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29.01.2020 - 18:480
Aggiornamento : 19:38

Brexit: ok del Parlamento Ue all'accordo di divorzio

I sì sono stati 621, i no 49 e gli astenuti 13. Negoziato in salita per le future relazioni

di Redazione
ats ans

BRUXELLES - Strasburgo dice addio ai britannici. Con un voto storico il Parlamento europeo ha concluso la lunga maratona che tra due giorni porterà all'uscita del Regno Unito dall'Ue approvando a larghissima maggioranza l'accordo sul divorzio, con 621 sì, 49 contrari e 13 astenuti. Dopo quasi tre anni e mezzo, da quando è stato indetto il referendum, gli eurodeputati di Sua Maestà lasciano Bruxelles e Strasburgo. Adesso si apre la porta alla seconda fase dei negoziati sulle relazioni future fra Londra e Bruxelles.

Intenso ed emozionate il momento subito dopo il voto quando gli eurodeputati si sono tenuti mano nella mano e hanno cantato una canzone tradizionale scozzese "Auld Lang Syne", nota come il valzer delle candele.

Domani il Consiglio tramite procedura scritta darà il via libera al divorzio, con un voto a maggioranza qualificata, mentre nella notte tra venerdì 31 gennaio ed il primo febbraio le bandiere della Union Jack non sventoleranno più davanti alle tre sedi istituzionali del parlamento europeo. Sono 73 gli eurodeputati britannici che lasciano i loro seggi che saranno ripartiti fra i restanti paesi, mentre una parte verrà congelata in vista di eventuali nuovi e futuri ingressi. Si passerà dagli attuali 751 seggi a 705.

Barnier: «Al Regno Unito faccio i migliori auguri» - «Sono davvero toccato da questo dibattito che è stato in certi momenti emozionante e ha avuto toni gravi». Lo ha detto il capo negoziatore Ue per la Brexit Michel Barnier intervenendo alla mini-plenaria del Parlamento europeo. «Siamo addolorati dal risultato del referendum ma lo rispettiamo», ha aggiunto ricordando il compito della commissione che «è stato quello di organizzare questo recesso e un ritiro ordinato».

Barnier ha poi promesso che in futuro si procederà con «lo stesso spirito senza aggressività ma difendendo gli interessi dell'Unione e seguendo principi ricordati da presidente von der Leyen».

Il negoziato Ue ha poi detto che «si può essere patrioti del proprio paese ma anche europei ed europeisti» e al Regno Unito ha fatto i suoi migliori auguri.

Sassoli: «È un arrivederci non un addio» - «Cari amici britannici, addio è una parola troppo definitiva, ed è per questo che insieme a tutti i colleghi vi dico soltanto arrivederci. E voglio salutarvi con le parole che diceva Jo Cox, la deputata britannica uccisa durante una campagna elettorale: "Abbiamo molto di più in comune di quanto ci divide"». Lo ha detto il presidente del parlamento europeo David Sassoli che ha poi firmato la lettera che trasmette al Consiglio l'approvazione del Parlamento europeo alla conclusione dell'accordo di divorzio del Regno Unito dall'Ue.

Consiglio d'Europa: «Dobbiamo cavalcare il vento anti-populista» - «In Europa esiste ancora la volontà di vincere le politiche populiste e assicurare un sistema multilaterale che protegga i diritti dei cittadini, e sono decisa a cavalcare questo vento». Lo ha detto il segretario generale del Consiglio d'Europa, Marija Pejcinonovic Buric, intervenendo alla seduta dell'assemblea parlamentare riunita in sessione plenaria.

«Negli ultimi anni alcuni dei nostri Stati membri hanno visto la crescita di politiche populiste e di nazionalismo estremo», ha affermato il segretario generale. «Questa narrativa si contrappone al multilateralismo e allo stato di diritto internazionale e può risultare nella messa in questione di questa organizzazione attraverso la retorica, referendum, leggi nazionali e altrox», ha aggiunto Pejcinonovic Buric.

Negoziato in salita per le future relazioni - La mezzanotte di venerdì segnerà il punto di non ritorno: il Regno Unito sarà fuori dall'Unione europea, ma per Londra e Bruxelles inizierà una nuova strada di trattative tutte in salita, per regolare i rapporti futuri.

Nell'immediato della Brexit non si prevedono sconvolgimenti, ma le ripercussioni arriveranno, ed è inutile farsi illusioni: «Saranno conseguenze negative per tutti», anche se i più colpiti saranno i britannici, ha evidenziato il commissario Ue all'Economia, Paolo Gentiloni.

Fino a che punto i danni potranno essere limitati, dipenderà dall'accordo sulle relazioni future, che i 27 e Regno Unito dovranno raggiungere in dieci mesi. Sarà una maratona piena di insidie, hanno messo in guardia da più parti, a Bruxelles. Data la mole di questioni sul tavolo, dopo 47 anni di vita in comune, occorrerà scegliere le priorità e portarle avanti su tavoli paralleli, per non ritrovarsi ad impasse dell'ultima ora.

D'altra parte il premier britannico Boris Johnson ha già annunciato di non voler chiedere un'estensione del periodo di transizione, che terminerà il 31 gennaio 2020 (un'eventuale proroga dovrebbe essere attivata entro il primo luglio).

Il pericolo di un nuovo mancato accordo resta chiaramente dietro l'angolo, anche se in questo caso a mitigare il suo effetto ci sarebbe l'Intesa di recesso, che tutela cittadini, imprese e le questioni sull'Isola di Irlanda. E a complicare ulteriormente la partita, potrebbe esservi poi, la necessità di un via libera anche da parte dei 27 Parlamenti nazionali (ma è ancora presto per dire se ci sarà questa esigenza).

Quello che è certo è che il 3 febbraio la Commissione Ue adotterà il mandato a trattare per il capo negoziatore Michel Barnier, a cui il Consiglio affari generali del 25 febbraio dovrebbe dare l'ok definitivo. Le discussioni con Londra inizieranno subito dopo, il 2 o il 3 marzo.

Ambizione di Barnier è condurre round negoziali ogni tre settimane. Le principali linee rosse dell'Ue restano l'integrità del mercato unico, e pari condizioni di gioco (per evitare dumping di qualsiasi genere). L'obiettivo è raggiungere un Accordo commerciale di libero scambio, un'intesa sulla sicurezza, e concordare una struttura di governance. Ma in Ue avvertono: non sarà a qualsiasi costo.

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