Keystone
UNIONE EUROPEA
20.12.2017 - 10:010
Aggiornamento : 30.08.2018 - 09:05

«Uber è un servizio di trasporto, così va regolamentato»

Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Ue. La sentenza «non comporterà cambiamenti»

BRUXELLES - Uber è un servizio di trasporto, e spetta quindi agli stati membri regolamentarlo come tale. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Ue.

Di conseguenza il servizio di messa in contatto con conducenti non professionisti fornito dalla piattaforma online deve essere escluso dall'applicazione della libera prestazione dei servizi nonché delle direttive Ue sui servizi e sul commercio elettronico.

Secondo i giudici di Lussemburgo, un servizio d'intermediazione come quello di Uber, che mette in contatto via app e dietro retribuzione conducenti non professionisti utilizzatori della propria auto con persone che desiderano effettuare uno spostamento, «deve essere considerato indissolubilmente legato a un servizio di trasporto e rientrante, pertanto, nella qualificazione di 'servizio nel settore dei trasporti'».

Non si possono quindi applicare le norme che valgono per la libera prestazione dei servizi né per il commercio. E' quindi «compito degli stati membri disciplinare le condizioni di prestazione di siffatti servizi nel rispetto delle norme Ue».

La Corte dichiara, innanzitutto, che «il servizio fornito da Uber non è soltanto un servizio d'intermediazione in quanto il fornitore crea al contempo un'offerta di servizi di trasporto urbano».

L'app di Uber, infatti, «è indispensabile sia per i conducenti sia per le persone che intendono effettuare uno spostamento», oltre al fatto che Uber esercita «un'influenza determinante sulle condizioni della prestazione dei conducenti».

Lussemburgo conclude quindi che il servizio fornito da Uber «deve essere considerato parte integrante di un servizio complessivo in cui l'elemento principale è un servizio di trasporto» e non un servizio digitale. Di conseguenza non si applica in questo caso la direttiva Ue sul commercio elettronico e nemmeno la direttiva servizi nel mercato interno.

Per lo stesso motivo Uber non rientra neppure nella libera prestazione dei servizi in generale, ma nella politica comune dei trasporti. E finora, ricorda la Corte, i servizi di trasporto non collettivi in area urbana così come i servizi collegati quali Uber «non hanno portato all'adozione di norme comuni Ue sul fondamento di tale politica».

La sentenza «non comporterà cambiamenti» - «Questa sentenza non comporterà cambiamenti nella maggior parte dei paesi dell'Ue dove già siamo presenti e in cui operiamo in base alla legge sui trasporti». Così un portavoce di Uber ha commentato la sentenza della Corte di giustizia Ue.

«Tuttavia, milioni di cittadini europei ancora non possono utilizzare app come la nostra. È arrivato il momento di regolamentare servizi come Uber, come anche il nostro Ceo afferma, ed è per questo che continueremo il dialogo con le città di tutta Europa, con l'obiettivo di garantire a tutti un servizio affidabile a portata di clic».

La risposta dei sindacati europei - Alla luce della sentenza odierna «Uber deve riconoscere e rispettare le norme che regolamentano i servizi nazionali di trasporto», ha sottolineato il segretario confederale della Ces Thiebaut Weber. «Questo significa anche rispettare i diritti dei lavoratori e per questo invitiamo l'azienda a sedersi intorno a un tavolo per stabilire anche, per i conducenti, compensi equi ed adeguate condizioni di lavoro».

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