Keystone
GIAPPONE
08.01.2019 - 18:030
Aggiornamento : 09.01.2019 - 10:47

Ghosn legato e in manette si difende davanti al giudice: «Sono innocente»

L'ex-presidente del gruppo Nissan-Renault-Mitsubishi ha parlato per la prima volta in tribunale: «Ho sempre preso decisioni con integrità»

TOKYO - Con le manette ai polsi e una corda legata attorno alla vita, le pantofole al posto delle scarpe, l'ex presidente del gruppo Nissan-Renault-Mitsubishi Motors, Carlos Ghosn, ha riaffermato la sua estraneità a ogni accusa nella sua prima - e a lungo attesa - apparizione pubblica, dopo quasi 50 giorni trascorsi in prigione.

Chi lo conosce bene asserisce che ha perso una decina di chili, con qualche capello grigio in più, ma senza abbandonare il piglio autoritario che ha sempre contraddistinto la sua figura. Più di 1'100 persone avevano aderito alla fila nelle prime del mattino, per assistere all'udienza preliminare, dove erano disponibili solo 14 sedie.

«Sono innocente e ho sempre preso le decisioni di lavoro con integrità, senza mai commettere reati nella mia lunga carriera professionale», ha protestato Ghosn durante l'accorato appello di quasi mezz'ora davanti al giudice, definendo le accuse a lui rivolte prive di fondamento giuridico.

Il 64enne si trova dallo scorso 19 novembre al centro detentivo a nord di Tokyo, i cui esterni sono costantemente presidiati da centinaia di cameramen e giornalisti, nella speranza di un allentamento delle contorte procedure del sistema giudiziario giapponese. Malgrado gli accorati appelli di Ghosn, tuttavia, rimane altamente improbabile la libertà su cauzione, in base a quanto riferisce lo stesso avvocato difensore.

Il giudice della Corte distrettuale di Tokyo ritiene che il rilascio potrebbe comportare l'occultamento delle prove e la possibilità che l'ex top manager lasci il Paese. Ghosn è accusato di illeciti finanziari per circa 80 milioni di franchi nel periodo tra il 2010 e il 2017, oltre a una serie di violazioni finanziarie a ridosso della crisi dei mercati nel 2009.

La giustizia giapponese non prevede la presunzione di innocenza ma consente al pubblico ministero di proseguire negli incessanti interrogatori senza la partecipazione dell'avvocato, con la possibilità di continue proroghe della detenzione in base a nuove imputazioni. Una pratica ampiamente contestata dagli attivisti dei diritti umani, che adesso potrebbe produrre una seconda incriminazione, per abuso di ufficio, estendendo nuovamente il periodo detentivo oltre la scadenza dell'11 gennaio.

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