PARIGI
26.06.2012 - 21:540
Aggiornamento : 19.11.2014 - 07:17

Birmania: tappeto rosso a Parigi per Aung San Suu Kyi

PARIGI - Accoglienza in grande stile a Parigi per la leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi, arrivata nella capitale francese per l'ultima tappa del suo viaggio in Europa.

Arrivata nel primo pomeriggio in treno da Londra, la 'signora' di Rangoon ha trovato ad attenderla alla stazione il ministro delegato allo Sviluppo, Pascal Camfin, che le ha consegnato un grosso mazzo di fiori, segno dell'omaggio della Francia alla sua personalità. Alle spalle del comitato di accoglienza ufficiale, un nutrito gruppo di esuli birmani, venuti da Parigi e dalle città limitrofe ma anche da Belgio e Olanda per rivolgere il proprio festoso saluto a Suu Kyi, e testimoniare il loro sostegno alla sua battaglia politica e all'impegno del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia.

In serata, poco dopo le 18, è stata la volta dell'Eliseo, dove la deputata e premio Nobel per la pace è stata ricevuta con onori che il protocollo vorrebbe riservati ai capi di Stato, compresa la guardia d'elite schierata ai bordi della scalinata d'ingresso al palazzo presidenziale. Avvolta in un abito tradizionale birmano nei toni del verde, con un lungo sarong a fantasia geometrica chiara, i capelli ornati da fiori color crema, Aung San Suu Kyi ha stretto la mano al presidente Francois Hollande nel cortile dell'Eliseo, concedendosi poi ai flash delle decine di fotografi assiepati ad aspettarla.

"Anche l'autista del mio taxi mi ha espresso il suo sostegno, credo sia un buon auspicio", ha raccontato sorridente in conferenza stampa, ringraziando tutta la Francia e in particolare il suo governo per il calore e il supporto mostratole.

Una battuta che ha presto lasciato spazio a messaggi politici ben più forti, rivolti alla diplomazia europea ma anche ai molti investitori che guardano con interesse alla Birmania, dopo la cancellazione delle sanzioni: "Abbiamo bisogno di democrazia come di sviluppo economico, lo sviluppo non può essere un sostituto della democrazia", ha affermato Suu Kyi, auspicando "riforme per tutto il Paese" e capaci di dare "più potere alle persone".

Una lotta di cui è diventata ormai simbolo, suo malgrado: "Non penso a me stessa come una Che Guevara al femminile, né come un chiunque altro al femminile, penso solo a me stessa come me stessa - ha dichiarato -. Non voglio diventare una figura di culto, e sono sempre molto disturbata quando le persone parlano di me come di un'icona".

Parole di apprezzamento per la transizione democratica in corso sono giunte anche dal presidente francese Francois Hollande, che ha sottolineato la volontà della Francia di "lavorare, insieme all'Unione Europea, affinché questo processo arrivi al suo termine, una democrazia piena e completa". Favorendo gli investimenti internazionali verso Rangoon, ma non in modo indiscriminato: "vigileremo sulla trasparenza delle transazioni finanziarie", ha rimarcato, citando in particolare il "settore estrattivo", per cui la Birmania, con i suoi giacimenti di gas e le miniere di rubini, offre grandi potenzialità.

In coda, una porta aperta al nuovo presidente birmano, l'ex generale Thein Sein: Parigi, ha detto Hollande, è pronta ad accoglierlo, "se vuole venire".



ATS

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