso. Soprattutto dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, la società a cui sono stati affidati senza consenso i dati di decine di milioni di utenti per utilizzarli per scopi politici.

I cardini del piano messo a punto nel quartier generale di Menlo Park sono la lotta alle interferenze straniere con un programma in grado di individuare i cosiddetti 'bad actors' che agiscono nella rete, l'aumento della trasparenza delle pagine e della pubblicità, una severissima stretta su ogni forma di disinformazione e sui contenuti d'odio.

Questa dunque la risposta di Facebook dopo che Twitter, sempre in previsione delle elezioni americane del prossimo anno, ha deciso di risolvere il problema in maniera drastica vietando gli spot pubblicitari di carattere politico. Ma per Zuckerberg non è questa la strada giusta da seguire, perchè - sostiene il fondatore di Facebook - vietare la pubblicità politica vuol dire censurare la libertà di parola e di espressione.

Commenti
 
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lo spiaggiato 6 mesi fa su tio
E intanto hanno liberato il Lula... già immagino il mal di pancia di qualche frequentatore del blog... :-)))))
miba 6 mesi fa su tio
Con tutte le bugie, le mezze verità, le notizie pilotate e le notizie false chi oggi è in grado di determinare con certezza/affidabilità quello che dice (e sicuramente non dice...) Mark Zuckerberg? Trovo inoltre molto strano che fino ad oggi ancora nessuno si sia ancora chiesto quali siano effettivamente i legami e gli interessi tra fèssbook (Zuckerberg è di religione ebraica...) e le potentissime lobby ebraiche che in sostanza hanno in mano l'intera finanza mondiale (Morgan, Rothschild e compagnia bella) di cui fanno il bello ed il cattivo tempo...
F.Netri 6 mesi fa su tio
@miba Ti ricordo che, le tue anacronistiche e farlocche accuse di complottismo, all'epoca hanno portato alla creazione delle ideologie antisemite di stampo nazionalsocialiste.
miba 6 mesi fa su tio
@F.Netri Ma è vero o non è vero che tutte le banche nazionali ad eccezione di Venezuela, Cuba, Corea del Nord sono direttamente e/o indirettamente controllate dai Morgan e/o dai Rothschild e/o dai Rockefeller? Accuse, ideologie antisemite, teorie oppure la semplice realtà che ovviamente ci si guarda evidentemente molto bene dal proclamare ai quattro venti? Tu cosa ne pensi?
pillola rossa 6 mesi fa su tio
@F.Netri Classico gioco del confondere sionismo e antisemitismo
pillola rossa 6 mesi fa su tio
@miba Non solo le banche, anche i media
miba 6 mesi fa su tio
@pillola rossa Ciao pillola rossa, hai ragione (ed io avevo anche dimenticato le banche nazionali di Cina e Russia...). Tra quello che vogliono o non vogliono proprinarci, tra fake news a gogo, non puoi dire come la pensi perché passi subito per antisemita o nazionalsocialista certo che siamo messi proprio bene.... Quello che è più triste è che per la stragrande maggioranza tutto viene preso per oro colato. Eppure spesso basterebbe solo farsi qualche semplice domanda per capire che qualcosa non quadra al 100%....
pillola rossa 6 mesi fa su tio
@miba Ridicolo se pensi che non sono nemmeno semiti. Un gioco tutto costruito su perversi dogmi posticci. Quando un evento storico è cosi indiscutibilmente vero che hai bisogno di mettere in prigione chiunque ne dubiti farsi domande diventa pericoloso.
fromrussiawith<3 6 mesi fa su tio
Questo va a scapito della libertà di parola e di espressione, Mark ha ragione. Il problema allora sta pure nei media che divulgano informazioni non veritiere, come il Washington post e NYT (Barr-Trump), attraverso allusioni o fonti anonime; come il recente articolo riportato da TIO di come Pence fosse pronto a rimuovere Trump, in base ad un libro scritto da un anonimo; allusione che è stata smentita categoricamente ieri da Pence, notizia che però non viene riportata da TIO, lasciando il lettore con una percezione distorta della realtà. Come per Facebook il divieto di pubblicare storie diffamatorie non sostenute da fatti deve essere applicato ai media, i quali troppo spesso si nascondono dietro la libertà di stampa, favorendo la pubblicazione di falsità o mezze verità; molto spesso con il solo scopo di fare propaganda politica. Come pure allora bisogna regolamentare i commenti, che spesso su WaPo e NYT sono basati su allusioni e teorie della cospirazione, come sulla morte di Baghdadi; commenti che raggiungono pure il NYT picks.
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