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Florence Widdicombe, e la cartolina d'auguri contenente la richiesta.
REGNO UNITO
27.12.2019 - 06:000
Aggiornamento : 09:05

Compra un biglietto d'auguri e ci trova dentro una richiesta d'aiuto

Ha fatto discutere il caso della piccola Florence (6 anni) che ha trovato un appello nella sua cartolina natalizia: «Siamo schiavi in Cina, aiutateci»

LONDRA - Aveva comprato un biglietto di auguri natalizi come tanti in una filiale di una nota catena di supermercati, arrivata a casa – al momento di scriverci sopra – la preoccupante sorpresa.

All'interno della cartolina, tra l'altro raffigurante un bel gattino, c'era un messaggio d'aiuto presumibilmente inviato dai lavoratori che l'avevano realizzata. È successo settimana scorsa a una bimba londinese, Florence Widdicombe, come riportato dal Sunday Times.

«Siamo prigionieri di nazionalità straniera nella prigione di Qingpu a Shanghai», riportava l'appello, «ci obbligano a lavorare contro la nostra volontà. Vi prego di aiutarci, contattate un'associazione per i diritti umani».

Non è la prima volta che una cosa del genere succede e, nei tempi recenti, i messaggi d'aiuto trovati nei prodotti di catene come Zara, Primark, Walmart e Kmart si sono moltiplicati anche se i dubbi sulla loro veridicità non mancano (vedi box qui sotto). 

A precedere il caso della bimba di 6 anni c'è anche quello di una signora che nel 2017 rinvenuto una nota in cinese in un'altra cartolina festiva comprata presso la catena Sainsbury's: «Vi auguriamo buona fortuna e felicita, prigione di Guangzhou, distretto numero 6», aveva riportato il The Sun.

La Cina nega: «Niente schiavi in quella prigione»

«In quel carcere di Shangai non ci sono prigionieri stranieri», non si è fatta attendere la risposta di Pechino al messaggio trovato dalla piccola, come riportato dalla Bbc. E non è la prima smentita ufficiale a questo tipo di messaggi, che malgrado la loro origine sia spesso nebulosa, vengono comunque presi in seria considerazione dalle Ong . Stando a Primark, che negli scorsi anni ha riscontrato alcuni casi del genere, si tratta «di truffe fatte per manie di protagonismo e per ledere al nome dell'azienda».

Un caso, però, si era rivelato veritiero: quello di un appello rinvenuto nel 2012 in una confezione di decorazioni per Halloween di Kmart che riportava: «lavoriamo 7 giorni alla settimana, 15 ore al giorno e siamo vittime di guardie sadiche». L'autore è stato poi identificato sette mesi dopo: si trattava di un 47enne ormai ex-detenuto di una struttura di prigionia di Liaoning che aveva vergato la richiesta assieme a 20 suoi compagni.

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