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Ali Khamenei con alle spalle una foto di Qassem Soleimani
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STATI UNITI / IRAN
03.01.2020 - 20:390

Uccisione di Soleimani. Teheran: «Trump, ora prepara le bare»

La morte del generale iraniano è un vero proprio atto di guerra secondo la guida suprema Khamenei, che non usa giri di parole e promette una dura reazione

di Redazione
ats ansa

WASHINGTON - Un boato nella notte di Baghdad, un missile partito da un drone americano MQ-9 Reaper che centra con precisione chirurgica un convoglio in uscita dall'aeroporto. Così è morto Qassem Soleimani, il potente generale iraniano alla guida delle forze speciali delle Guardie Rivoluzionarie, i temutissimi pasdaran della Qud Force.

Lui, l'uomo più rispettato a Teheran dopo l'ayatollah Ali' Khamenei, lo stratega che per 20 anni ha guidato tutte le operazioni militari e di intelligence della Repubblica Islamica. In patria un leader e un eroe di guerra, per gli Usa un terrorista, un feroce assassino al pari di Osama bin Laden o di Abu Bakr al-Baghdadi, pronto a sferrare nuovi mortali attacchi contro gli americani.

Con Soleimani, in un cumulo di cenere e di ferraglia infuocata, sono finiti diversi uomini dei gruppi filo-iraniani attivi in Iraq, compreso Abu Mahdi al-Muhandis, il numero due delle Forze di mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi), la coalizione di milizie paramilitari sciite che hanno organizzato l'assedio dei giorni scorsi all'ambasciata Usa di Baghdad. Il generale iraniano si muoveva allo scoperto, probabilmente si riteneva al sicuro, e sarebbe stato riconosciuto grazie al vistoso anello che indossava sempre.

A ordinare l'attacco, ha spiegato il Pentagono, è stato il presidente Donald Trump in persona, dalla residenza di Mar-a-Lago, in Florida, dove si trova ancora dopo le festività di fine anno. Una decisione clamorosa che innesca un'escalation senza precedenti con l'Iran, con conseguenze imprevedibili e incalcolabili. La mossa Usa più grave in Medio Oriente dopo la guerra in Iraq del 2003. Gli esperti parlano di «uncharted water», acque inesplorate. E se il segretario alla difesa americano Mark Esper e il segretario di stato Usa Mike Pompeo parlano di atto di «autodifesa», per Teheran l'uccisione di Soleimani è un vero e proprio atto di guerra.

Così la guida suprema Khamenei promette una «dura reazione» e avverte direttamente Trump senza usare giri di parole: «Prepara le bare». «Sarà vendetta contro chi ha le mani sporche del sangue di un eroe e degli altri martiri con lui uccisi».

Nessuno sa quando e dove arriverà la risposta dell'Iran: «Avverrà nel momento e nel posto giusti», ha minacciato lo stesso Khamenei, mentre di fronte a un azione così clamorosa come quella decisa dalla Casa Bianca anche il presidente e il ministro degli esteri iraniani, Hassan Rohani e Javad Zarif - promotori con Barack Obama dello storico accordo sul nucleare - sono costretti ad abbandonare i consueti toni moderati. Intanto a Teheran migliaia di cittadini sono scesi in strada al grido «morte all'America», bruciando bandiere a stelle e strisce e innalzando cartelli con l'effige di Soleimani. Proteste anche a Baghdad, con il Dipartimento di stato Usa che ha ordinato l'evacuazione dei cittadini americani temendo il peggio.

Dal Pentagono intanto trapela come stanno per arrivare in Medio Oriente, tra Iraq e Kuwait, altri 3.000-3.500 soldati. Un cambio di rotta drammatico rispetto alla linea del disimpegno finora sostenuta con forza da Trump. Che su Twitter non sembra abbandonare l'atteggiamento provocatorio: prima ancora della conferma del raid da parte del Pentagono posta una bandiera americana. Ore dopo, di fonte alle minacce di Teheran, scrive: «L'Iran non ha mai vinto una guerra, ma non ha mai perso un negoziato!», con un chiaro riferimento all'accordo sul nucleare che per il tycoon è solo una truffa per mascherare l'obiettivo della Repubblica degli ayatollah di avere la bomba atomica.

La preoccupazione nelle capitali mondiali è altissima, così come sui mercati finanziari, col prezzo del petrolio schizzato ai massimi livelli da mesi e le Borse, dall'Europa a Wall Street, in calo. Pompeo ha dovuto compiere un giro di telefonate tra le principali capitali per spiegare la ratio della decisione di Trump e per assicurare che gli Usa sono comunque per una de-escalation. «Non possiamo permetterci un'altra guerra del Golfo», ha detto il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres.

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