keystone-sda.ch / STF (PIPPA FOWLES / DOWNING STREET HA)
Boris Johnson ha ancora la febbre ma assicura di avere il pieno controllo della situazione.
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REGNO UNITO
05.04.2020 - 13:050
Aggiornamento : 16:17

Boris Johnson: nonostante la febbre ha «saldamente nelle mani il timone» del governo

Le ultime informazioni legate al coronavirus dal mondo

LONDRA - Il premier britannico Boris Johnson, risultato positivo al coronavirus una decina di giorni fa, «ha ancora la febbre» ma «è in buono spirito» e ha «saldamente nelle mani il timone» del governo Tory dall'alloggio di Downing Street in cui resta auto-isolato. Lo ha detto oggi il ministro della Sanità, Matt Hancock, a sua volta infettato nei giorni scorsi, ma uscito dall'isolamento dopo una settimana, in un'intervista al talk-show politico domenicale di Sky News.

Le rassicurazioni di Hancock sono arrivare dopo gli allarmi apparsi su giornali come 'I' sull'ipotesi - avanzata da alcuni medici sulla base delle immagini degli ultimi video dello stesso premier - che Johnson possa dover rinunciare temporaneamente anche al lavoro a distanza e alla guida del governo visto che i sintomi, tosse e "febbre alta" secondo alcuni media, non calano. La nuova vice leader del Labour, Angela Rayner, contagiata anche lei nelle scorse settimane, ha intanto criticato proprio Hancock per aver interrotto l'isolamento dopo una settimana e non «dopo due, come raccomanda l'Oms».

Oggi Johnson si è intanto fatto vivo di nuovo via Twitter, per ringraziare i britannici che stanno rispettando il lockdown, ma anche per ammonire coloro che, approfittando del week-end primaverile, continuano a violare le indicazioni del governo. Tanto da spingere il ministro Hancock a ricordare che «prendere il sole» nei parchi non è consentito e a minacciare - se questi comportamenti proseguiranno - di vietare anche l'esercizio fisico quotidiano per ora autorizzato nel Regno, purché lo si svolga da soli e per un tempo limitato.

«Ringrazio ciascuno di coloro che stanno salvando vite umane restando in casa questo week-end», ha scritto il premier. «So che è dura, ma solo se ci impegniamo tutti insieme e seguiamo le direttive sconfiggeremo il coronavirus», ha aggiunto.

I dati britannici - Intanto, sulla base delle ultime cifre fornite dal ministero della Sanità britannico, sale di 621 il numero dei morti per coronavirus nel Regno Unito nelle ultime 24 ore censite (fino a 4934 totali), con un incremento in lieve calo rispetto ai 708 indicati ieri e ai 684 di venerdì. I contagi registrano tuttavia un picco record, balzando dai 41'903 di ieri a 47'806, ossia 5903 in più. I test eseguiti nel Paese superano infine i 195'500, con un ritmo quotidiano innalzato a oltre 12'500.

Più di 3600 morti in Iran - Il numero di casi di coronavirus in Iran è salito a quota 58.226, 2.483 in più rispetto a ieri: lo ha detto oggi il portavoce del ministero della Sanità, Kianoush Jahanpour, sottolineando che nelle ultime 24 ore sono morte almeno 151 persone, per un totale di 3.603.

«Finora sono guariti circa 22.011 pazienti - ha aggiunto -, ma 4.057 sono in condizioni critiche».

Dati migliori dalla Spagna - Nelle ultime 24 ore la Spagna ha fatto registrare il minor numero di casi e di decessi da nove giorni a questa parte: i positivi sono 130'759, le persone che hanno perso la vita 12'418 (più 674 rispetto a ieri). Dati che sono stati visti in molto molto positivo sia dalle autorità iberiche che dai media internazionali.

Primo caso in Sud Sudan - Il primo caso confermato di Covid-19 è stato registrato in Sud Sudan. Lo riferisce l'agenzia stampa Reuters che cita il vicepresidente Riek Machar. La nazione è tra le più povere e fragili del pianeta, dopo la lunghissima guerra civile e la povertà che ne hanno devastato territorio e infrastrutture.

30mila contagiati nell'America latina - Il numero dei contagi da coronavirus in America latina ha superato nelle ultime ore quota 30'000, mentre le vittime sono oltre 1000. Secondo dati elaborati dall'agenzia italiana Ansa, i contagiati in 34 nazioni e territori latinoamericani hanno raggiunto quota 30'388, fra cui vi sono 1083 morti. Si tratta di una curva decisamente in ascesa, visto che il precedente rilevamento di appena quattro giorni fa indicava 20'269 contagiati da Covid-19 e 538 morti.

Quasi un terzo dei casi e dei deceduti riguarda il Brasile (10'278 e 445). Da segnalare che a Brasilia è in corso un braccio di ferro sulle strategie di prevenzione e contrasto del virus fra il presidente Jair Bolsonaro e il ministro della Sanità, Luiz Henrique Mandetta. Al secondo posto per numero di contagiati si trova il Cile (4161) che, in proporzione, presenta tuttavia un numero di deceduti abbastanza contenuto (27). Al terzo si situa l'Ecuador (3465 casi e 172 decessi), dove la situazione non sembra totalmente sotto il controllo delle autorità sanitarie locali. È questo il Paese latinoamericano che ha più contagiati e vittime rispetto alla popolazione, con inoltre una emergenza chiara nella provincia di Guayas e nel suo capoluogo, Guayaquil, dove i media riferiscono storie di orrore per l'abbandono di cadaveri nelle strade.

Nel complesso sono nove i Paesi che ad oggi sono abbondantemente sopra i 1000 contagi. Ai tre principali menzionati seguono altri sei: Panama (1801), Perù (1746), Messico (1688), Repubblica Dominicana (1488), Argentina (1451) e Colombia (1406). Un successivo gruppo è invece composto da nove nazioni e territori che hanno più di 100 casi confermati di contagio: Costa Rica (435), Uruguay (400), Cuba (288), Honduras (268), Bolivia (157), Venezuela (155), Martinica (145), Paraguay (104) e Trinidad e Tobago (103).

La mappa dei contagi in tutto il mondo.

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