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Li Wenliang non fu creduto.
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CINA
07.02.2020 - 09:010

Medico annunciò il coronavirus, deceduto. Aperta un'indagine

Li Wenliang fu costretto al silenzio, così come in un primo tempo la sua morte è stata smentita «per non avere un martire»

PECHINO - Ha lanciato l'allarme per il coronavirus, ma non è stato ascoltato, al contrario, è stato anche ammonito dalla polizia. Di ieri la notizia che il giovane dottore Li Wenliang è deceduto, proprio a causa del contagio. La Commissione per l'ispezione disciplinare, l'Anticorruzione del Partito comunista cinese, ha aperto un'inchiesta per stabilire la dinamica dei fatti. 

È davvero morto? - La notizia della sua morte è stata diffusa in modo anomalo. Dopo l’annuncio del suo decesso c’è stato infatti un dietrofront: «Il dottor Li ha avuto un arresto cardiaco, ma è in rianimazione». In molti hanno subito pensato alla non veridicità della smentita, all’intenzione dei poteri forti di «non avere un martire» testimone delle diverse falle del sistema. In seguito, infatti, è arrivata la conferma della morte. Cattina informazione, dubbi e polemiche in questo frangente, così come qualche settimana fa...

Messi a tacere - Le prime notizie in merito alla possibile diffusione di un pericoloso virus sono state diffuse l’8 dicembre. La polmonite di cui parlavano le autorità non convinceva infatti la maggior parte dei medici coinvolti. Proprio Li era il leader di questo gruppo, che temeva un’epidemia, il ritorno della Sars. Il giovane medico è stato invitato a presentarsi davanti alle autorità, interrogato e ammonito. Sono stati oscurati i loro canali di comunicazione. Il primo gennaio la polizia ha comunicato di aver messo a tacere alcuni «diffusori di voci», mentre il 9 gennaio è stato dichiarato l’isolamento di un nuovo coronavirus e lanciato l'allarme. La Corte suprema del popolo ha ammesso l’errore, ma ha comunque sottolineato che il dottore aveva sbagliato, perché non si trattava di Sars, ma di un nuovo coronavirus.

Nave in quarantena, 61 casi - Nel frattempo sono stati superati i 31'161 casi di positività in Cina, 4'800 dei contagiati sono in gravi condizioni. Il numero dei decessi è salito a 636. La provincia maggiormente colpita resta quella di Hubei.

In queste ore rimane in quarantena la nave da crociera Diamond Princess della Carnival Japan nella baia di Yokohama, al largo del Giappone, dove vi sono anche due svizzeri. A bordo vi sono 61 casi di positività al coronavirus, su 273 analisi. Oggi saranno trasportati in diversi ospedali.

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