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FRANCIACondannato per aver rivelato una sentenza su Snapchat

15.06.21 - 18:49
I due uomini che hanno influenzato l'ex giurato sono stati giudicati colpevoli
Depositphotos (AntonMatyukha)
Un ex giurato è stato condannato per aver diffuso il verdetto di un processo, prima che fosse pronunciato dal giudice.
Un ex giurato è stato condannato per aver diffuso il verdetto di un processo, prima che fosse pronunciato dal giudice.
Condannato per aver rivelato una sentenza su Snapchat
I due uomini che hanno influenzato l'ex giurato sono stati giudicati colpevoli

BOBIGNY - Un ex giurato di un processo è stato condannato a 10 mesi di carcere sospesi per aver diffuso su Snapchat un verdetto di condanna, prima che fosse pronunciato dal giudice. Altri due uomini sono finiti alla sbarra, con l'accusa di aver voluto influenzare la sua decisione.

Il caso è stato dibattuto oggi al tribunale correzionale di Bobigny, alle porte di Parigi. I fatti in questione, spiegano i media francesi, risalgono al febbraio 2019: la corte d'assise del dipartimento della Senna-Saint-Denis condannò due persone e ne prosciolse altri sei, per una vicenda di tortura legata al traffico di droga. Il giudizio «relativamente clemente» sorprese molti dei presenti, mentre si diffuse immediatamente la voce che il verdetto era già circolato su Snapchat prima del rientro in aula della giuria.

Il verdetto è stato sostanzialmente confermato nel processo d'appello, ma la convinzione della «difficoltà di giudicare i criminali nella Senna-Saint-Denis», come affermato dal presidente della Corte d'assise Philippe Jean-Draeher, ha portato al procedimento che si è chiuso oggi. L'ex giurato, un 25enne, ha ammesso di aver divulgato l'esito del procedimento: «Ho inviato un breve messaggio senza pensare alle conseguenze».

A influenzarlo sono stati due esponenti della criminalità organizzata del suo quartiere, che hanno parlato con l'uomo per diverse ore il giorno prima della sentenza. I due si sono difesi, dicendo di aver solamente voluto percepire «la temperatura del processo». Una tesi che non ha convinto il giudice, che li ha condannati a due anni di reclusione e a cinque anni d'interdizione dai pubblici uffici.

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