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24.09.2019 - 09:140
Aggiornamento : 11:22

Thomas Cook, manager sotto inchiesta

Boris Johnson ha messo in discussione i bonus milionari incassati negli anni

LONDRA - Management sotto tiro per la bancarotta di Thomas Cook, lo storico tour operator britannico messo in liquidazione a partire da ieri per insolvenza, il cui blocco repentino delle attività ha provocato caos e disagi a centinaia di migliaia di clienti rimasti bloccati o in preda all'incertezza nei resort dei rispettivi pacchetti-vacanza.

Il governo conservatore di Londra, mentre continua il rimpatrio dei turisti, ha infatti annunciato un'inchiesta in piena regola sui vertici aziendali, dopo che il premier, Boris Johnson, ne aveva messo in discussione i bonus milionari incassati negli anni.

L'inchiesta è stata affidata dalla ministra per le Attività Produttive, Andrea Leadsom, all'official receiver, l'ufficiale giudiziario incaricato dell'iter fallimentare, per verificare se l'operato dei responsabili abbia «causato nocumento ai creditori o ai fondi pensione» dei 22.000 dipendenti ora a rischio. La stampa intanto denuncia i circa 50 milioni ricevuti fra salari e bonus dagli executive di Thomas Cook negli ultimi 10 anni, in barba alla crisi e ai debiti crescenti della società.

Il ministro dei Trasporti di Londra, Grant Shapps, ha da parte sua assicurato che il rimpatrio dei turisti costretti a tornare a casa o intenzionati a farlo in anticipo prosegue ormai «regolarmente», anche se non manca qualche residua lamentela.

Un ponte aereo di charter - senza precedenti per dimensione in tempi non di guerra - è stato messo in ogni modo a disposizione dei circa 155.000 britannici coinvolti, su un totale di quasi 600.000 clienti interessati dalla vicenda stranieri compresi.

Non tutti dovranno peraltro interrompere i soggiorni immediatamente, s'è appreso, mentre per le persone non residenti nel Regno Unito restano operativi almeno i servizi di alcune delle sussidiarie estere della casa madre: come quella tedesca, quella del Nord Europa e quelle cinese e indiana.

In Tunisia gravi perdite - Ammontano a circa 70 milioni di euro le perdite di quaranta hotel tunisini che collaborano con Thomas Cook. Lo ha detto la responsabile media della Federazione tunisina degli albergatori (Fth) Mouna Ben Halima, precisando che «queste perdite rappresentano tra il 65 e il 70% delle entrate degli hotel interessati, (il costo delle fatture non pagate di alta stagione dei mesi di luglio, agosto e settembre), visto che i pagamenti effettuati da Cook normalmente vengono regolati dopo 90 giorni».

Ben Halima ha affermato che la maggior parte dei professionisti tunisini colpiti da questa crisi si trovano nelle regioni di Hammamet e Djerba, e una dozzina delle strutture collabora esclusivamente con Thomas Cook. «Alcuni di questi hotel avranno grandi difficoltà a sopravvivere, soprattutto perché hanno sofferto molto dopo gli attacchi del 2015», ha detto. I turisti che hanno prenotato in Tunisia tramite Thomas Cook non arriveranno più, mentre quelli che attualmente sono in Tunisia partiranno verso i loro Paesi di origine da oggi. In effetti, il governo britannico ha organizzato voli per garantire il ritorno dei turisti in buone condizioni. Numerosi voli sono in programma lunedì dall'aeroporto di Enfidha.

La Tunisia accoglie una media annua di 150 mila turisti tramite il tour operator britannico, provenienti da 10 paesi europei, tra cui Inghilterra, Germania, Francia, Italia. Oggi è in programma una riunione d'urgenza tra il ministro del Turismo tunisino René Trabelsi l'ambasciatore del Regno Unito in Tunisia, Louisa de Sousa, la Federazione tunisina degli albergatori, la Banca centrale tunisina (Bct), le compagnie aeree e la federazione tunisina delle agenzie di viaggio. 4500 i turisti attualmente in Tunisia di Thomas Cook da rimpatriare, in gran parte inglesi. 

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